Home » 2/2018

2/2018

Scarica la versione per iPad!

Scarica la versione per iPad! - ATLANTIS

Se vuoi godere appieno della tua rivista internazionale di geopolitica e di competizione economica,  scarica la versione gratuita per iPad direttamente da AppStore!

In questo numero

In questo numero - ATLANTIS

 

Serenella Antoniazzi

Coautrice di “ROSSO - Io non voglio fallire”, pièce teatrale in atto unico.

 

Luigi Bignotti

Giornalista.

 

Francesca Cannataro

Giornalista.

 

Francesco Ippoliti

Generale dell’Esercito Italiano.

 

Domenico Letizia

Analista geopolitico per l’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (IREPI).

 

Riccardo Palmerini

Coordinatore del Master in Tourismo in eredità religiose e di cultura presso ISSR "Santa Maria di Monte Berico” di Vicenza.  Visiting professor design e innovazione al IAE Toulouse Capitole 1. 

 

Marta Ottaviani

Giornalista.

 

Stefania Schipani

Ricercatrice Istat. Laureata in Scienze Politiche indirizzo Internazionale. Specializzata in Economia ambientale, collabora con l’Università di Tor Vergata. È presidente del Centro Studi “Rifareleuropa” e vicepresidente di “Filitalia International”.

 

Luca Tatarelli

Giornalista. Direttore Responsabile della rivista on line www.reportdifesa.it.

 

Fabio Vignola

Generale di Brigata Carabinieri (RIS).

 

 

Società: legittima difesa una riforma liberale del codice penale italiano

Società: legittima difesa una riforma liberale del codice penale italiano - ATLANTIS

Una riforma Liberale per un paese poco liberale

 Andrea Mazzanti

Graziano Stacchio, Robertino Zancan e l’ex giudice Carlo Nordio in commissione parlamentare per approntare una nuova riforma dell’istituto della Difesa Legittima e dell’Art. 52 del Codice Penale italiano (ma Nordio in Commissione ci andò già nel 2004 per lo stesso motivo). I primi due, protagonisti loro malgrado della vicenda narrata dal poliziotto Paolo Citran ne ”L’inferno di Ponte di Nanto” (Mazzanti Libri, Venezia 2015), Carlo Nordio, autore della prefazione del libro che traccia le linee guida per una riforma in senso liberale e moderno dell’istituto della Difesa Legittima. Dopo tre anni di presentazioni (quasi 50!), devo dire soprattutto ospitate da amministrazioni guidate dalla Lega o da Forza Italia (ma non sono mancate sensibilità anche nella parte più moderata del centro sinistra), finalmente l’obiettivo si avvicina. Ottimo, che una grande forza politica si stia facendo carico di questo impegno, mantenendo fede alle promesse elettorali espresse nel corso del nostro tour (prevalentemente Veneto), ma sarebbe bene evitare di trasformare il tema della riforma della Legittima Difesa in una strumentalizzazione politica. Questa riforma, dal punto di vista giuridico non è ne di destra ne di sinistra! È una riforma liberale, che punta sul riconoscimento del Diritto soggettivo alla Difesa come colonna portante del nuovo istituto. E probabilmente non sarà sufficiente un intervento riformista del codice penale in senso svizzero. Mai come nel campo della Difesa Legittima riemerge la contrapposizione tra visione liberale del diritto e dei diritti e visione etica dello Stato sia essa di derivazione assolutista, fascista o marxista (per semplificare). Chi si accinge ad affrontare questa riforma deve essere consapevole di lavorare giuridicamente per l’affermazione di un diritto soggettivo, cioè per un principio di garanzia dell’individuo/cittadino più che di repressione di un’attività criminale compiuta dall’aggressore. In altri termini, l’esercizio legittimo della forza (e delle armi) per la difesa dei diritti dei cittadini resta comunque in capo alle forze dell’ordine e dello Stato che però esegue una delega basata sulla sovranità del cittadino. Pertanto quando lo stato e le sue forze dell’ordine non sono in grado di prevenire o fermare un crimine (le circostanze anche attuali della Legittima Difesa), il cittadino aggredito ha “diritto a difendersi” in quanto titolare di un diritto che lo stato e la sua organizzazione non è stato un grado di tutelare. In pratica, il legislatore nell’affrontare questa riforma non deve chiedersi fino a che punto un cittadino può difendersi da un’aggressione ingiusta, bensì fino a che punto lo Stato può punire un cittadino che ha dovuto difendere se stesso, o altri o i propri beni da un’aggressione ingiusta che lo Stato stesso non è riuscito ad impedire. “Può lo Stato - scrive Carlo Nordio - processare un cittadino vittima dell’incapacità collettiva a prevenire il crimine, vittima cioè della sua inadempienza nel mantener fede al contratto sociale?” Per evitare che il magistrato si trovi nell’obbligo di iniziare un’azione penale si può soltanto affermare l”esistenza di un diritto, il diritto alla difesa che - se esercitato nelle opportune circostanze previste dalla legge - renderà non penalmente rilevante la reazione ovvero, qualora il magistrato ritenga egualmente di dover procedere, in caso di assoluzione preveda la formula “che il fatto di reato non sussiste”. 

