Atlantis 4/2019

Atlantis 4/2019 - ATLANTIS

 

Il QUARTO numero di Atlantis del 2019 (INVERNO), dedica il Dossier al tema cinese con Lettera dell' Ambasciatore Alessandro Quaroni attraverso la prestigiosa collaborazione con il Circolo di Studi Diplomatici di Roma. 

Continua l'appuntamento con i grandi eventi storici degli anni terminanti in nove con i 150 anni dalla morte di Carlo Cattaneo.

Prosegue in questo numero, la rubrica su Mondo e Malattie con gli infortuni da incidenti stradali.

ll Focus paese, a firma Domenico Letizia, è dedicato alla Libia.

A Venezia il bel libro della giornalista Eleonora Lorusso su Nave Vespucci.

 

Il Pericolo dell’Indifferenza

Il Pericolo dell’Indifferenza - ATLANTIS

Editoriale

La destra illiiberale è in ascesa dappertutto in Europa. Miete successi elettorali che mettono sempre più in difficoltà i partiti di centro, partecipa al governo di regioni e Stati del continente, per la prima volta dal 1945 è presente nel continente una grande potenza reazionaria che si pone come punto di riferimento per tutta la destra illliberale. È la Russia di Putin, la quale non nasconde i propri disegni egemonici a spese del resto d’Europa. Finalità principale indebolire lo schieramento democratico e affermare il proprio predominio in Europa: in ciò favorita dal contemporaneo ritiro (temporaneo) degli Stati Uniti, che fino a qualche tempo fa costituivano invece il punto di riferimento dello schieramento liberaldemocratico.

Il nazionalismo è il cuore dell’idea della destra illiberale. Come sostiene Galli della Loggia, “è il nazionalismo, non il fascismo, il suo vero orizzonte. È il nazionalismo il «punto di raccolta dell’ira» – con cui la destra anima la sua propaganda e la sua influenza nell’opinione pubblica. È un nazionalismo, tuttavia, che ha perso completamente il carattere centrale che fu suo nella storia del Novecento, e che consistette essenzialmente nell’espansionismo, nella competizione aggressiva sul terreno della politica estera. È un nazionalismo nuovo, per così dire: tutto introflesso e difensivo quanto l’altro, invece, era estroflesso e offensivo”. Questo pensa Della Loggia e continua: “Il cuore del nazionalismo attuale, insomma, è costituito in tutti i sensi da una posizione polemica, perlopiù fatta propria dagli strati disagiati della società, contro il nuovo, contro la modernità. E allora si capisce la radice della difficoltà che ha la sinistra a farci i conti. Dimentica del Manifesto di Marx ed Engels, la sinistra, infatti, nel corso della sua lunga vicenda si è sempre più andata rafforzando nell’idea che a opporsi al nuovo, al cammino della storia (sempre infallibilmente positivo) non potessero essere che i grandi interessi, le classi dominanti, conservatrici per definizione, mai le classi inferiori. E che quindi il proprio posto non potesse che essere sempre dall’altra parte, a favore di ogni innovazione, comunque nelle schiere della modernità. Un calcolo sbagliato che rischia di esserle fatale”. Quindi destra e sinistra, finiscono per opporsi entrambe alla visione liberale e democratica, proprio in un mondo in estrema situazione di disordine. Ed è proprio dal disordine mondiale che è opportuno riprendere il discorso di cui sopra. Russia e Cina stanno entrambe approfittando dell’amministrazione Trump per allungare le mani e stringere la morsa su tutto quanto possibile: Medio Oriente, Africa, Estremo Oriente e naturalmente Europa (si veda il lungimirante intervento del nostro dossier sulle vere intenzioni della Cina con il suo progetto Via della Seta).

Dal nostro osservatorio globale di Atlantis (ma è anche il nome della collana che realizziamo con il Circolo di Studi Diplomatici di Roma) non possiamo che inquadrare il nostro pericolo autocratico illiberale in senso ampio. Perché, se da una parte, è vero che la promessa liberal-democratica non sta mantenendo in parte dell’Europa la sua promessa di benessere diffuso, continua a garantire però tutte le garanzie di libertà degli stati di diritto costituzionali (non a chiacchiere come la Russia).

L’esempio della lotta dei giovani di Honk Kong contro il previsto inglobamento nello Stato Comunista cinese è eclatante. Ancora una volta, da una parte una visione westfaliana e dall’altra una visione wilsoniana. Non possiamo credere che in virtù di un trattato siano calpestati i futuri diritti e libertà della popolazione seppure di una piccola Città Stato.

Non si può cedere all’indifferenza davanti all’evidente fine dei Diritti individuali di cittadini e persone che diventeranno sudditi del Comunismo cinese e del suo autocrate XI JINPING. Cosa stanno facendo i nostri eroici giovani? Sono forse succubi dei tabù paterni e materni secondo i quali si scende in piazza contro gli americani ma si resta intruppati tra i banchi se si tratta di comunismo?

Bene ha detto Giulio Terzi di sant’Agata nel suo intervento all’Ufficio di Venezia del Consiglio d’Europa, invitato dalla nostra rivista, quando ha sottolineato che l’Occidente non deve cedere di un passo contro chi non riconosce il diritto e la libertà delle persone  e dei popoli. E non c’è affare che tenga per rinunciare ai nostri valori. Liberali e Democratici, naturalmente.

 

 

Dossier: Ascesa “pacifica” (?) della Cina di Xi Jinping

Dossier: Ascesa “pacifica” (?)  della Cina di Xi Jinping - ATLANTIS

Ascesa “pacifica” (?)  della Cina di Xi Jinping 

Alessandro Quaroni

Lettera Diplomatica 6 aprile 2018 

Al termine di una lunga, accurata e capillare preparazione, condotta con la sua ben nota determinazione, Xi Jinping è riuscito ad imporre, in coincidenza con la data di scadenza della prima metà del suo mandato decennale al vertice della RPC, una riforma costituzionale che consente di prolungare la sua permanenza al potere senza limiti di tempo. Il limite dei due soli mandati consecutivi era stato introdotto da Deng Xiao Ping nel 1982 per limitare il pericolo del riprodursi di una deriva dittatoriale con effetti disastrosi, come si era verificata negli ultimi anni di potere di Mao Tse Tung. 