Mi auguro che una semplice riforma dell’art 52 cp possa essere sufficiente ma ne dubito. Certo, una disposizione come quella svizzera riconoscerebbe l’esistenza di un diritto: “Ognuno ha il DIRITTO DI RESPINGERE in modo adeguato...”, ma essendo l’Art 52 inserito tra le scriminanti il giudice potrebbe comunque ritenere automatica l’azione penale. Certamente la soluzione definitiva potrebbe essere una modifca dell’Art. 27 della Costituzione, inserendo, dopo l’affermazione della responsabilità penale personale, questa semplice frase: “ognuno ha il diritto di difendere se stesso o altri entro i limiti stabiliti dalla legge”. Ecco, questa potrebbe essere la vera soluzione al problema della riforma della legittima difesa in senso liberale. Ma per fare una riforma Costiituzionale serve una maggioranza qualificata e una riforma costituzionale può essere sottoposta a referendum confermativo. In questo Parlamento in cui tutto viene ricondotto alla disciplina di partito e in questo Paese del “NO A PRESCINDERE” sarà una riforma possibile?

Dossier: Le Rivoluzioni del 1848

Dossier: Le Rivoluzioni del 1848 - ATLANTIS

Sono l’insieme di moti rivoluzionari scoppiati in Europa tra il gennaio del 1848 e la primavera del 1849. Dopo i moti del 1830-31, si trattò della seconda grande risposta delle forze democratiche, liberali e rivoluzionarie alla politica della Restaurazione; in tale ondata, peraltro, alle istanze politiche, di liberazione e indipendenza nazionale e di conquista di regimi democratici, si affiancarono istanze di tipo sociale, ben visibili nel protagonismo operaio e popolare nei moti parigini. I primi moti si verificarono nel regno delle Due Sicilie, e a seguito di essi il 29 gennaio Ferdinando II di Borbone dovette concedere una Costituzione. Seguirono quindi episodi simili in Toscana e nel regno di Savoia; qui, l’8 febbraio, Carlo Alberto concesse uno statuto di stampo liberale. Il 22-23 febbraio, intanto, a seguito del divieto della «campagna dei banchetti», volta ad ampliare il diritto al voto, insorgevano a Parigi operai, artigiani e studenti. Alle dimissioni di Guizot e all’abdicazione di Luigi Filippo d’Orléans seguivano la costituzione di un governo provvisorio (retto dal liberale Lamartine ma comprendente radicali e socialisti), il varo del suffragio universale, l’abolizione della schiavitù nelle colonie e, il 4 maggio, la nascita della Seconda repubblica. Intanto a marzo i moti si erano propagati nell’impero tedesco e in quello asburgico. Il 13 marzo Vienna era insorta, provocando la caduta di Metternich; l’imperatore Ferdinando I concedeva quindi una Costituzione, riconoscendo l’autonomia a ungheresi (insorti il 15 sotto la guida di L. Kossuth), cechi e croati. La crisi dell’impero asburgico innescava quindi moti antiaustriaci in Italia: alla rivolta di Venezia (guidata da D. Manin e N. Tommaseo) e alle Cinque giornate di Milano (18-22 marzo), terminate con la cacciata del maresciallo Radetzky, seguì la dichiarazione di guerra all’Austria da parte di Carlo Alberto. Il 15 marzo, intanto, era insorta Berlino; Federico Guglielmo IV dovette quindi anch’egli concedere una Costituzione e la formazione di un Parlamento, eletto a suffragio universale, il quale tuttavia si divise tra i sostenitori dell’ipotesi piccolo-tedesca e di quella grande-tedesca. Il 15 maggio una nuova rivolta a Vienna costringeva l’imperatore alla fuga, aprendo le porte a un’Assemblea costituente pure eletta a suffragio universale. Nelle stesse settimane, iniziava però la fase di riflusso: in Francia il peso dei ceti rurali portava all’elezione di un’Assemblea costituente moderata; a questo seguirono l’insurrezione operaia di Parigi (giugno), repressa nel sangue dal generale Cavaignac, e l’ascesa alla presidenza della Repubblica di Luigi Bonaparte, il quale ne avviò il ripiegamento reazionario. In Italia la prima guerra d’Indipendenza vedeva prevalere gli austriaci, mentre l’autorità degli Asburgo era restaurata anche in Boemia e Ungheria, e una nuova insurrezione di Vienna (ottobre) veniva anch’essa stroncata. A dicembre Federico Guglielmo di Prussia scioglieva la Costituente, quindi (apr. 1849) rifiutava la corona offertagli dal Parlamento di Francoforte e reprimeva i moti successivi. In Italia alla fuga di Pio IX e alla proclamazione della Repubblica romana (genn. 1849), guidata da Mazzini, Saffi e Armellini, seguivano una nuova sconfitta dell’esercito sabaudo a opera degli austriaci (luglio), la caduta della Repubblica romana e poi di quella di San Marco (agosto). L’ondata rivoluzionaria si concludeva quindi con la sconfitta delle forze progressive, al cui interno le posizioni democratiche e socialiste erano destinate a scalzare l’impostazione liberale fino ad allora egemone.