Anche se l’incarico di Presidente della RPC, conferito dall’Assemblea del Popolo, aveva assunto, negli anni più recenti, un carattere prevalentemente onorifico, Xi Jinping ha dimostrato di ritenere che anche esso era un importante simbolo di continuità del potere accanto ai ben più importanti incarichi di Segretario Generale e di Presidente della Commissione Militare Centrale (organo di controllo e direzione delle FFAA) eletti dal Congresso del Partito senza limiti espliciti di tempo quanto al titolare. La riforma della Costituzione voluta da Deng, con i limiti di tempo e di età per la più alta dirigenza (69 anni) aveva anche lo scopo di favorire un sistema di avvicendamenti che, pur mantenendo regole non trasparenti e criteri opachi per la selezione dei pre- scelti, voleva anche creare una forma di direzione collegiale del potere. Dopo 36 anni, la modifica della Costituzione voluta da Xi e definitivamente approvata dall’Assemblea gli assicura la nuova possibilità di essere confermato anche Capo dello Stato per un periodo indeterminato, accrescendone il prestigio e l’autorità dove certamente vorrà valorizzarla, verso l’esterno in vista del moltiplicarsi degli incontri a quel livello in campo internazionale. In questo senso va anche l’altro emendamento approvato alla Costituzione per attribuire la Vice Presidenza senza limiti di tempo al fedelissimo Wang Qishan (che negli ultimi anni ha gestito le situazioni di crisi più importanti, come la continua supervisione del rapporto con gli Stati Uniti, anche nel corso della crisi finanziaria del 2008-2009), che aveva superato i limiti di età e non poteva continuare a far parte dell’Ufficio politico del Partito. Con alcune altre nomine, ratificate dall’Assemblea, come quella di Liu he a Vice Primo Ministro (con l’incarico di supervisione della politica economica e finanziaria) e quella di Yi Gang a Governatore della Banca Centrale, di cui era Vice di zhou Xiao- chouan (cui si deve il rafforzamento della posizione della valuta cinese in seno al Fondo Monetario Internazionale) si viene a creare intorno a Xi Jinping il miglior nucleo di negoziato, con solide conoscenze di economia internazionale e con particolari legami negli Stati Uniti, che potrebbe essere prezioso nella gestione del più importante rapporto economico - commerciale con un attivo, l’anno scorso, a favore della Cina di 375 miliardi ed un volume di investimenti cinesi in Buoni del Tesoro USA stimato a 1200 miliardi di dollari. Grandi tensioni vanno crescendo, oltre che nelle guerre tariffarie, nella forte competizione tecnologica Stati Uniti-Cina. In questo quadro può essere interessante notare che Liu he ha conseguito a metà degli anni novanta un master in Amministrazione pubblica a Harvard e che anche yi Gang ha compiuto lunghi periodi universitari negli Stati Uniti. Le riforme costituzionali, presentate in gennaio al Comitato Centrale del Partito sembrano aver dato luogo a protratte e in parte animate discussioni in quell’ambito riservatissimo, di cui poco o nulla è trapelato in Cina, sulla “saggezza storica” e lungimiranza ancor oggi attribuite agli orientamenti impressi da Deng. Diffuso, comunque, il timore delle innovazioni. Tanto che ne è stata ritarda- ta la presentazione ufficiale a pochi giorni prima dell’inizio del Congresso del Popolo, che le ha poi approvate con pochissimi dissensi alla prima votazione e poi all’unanimità in seconda lettura il 16 marzo scorso. Il successo conseguito da Xi è stato anche assicurato da un lavoro capillare, condotto insieme ai suoi più fidati collaboratori negli anni più recenti, per assicurarsi che gli organi di selezione e di controllo delle candidature ai più importanti, ma anche medio-influenti, incarichi del partito, fossero bene orientati verso le impostazioni del suo Segretario Genera- le. Al risultato finale ha anche contribuito la vastissima, spesso spietata campagna anticorruzione voluta da Xi ed attuata con molta efficacia dal suo fedelissimo Wang Qishan, titolare della potente “Commissione di controllo” del Partito, che ha colpito anche rivali-oppositori di alto rango e quadri medio-alti del partito e dell’amministrazione (le cosiddette “tigri”) accanto ad un totale stimato a ben oltre un milione di colpevoli (le cosiddette “mosche”) di rango inferiore o locale. Proprio su quest’ultima vasta componente si è basata una parte importante della relativa popolarità della campagna diretta a colpire, anche sulla base di un sistema abbastanza efficace di denunce popolari, la corruzione e le prepotenze di membri del partito e dell’amministrazione, soprattutto a livello locale. È forse importante ricordare in proposito che, per quanto riguarda il partito, il totale dei suoi membri è asceso a circa 90 milioni per assicurare una sua pre- senza capillare in tutte le strutture del paese. Nel Congresso del Partito (oltre 2.000 delegati) ed, in parte, nel suo Comitato Centrale (376 membri tra effettivi e sostituti), grazie ad una riforma di notevole importanza attuata a metà degli anni ‘90 dal Segretario Generale Jangzemin sono cooptati anche esponenti delle c.d. “tre rappresentanze” di interessi ed attività (economia, vita sociale e cultura) Esse ne hanno modificato la tradizionale struttura di “partito dei lavoratori” consentendo una ben più ampia rappresentazione e tutela di interessi. La formidabile ampiezza ed articolazione del partito assume una particolare importanza per gli insistenti segnali della sua preponderante influenza che si sono voluti confermare nel Congresso del Partito di ottobre e nella successiva sessione dell’Assemblea del Popolo. Riforme ed affermazioni di carattere costituzionale rivolte al suo Segretario Generale, dapprima identificato come “nucleo essenziale” del partito e poi acclamato come essenziale guida ideologica con l’inserimento del suo pensiero per un “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” nel testo della Costituzione, hanno voluto sottolinearlo (quel riconoscimento era stato in precedenza conferito solo a Mao vivente e a Deng a titolo postumo). 