 

Lo Statuto Albertino 

E’ la denominazione d’uso corrente dello Statuto del regno di Sardegna, emanato da Carlo Alberto di Savoia il 4 marzo 1848 quale «legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia». Come tale, lo S.a. restò in vigore (almeno formalmente) lungo l’intera esistenza del regno d’Italia. La promulgazione dello Statuto Abertino si colloca nell’agitato contesto politico della «primavera dei popoli», che precocemente si manifestò nella Penisola, rivelando la profonda crisi di legittimità delle monarchie assolute, ovunque incalzate dalle rivendicazioni di forme di governo costituzionale provenienti dalla società civile. A cedere per primo fu Ferdinando II di Borbone che, nel tentativo di contenere la spinta insurrezionale partita da Palermo il 12 gennaio, si affrettò a pubblicare la Costituzione del regno delle Due Sicilie. Ne seguirono l’esempio, sotto la pressione dell’opinione pubblica, Leopoldo II, Pio IX e Carlo Alberto, che all’inizio di febbraio – su suggerimento dei suoi ministri – proclamò la decisione di dotare il regno di un «compiuto sistema di governo rappresentativo» e convocò un Consiglio di conferenza a composizione straordinaria per la redazione dello Statuto. Il testo che ne scaturì ricalcava nel suo disegno normativo la Carta costituzionale francese concessa da Luigi XVIII nel 1814 e modificata in seguito alla rivoluzione del luglio 1830. Le variazioni di struttura rispetto al modello erano tese ad accentuare sul piano simbolico il primato del monarca nell’organizzazione dello Stato. Mentre la Charte anteponeva la rubrica «Droit public des Français» agli articoli concernenti le «Formes du Gouvernement du Roi», lo Statuto Albertino collocava l’elenco «Dei diritti e dei doveri dei cittadini» dopo una lunga serie di disposizioni riguardanti i poteri del re e il carattere ereditario della monarchia. A una diversa gerarchia di valori rimandava anche l’art. 1: mentre quello del testo francese sanciva il principio dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, quello dello Statuto Abertino dichiarava «la religione Cattolica Apostolica e Romana» quale «sola religione dello Stato». La forma di governo delineata dai legislatori piemontesi era quella della monarchia costituzionale, imperniata sulle prerogative potestative del sovrano e sulla condivisione del potere legislativo tra organi distinti: il sovrano medesimo, il Senato e la Camera dei deputati. Solo quest’ultima era «elettiva» e i suoi membri erano «scelti dai Collegii Elettorali conformemente alla legge», cui lo Statuto Albertino rimetteva la fissazione dei requisiti soggettivi per l’accesso ai diritti politici. I senatori, invece, erano nominati dal re, che poteva elevare a tale carica vitalizia un numero «non limitato» di persone appartenenti a una delle 21 categorie elencate dal testo statutario (vescovi, ambasciatori, ministri, deputati di lungo corso, alti magistrati, grandi contribuenti etc.). Oltre a partecipare all’esercizio del potere legislativo insieme alle due camere, il monarca – «Capo Supremo dello Stato» – deteneva in