Xi Jinping ha detto ed espressamente ripetuto che prevede di imporre assolutamente il suo modello (auspicando anche di vederlo ampiamente imitato in altri ordinamenti), alla RPC ispirandolo ad un rigore ideologico autoritario impresso alla conformità di pensiero di tutti coloro che hanno incarichi direttivi (che devono assicurarne la fedeltà come obbligo previsto dalla Costituzione). La stessa rigorosa uniformità imposta come strettamente obbligatoria anche agli organi di informazione ufficiali ed anche alle rare fonti autonome. Si pensi che la Cina è una realtà di circa 700 milioni di abbonati ad Internet, oltre ad una vastissima rete di comunicazioni sociali alle quali la non espressione di pensieri diversi dalla “conformità” viene imposta da un formidabile ap- parato di censura (centinaia di parole od espressioni che, quando usate, determinano l’interruzione del collegamento) gestito da una “autorità per l’informatica” che si dice abbia più di 1,3 milioni di addetti. Naturalmente, per Xi le reti di informazione devono anche svolgere una capillare opera guidata di informazione e di orientamento. La funzione preponderante e pervadente del partito viene così pienamente ampliata all’orientamento se non all’imposizione di un modello ideologico che nel passato della RPC non era così assoluta, quando le scuole del partito erano prevalentemente orientate ad assicurare disciplina e dedizione allo sviluppo, senza un così uniforme compito ideologico il cui modello unico era più sbiadito. 

Nel complesso, sul piano interno, l’attenzione di Xi Jin Ping nel primo quinquennio del suo mandato, a differenza del pia- no esterno sul quale la sua attività è stata già assai notevole per tutelare ed allargare la proiezione della RPC, è stata soprattutto dedicata a rafforzare le basi del suo potere mentre una gran parte delle riforme di fondo dell’economia è ancora rimasta di sempre più urgente necessità di attuazione. Più importante per lui, per le conseguenze sulla vita e la gestione della RPC, è l’articolo della nuova Costituzione che sancisce “ il ruolo dirigente del partito come carattere fondativo del socialismo con caratteristiche cinesi”, che implica una completa prevalenza del pensiero e delle direttive del partito sull’azione di Governo ed una esigenza di disciplina assoluta da parte di tutti. Il partito deve essere riconosciuto come necessario garante dell’ordine e della sicurezza nella rinnovata ricerca di accresciuta potenza e ricchezza che ha lanciato per la Cina. 

La Costituzione preesistente conteneva nel preambolo anche dei riferimenti a valori universali e potenzialmente liberali che avevano acceso molte speranze in Cina e all’estero. Sono stati soppressi nel nuovo testo con l’approvazione di XI. Fuori dalla RPC sono una forte delusione per tutti coloro che speravano, nel- la moltiplicazione delle aperture e nel dialogo verso la Cina, di poterla “contaminare” con qualche modello di maggiore libertà, di apertura verso elementi di democrazia, di maggior peso della società civile nel rispetto per i diritti umani e nella struttura e nell’autonomia della giustizia dal partito con particolare riguardo all’indipendenza dei magistrati e con un potenziamento dei diritti e delle garanzie delle legittime difese. 

Invece, tra le deliberazioni di carattere costituzionale del Congresso figura in primo piano la riedizione di una speciale Com- missione per contrastare e sanzionare la corruzione e il non rispetto delle direttive che avrà ora come obiettivo principale la pubblica amministrazione. Si tratterà nuovamente di una Com- missione direttamente responsabile verso il partito, con diritti di tutela e difesa decisamente attenuati per gli inquisiti e condannati. Anche questo aspetto dell’evoluzione cinese è certamente una delusione per gli intenti e le attività di molti paesi (si erano distinti i paesi europei, e in prima linea l’Italia per il numero di iniziative di “educazione giuridica” di magistrati e di avvocati per un loro avvicinamento a modelli occidentali molto distanti dalla realtà cinese). Restando nel quadro del partito può essere interessante sottolinearne alcuni aspetti del suo processo decisionale. Fermo restando l’assoluto predominio che ha voluto assicurarsi XI Jinping, che è contemporaneamente Segretario Generale, Presidente della Repubblica, Presidente della Commissione Mi- litare Centrale (carica alla quale ha voluto aggiungere quella di comandante supremo delle FFAA), le principali decisioni e gli orientamenti essenziali del partito vengono normalmente deliberati nei cosiddetti “leading groups” di composizione consultiva aperta anche a non membri del partito. Xi ha voluto, naturalmente, assumere di persona la Presidenza dei principali, soprattutto di quello per le riforme economiche e per la sicurezza nazionale. È interessante ricordare, per le ambizioni interne ed esterne della Cina, che questo gruppo, impostato sul modello USA per la Sicurezza con responsabilità sulla tutela della sicurezza inter- na ed internazionale, nel modello cinese vuole ampliare le sue competenze affermazioni che riguardano anche le ambizioni di espansione esterna della RPC. Così rientrano nel suo mandato la difesa puntuale dai pericoli di secessionismo del Tibet e del- la Regione “uighura”del Xinxiang ma anche il forte auspicio di una riunificazione con Taiwan e di un controllo delle aspirazioni autonomistiche e democratiche di Hong kKng. Importante soprattutto l’affermazione di una sempre più estesa sovranità della Cina sul Mar Cinese Meridionale e, auspicabilmente, su parti di quello settentrionale. Si tratta dei cosiddetti “cointerests” della Repubblica Popolare, ai quali deve essere consacrata la massima attenzione. 

Per il lavoro dei “leading groups” era finora importante l’associazione consultiva di rappresentanti non specificamente del partito come esperti economici e sociali, Presidenti delle Università (particolarmente importanti per l’apporto delle loro relazioni con esponenti di università straniere) per allargare il flusso di idee ed esperienze non specificamente cinesi. C’è da domandarsi, con l’accresciuta esigenza di conformità alle direttive, se questi preziosi riferimenti ad apporti “esterni” non verranno ad essere meno espliciti e più timorosi per un contributo al più am- pio orientamento delle linee direttive, soprattutto economiche che il partito stesso vorrà imprimere. 

Sul piano economico-sociale diventa sempre più imponente, se non mostruosa, l’espansione in Cina della componente informatica non solo dei programmi di sviluppo ma anche degli aspetti pratici per la vita dei cittadini nelle diverse componenti della “società informatica” che la Cina intende ampliare, anche se sottoposte al capillare controllo del partito che intende ampliarne l’essenziale aspetto propagandistico ed educativo, tacitando i tentativi di esposizione del dissenso. Sul piano sociale ha destato particolare curiosità il progetto futuribile di utilizzare le informazioni raccolte con l’informatica per stabilire un parti- colare “censimento per l’avvenire” delle capacità già dimostrate e di quelle potenziali, delle abitudini di vita e della correttezza nei comportamenti economico- sociali di almeno 400 milioni per selezionarne le ambizioni verso funzioni direttive in tutti i settori della vita del paese. 