via esclusiva il potere esecutivo, comprensivo del comando delle forze armate e della direzione della politica estera. A lui spettava altresì la nomina di tutte le cariche dello Stato, a partire dai «suoi Ministri», revocabili a sua discrezione, sino ai giudici («inamovibili dopo tre anni di esercizio»), che «in suo Nome» amministravano la giustizia. Tra le costituzioni promulgate nel 1848 negli Stati della Penisola, solo lo Statuto Albertino sopravvisse all’ondata reazionaria che ripristinò l’ordine assolutistico dal lombardo-veneto al napoletano. Così, durante gli anni Cinquanta, il Piemonte sabaudo divenne il punto di riferimento di vasti settori del movimento patriottico italiano. La dinamica della rappresentanza parlamentare, producendo la formazione di schieramenti assembleari ideologicamente connotati e conducendo all’affermazione di personalità eminenti vocate alla leadership, tese ad allontanare la vita politica e istituzionale subalpina dalle direttrici organizzative prescritte dallo Statuto Albertino. La centralità del monarca fu appannata da una prassi costituzionale improntata alla logica del parlamentarismo, che spostò l’esercizio del potere esecutivo dal capo dello Stato a un governo collegiale, presieduto da un premier dotato di credito presso la maggioranza dei deputati: dipendente, quindi, non dall’arbitrio del sovrano bensì dalla fiducia della Camera. Già risolutamente avviato da Cavour, questo processo di parlamentarizzazione della forma di governo si rafforzò nei decenni successivi all’unità d’Italia, senza però mai giungere a un compiuto consolidamento formale: il ritorno alla lettera dello Statuto Albertino e ai «governi del re» rimase una prospettiva politica sempre esperibile ed episodicamente invocata, sebbene l’ampliamento del suffragio e la nascita dei partiti di massa spingessero in direzione opposta. Negli anni dell’edificazione del regime fascista, l’organizzazione dei poteri dello Stato e la fisionomia degli organi costituzionali stabilite dallo Statuto Albertino subirono una trasformazione radicale di segno autoritario e antiparlamentare. Per via legislativa furono incrementate le attribuzioni e le prerogative del «capo del governo», fu smantellata la garanzia istituzionale della divisione dei poteri, fu sostanzialmente abolita la rappresentanza politica. Anche le libertà civili riconosciute dallo Statuto Albertino furono progressivamente travolte dalla legislazione fascista, che culminò nella cancellazione dell’uguaglianza giuridica con le discriminazioni razziste a danno degli ebrei. Questo svuotamento del significato normativo dello Statuto Albertino palesa l’intrinseca fragilità di una costituzione sprovvista di garanzie: la mancata statuizione di un procedimento speciale di revisione costituzionale e di un organo di controllo giurisdizionale della costituzionalità delle leggi consentì al potere politico di legiferare in piena e assoluta discrezionalità. Annichilito dal fascismo, lo Statuto Albertino seguì, tra il 1944 e il 1946, il destino della monarchia. 

(Treccani, Dizionario di Storia, 2011).