Sul piano economico, la Repubblica Popolare, senza prendere iniziative apertamente ostili all’ordinamento esistente, sfruttando i benefici che gliene possono derivare nel presente (come il miglioramento della sua posizione nell’ambito della Banca e Fondo Monetario, con l’accesso della sua valuta al novero delle divise di riferimento nell’ordine monetario internazionale) e i vantaggi che le sono derivati dall’ammissione nel 2001 alla WTO da cui attende il riconoscimento, non facile e tuttora deferito, come “economia di mercato”, tende anche a creare nell’ordine moneta- rio internazionale sue iniziative finanziarie concorrenti (come la Banca di Investimento nelle infrastrutture dell’Asia, con investi- menti potenziali di mille miliardi di $, o la Banca di Investimento dei BRICS) che hanno la caratteristica comune di investimenti meno condizionati al rigido rispetto della disciplina finanziaria rispetto alle istituzioni di Bretton Woods e delle Nazioni Unite. 

Analogamente nel campo dei rapporti commerciali internazionali, in cui insiste nel presentarsi come campione della massima apertura e libero sviluppo, la Cina cerca di imporre, soprattutto per l’Asia Pacifico e l’Asia Centrale il suo modello di “Partnership complessiva Economica” con prevalenti accorgimenti per non essere impegnata ad alcune regole di tutela di una più libera e leale concorrenza (come ad esempio il rispetto dei diritti sindacali, limiti alla prevalenza delle industrie e istituzioni di Stato, più correttezza nella tutela della proprietà intellettuale). Questi criteri avrebbero voluto introdurli schemi come quello della TTP che avrebbe coinvolto più di 15 paesi le cui sponde si affaccia- no dall’Atlantico al Pacifico. La dichiarata defezione degli Stati 

Uniti diminuisce certamente la valenza dell’iniziativa, (da cui la Cina rimaneva per ora esclusa) rispetto alla mancanza di alcune regole vincolanti negli schemi di marca cinesi. Giappone India ed Australia sono all’avanguardia tentativi di adesione per incoraggiare la sopravvivenza dello spirito e degli intenti dello schema. 

Nello stesso senso di accrescere una propria influenza (se non prevalenza) strategica si muove l’iniziativa, potenzialmente grandiosa, delle Nuove Vie della Seta, con la loro proiezione marittima e terrestre verso l’Oceano Indiano, l’Africa, il Medio Oriente, i Balcani e l’Europa fatta di progetti di infrastruttura e comunicazione, finanziati da strumenti finanziari vantaggiosi delle Istituzioni create dalla Cina e alle quali hanno finora aderito ben 75 paesi. La strategia si propone di creare una proiezione economica commerciale privilegiata per la Repubblica Popolare incoraggiando nel contempo lo sviluppo economico delle sue regioni centro-occidentali finora meno favorite. Come “gigante economico” e sorgente di investimenti, di capitali ed aiuti per il mondo dei Pvs, la RPC tende a superare la posizione complessi- va degli Stati Uniti e vi riesce grazie ai surplus commerciali che intrattiene con la maggior parte dei suoi partners ed alla sua finora non troppo elevata sensibilità all’aumento complessivo del suo indebitamento (più interno che verso l’estero). 

Complessivamente, nel gestire gli orientamenti della sua economia, la RPC si dimostra gradualmente molto più selettiva, rispetto ai primi anni dell’apertura ai benefici dell’economia di mercato dell’epoca di Deng nell’applicare questi al proprio sviluppo, tendendo sempre più ai criteri di un’economia di carattere dirigista e statalista che seleziona più attentamente i criteri di altri sistemi che le possano convenire. 