 

Focus Paese. Albania

Focus Paese. Albania - ATLANTIS

Le opportunità economiche e le riforme giuridiche del paese delle aquile

 Domenico Letizia

La Repubblica d’Albania è situata nel sud-est del continente europeo, e nel sud-ovest della penisola balcanica; confina a nord e a nord-est con il Montenegro, ad est con la Macedonia, con la Grecia a sud ed a sud-est, ed infine con il Mar Adriatico ed il Mar Ionio ad ovest. Il territorio Albanese si estende per circa 28.748 km2 di cui oltre i tre quarti sono montagne e colline; la zona costiera è invece pianeggiante e si estende per circa 600 km. L’Albania ha un clima tipicamente mediterraneo, con inverni freddi e umidi ed estati calde e secche. La vicinanza all’Italia rappresenta un punto di forza per lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali con la nostra penisola. Un’azienda italiana ha numerosi vantaggi se investe in Albania, perché può disporre di una forza lavoro qualificata, di una tassa sugli utili molto vantaggiosa (dal 0% al 15%), del costo della manodopera tra i più bassi dell’Europa Orientale, del trattato sulla doppia imposizione con l’Italia, del livello di istruzione della popolazione superiore alla media UE. Inoltre, la lingua italiana è parlata da buona parte della popolazione, ci sono forti incentivi da parte del FMI e BCE per le iniziative imprenditoriali, c’è una presenza capillare di banche internazionali (Raiffaisen, Societè Generale) e italiane (Banca Intesa, Veneto Banca) e il Paese è in pieno boom economico con ampi spazi per investimenti in vari settori. Per l’International Trade Center, l’Albania vanta la più alta crescita economica del sud-est europeo. Nonostante gli effetti della crisi globale l’export dei prodotti “Made in Albania” è cresciuto del 23%, i tassi di crescita del Pil si sono mantenuti positivi, così come gli investimenti diretti esteri. La forte attenzione del Governo albanese verso la tematica energetica e l’interconnessione elettrica tra il mercato balcanico e l’Italia spingono ad essere ottimisti sulle ulteriori prospettive di sviluppo del settore. Altra opportunità per le nostre imprese è costituita dalla realizzazione del tratto albanese del Trans Adriatic Pipeline (TAP), che prevede la costruzione di un gasdotto destinato al trasporto del gas dell’Azerbaigian, il giacimento dello Shaz Deniz, fino alle coste italiane, attraverso la Grecia e l’Albania. In aggiunta alle ottimistiche previsioni dell’International Trade Center vi è anche il recente rapporto dell’Institute for Economic Studies di Vienna. Quest’anno, il prossimo e nel 2020, l’Albania sarà l’economia in più rapida crescita nei Balcani occidentali si legge dal report dell’Istituto. Per quest’anno, l’Istituto di Vienna (come riportato dal Portale di informazione economica e geopolitica “AlbaniaInvestimenti.com”) prevede una crescita economica del paese al 4,1%, e per il prossimo anno al 4%, per poi scendere al 3,9% nel 2020. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, le ultime proiezioni mostrano che l’Albania ha rappresentato il tasso più basso in questi ultimi tre anni, con rispettivamente il 13%, il 12,5% e il 12%. Per quanto riguarda il tasso di inflazione, le proiezioni rimangono invariate. Nonostante gli effetti negativi della crisi globale, l’export dei prodotti “Made in Albania” è cresciuto del 23%, i tassi di crescita del Pil si sono mantenuti positivi, secondo le proiezioni della Banca Mondiale, così come gli investimenti esteri. 

Il sistema giudiziario in Albania. 

La legislazione albanese è oggetto di numerose riforme (come riportato dal volume “Internazionalizzazione delle imprese. Le caratteristiche degli investimenti in Albania” di R. Laera, F. A. Tresca e A. Veshi) grazie al supporto dell’Unione Europea e del governo degli Stati Uniti d’America. Il parlamento albanese ha promulgato importanti riforme legislative, le quali hanno generato l’approvazione di numerose leggi in linea con la giurisprudenza occidentale. Il governo di Edi Rama ha incoraggiato una serie di provvedimenti tesi a rafforzare lo stato di diritto e la democrazia, requisito fondamentale per l’adesione dell’Albania all’Unione Europea. Nel corso del 2017, il governo ha lanciato una campagna per la legalità attraverso un programma di riqualifica del territorio, abbattendo numerosi palazzi abusivi. Il 22 luglio 2017 è stata approvata la riforma della giustizia che ha modificato per quasi il 50% la costituzione albanese. Tale riforma è stata un requisito essenziale per l’Unione Europea, per l’entrata dell’Albania in Ue, prevedendo un radicale cambiamento di tutto il sistema giudiziario. Per combattere la corruzione, tra i maggiori problemi del paese, tale riforma ha consentito di sottoporre ad una scrupolosa verifica tutti i patrimoni personali dei giudici e dei procuratori. Specifichiamo che in Albania, le fonti del diritto sono la Costituzione, le Convenzioni Internazionali ratificate, le leggi del Parlamento e le decisioni del Consiglio dei Ministri. Gli atti degli enti locali si applicano solo nel territorio in cui l’ente locale stesso esercita la sua giurisdizione. Inoltre, l’Albania è membro del Consiglio d’Europa e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il paese ha sottoscritto la Convenzione della Corte Internazionale di Giustizia, ratificando lo statuto della Corte Penale Internazionale. Il sistema giudiziario dell’Albania è stato implementato, con particolare riferimento agli organi della giustizia, al fine di promuovere l’integrità del sistema, supportando l’indipendenza, l’efficienza, la credibilità, la trasparenza e la responsabilità. Una riforma decisiva, come affermato dall’Ambasciatore italiano nella Repubblica di Albania. In una recente intervista, l’Ambasciatore Alberto Cutillo ha dichiarato: 

“L’Albania ha soddisfatto buona parte delle 5 priorità fissate a suo tempo dalla Commissione. Si tratta ora di valutare i risultati concreti ottenuti negli ultimi due ambiti, ossia riforma della giustizia e contrasto alla criminalità. Parallelamente al facilitare il percorso dei WB6 nel loro cammino verso l’Unione europea, il Processo dei Balcani occidentali punta a sviluppare una maggiore integrazione regionale, specie dal punto di vista economico/commerciale e infrastrutturale. Crediamo che si stia lavorando bene in questo senso e che il Piano di azione pluriennale adottato a Trieste consentirà di ridurre una serie di ostacoli che oggi rendono questo mercato molto frammentato, impedendo una piena ottimizzazione delle opportunità per le imprese e per gli oltre 20 milioni di potenziali consumatori. Siamo molto fiduciosi rispetto al contributo che le Pmi, realtà industriali predominanti nella Regione e soprattutto in Albania, daranno per identificare le principali necessità alla base di una serie di riforme da implementare per addivenire ad un quadro normativo e regolamentare sempre più omogeno e compatibile con i moderni mercati globalizzati”. 

L’obiettivo generale del processo di riforma giudiziaria è la creazione di un sistema giudiziario efficiente, affidabile, indipendente, professionale, aperto e che gode della fiducia del pubblico, a sostegno dello sviluppo sostenibile supportando lo sviluppo socio economico del paese e consentendo la sua integrazione nello spazio europeo. 

 

Import, Export e Iva. 