Nella gestione della sua proiezione “politica” esterna (rispetto ad una prevalenza già assicurata sul piano economico commerciale) la Repubblica Popolare ha fatto grandi progressi, anche con un più sostanziale e deciso utilizzo del soft power che le de- riva con molti paesi (soprattutto dell’area asiatica ed africana) dal piano economico, per aumentare la sua influenza politica ed il prestigio complessivi (soprattutto rispetto agli Stati Uniti ma anche all’Europa) nel vasto spazio pacifico-asiatico. Ha sempre dedicato molta attenzione, partecipandovi attivamente e tal- volta con prepotenza per i suoi interessi, alle riunioni regionali dell’Asia-Pacifico a differenza degli Stati Uniti che, assorbiti an- che in tanti conflitti in altre regioni del mondo, hanno visto de- crescere la loro influenza anche in proporzione inversa rispetto al potenziamento aereo-navale dell’ancor valido “pivot to Asia” che ne assicura ancora una netta prevalenza sulla RPC, anche grazie alla solidità di alcuni suoi legami strategici nell’area. La Repubblica Popolare, anche in questo campo è avviata ad un deciso sforzo di potenziamento delle sue capacità militari sia con la continua crescita del suo bilancio militare (secondo al mondo) e la sua sofisticazione in materia di capacità di proiezione esterna. Anche secondo esperti di settore americani l’accresciuto bilancio militare ufficiale della Cina, dell’ordine di 174 miliardi di $, andrebbe, nel relativo mistero che ne nasconde le cifre reali, accresciuto in una misura fino al 50 per cento per le spese imputate ai bilanci di altri Ministeri specificamente impegnati nello sviluppo ed acquisto del potenziale informatico e missilistico, di capacità di interdizione e di eventuale contrasto degli arsenali americani. Nei programmi di realizzazione del “miracolo cinese” ampia- mente vantati da Xi per le scadenze dello sviluppo economico, legati agli anniversari del comunismo nella Repubblica Popolare (2021 per il raggiungimento di una società di medio sviluppo, 2025 per il rafforzamento del valore complessivo e tecnologico delle esportazioni cinesi, del trionfo nel 2049 - centesimo anniversario della Repubblica Popolare - con la realizzazione di una società realmente moderna, di ottime condizioni economiche e di soddisfazione sociale per tutti i suoi cittadini) spicca anche il 2039 come scadenza della modernizzazione delle FFA cinesi, come forza completamente capace di una adeguata proiezione internazionale. È una delle riforme alle quali è particolarmente attento, con ristrutturazioni e dislocazioni regionali già in corso, XI Jinping. 

Si tratta di un calendario molto ambizioso che secondo XI ri- chiederà il pieno e costante impegno di tutto il paese sotto la guida ferrea di un partito comunista garante della necessaria stabilità. Non è certo, a dispetto del rinnovo, apparentemente senza scadenza del suo potere, quali saranno le scadenze alle quali l’età di Xi (65 anni) gli consentirà di partecipare, l’importante per lui è il totale impegno per avviarle al costo di un regime che vuole compiutamente autoritario. 

Solo gli sviluppi del prossimo avvenire consentiranno di va- lutare quale sarà l’effettiva prevalenza globale della Repubblica Popolare e quali i suoi effetti sull’equilibrio mondiale, oggi chiaramente presenti nella sua visione del “sogno cinese” Per il momento, in occasione della sua visita in Cina dell’autunno scorso, Trump si è limitato ad affermare che l’area complessiva della Regione Asia-Pacifico è abbastanza ampia per la contemporanea presenza di due grandi potenze, riservando nel suo pensiero un predominio ben più largo della RPC a livello mondiale. 

Una certezza inevitabile sul piano interno della Cina, per le sue prospettive di stabilità nei successi programmati è un mutamento significativo delle responsabilità del Partito Comunista Cine- se. Finora l’accettazione della sua pesante disciplina imposta ai cinesi era basata principalmente sulla capacità del partito stesso di garantire il costante sviluppo economico. Ora a questo si aggiunge, per controbilanciare le dure limitazioni imposte dal partito e mantenere il prevalente appoggio di una popolazione certamente di spirito nazionalista il raggiungimento di significativi traguardi nell’affermazione del prestigio e della potenza esterna della Cina. Un monito quindi per una parte o il resto del mondo. 

 

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