Le importazioni e le esportazioni sono cresciute molto rapidamente nel corso degli ultimi anni. I principali prodotti esportati sono quelli tessili e le calzature, prodotti minerari, petroliferi, elettricità, materiali per costruzioni e metalli. I principali partener commerciali dell’Albania sono l’Italia, la Grecia, la Turchia, la Spagna e la Cina. Gli scambi con i paesi dell’Europa sud orientale sono in aumento dopo l’introduzione degli accordi bilaterali di libero scambio. Con il 2018, particolare attenzione è stata dedicata al consumo e alle importazioni del caffè. Sono state importate 61 tonnellate in più di caffè rispetto al 2017. Secondo i dati ufficiali della Direzione generale delle dogane, per un periodo di 10 mesi, il livello delle importazioni di caffè ammontava a 6.980 tonnellate. Questo volume di importazione risulta superiore di 61 tonnellate in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Albania offre importanti opportunità nel settore agricolo. Significativo è l’incremento dell’esportazione di frutta ed ortaggi degli ultimi anni. Grazie all’uso di metodi tradizionali, la frutta, le verdure, la carne ed i prodotti lattiero – caseari albanesi sono coltivati e prodotti con pochissimi additivi artificiali e chimici. Il paese è così in grado di diventare uno dei principali produttori mondiali ed esportatori di alimenti biologici di qualità, destinati ai mercati regionali, europei e nordamericani. Il “Made in Italy” in Albania è molto apprezzato, ma il crescente sviluppo dell’economia del Paese e la gestione politica efficace ha sviluppato un interessante tentativo di promozione del “Made in Albania”, un progetto che potrebbe affascinare anche gli imprenditori italiani. L’idea si focalizza intorno alla creazione di un organismo nazionale per un unico marchio di qualità per i prodotti agricoli albanesi e il loro successivo inserimento all’interno dei principali settori turistici della nazione. Istituzioni pubbliche e private coordinano tale lavoro per implementare con successo il denominato “Progetto Brand Albania”. I partner principali, componenti del comitato direttivo del progetto, sono il ministero dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale, il ministero del Turismo e dell’Ambiente, l’agenzia albanese-americana Development Foundation, la struttura Albanian Tourism Association, la Direzione generale della proprietà industriale e l’Università di Agraria di Tirana. In Albania, gli scambi sono regolamentati dal Codice Doganale Albanese. La Direzione generale delle Dogane è l’Istituzione preposta all’attività doganale. La legislazione è in linea con la normativa europea in base alla quale la nomenclatura della merce cambia ogni anno secondo le richieste del WTO. Il paese, inoltre, fa parte dell’Accordo di Libero Scambio dell’Europa Centrale insieme a Montenegro, Macedonia, Kosovo, Moldova, Croazia, Serbia e Bosnia Erzegovina. L’Albania ha firmato anche l’accordo con l’Associazione Europea di Libero Scambio. Il paese gode di un accesso preferenziale al mercato dell’Unione Europea, beneficiando di agevolazioni fiscali sulle esportazioni. La Repubblica di Albania partecipa a diverse convenzioni in materia doganale, accordi internazionali in materia di libero commercio ed accordi bilaterali con le amministrazioni di altri paesi. I livelli di tariffazione di base, oggetto di un processo di liberalizzazione, sono quattro: 0%, 2%, 10% e 15%. L’aliquota massima del 15% è applicata per alcuni prodotti, quali: tessuti, gioielli e prodotti alimentari. L’aliquota più bassa viene applicata per gli aiuti umanitari e per le apparecchiature per lo smaltimento ed il trattamento dei rifiuti. L’Iva sulle importazioni è pagata nel momento in cui le merci entrano nel territorio albanese, ed è applicata nella misura del 20% sul valore dei prodotti più il trasporto e i pagamenti assicurativi. Nel valore tassabile è incluso anche il pagamento di qualsiasi altra tassa legata all’import – export. Per i macchinari legati ad investimenti nei settori delle costruzioni, trasporto, telecomunicazione e le importazioni per la Corporazione albanese dell’Energia si applica il differimento del pagamento dell’Iva. Tale sistema prevede il pagamento dell’Iva solo nel momento in cui viene presentata la dichiarazione Iva presso l’Ufficio tasse dove è registrato l’imprenditore. Le esportazioni albanesi sono esenti da Iva. La dichiarazione di esportazione serve come prova dell’avvenuto procedimento. Tale dichiarazione è concepita secondo il Documento Unico Amministrativo disponibile presso gli Uffici doganali per l’esportazione. 

 

Sistema tributario albanese. 

Dal 1995, con il processo di liberalizzazione del mercato, il governo albanese ha adottato una serie di leggi tributarie, grazie al sostegno del Fondo Monetario Internazionale, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America. Sono soggetti passivi d’imposta: le società, i gruppi di società, i consorzi e gli enti di fatto, sia albanesi che stranieri, i quali conducono un’attività economica in Albania. Dal 1 gennaio 2014 l’aliquota d’imposta sull’utile è pari al 15%. Da tale data è stata rintrodotta l’imposta semplificata sull’utile applicabile ai piccoli imprenditori che realizzano un fatturato annuo inferiore ad 8 milioni di lek albanesi. A partire dal 1 gennaio 2016, sono state apportate modifiche legislative che prevedono una aliquota pari al 0% per i piccoli imprenditori che hanno un volume d’affari inferiore ai 5 milioni di lek albanesi e un’aliquota pari al 5% per coloro che hanno un volume d’affari da 5 a 8 milioni di lek albanesi. L’imposta semplificata sull’utile dovrà essere pagata in quattro rate. La prima alla registrazione o al rinnovo del certificato di registrazione, entro il 20 aprile di ogni anno. La seconda rata entro il 20 luglio, la terza entro il 20 ottobre e la quarta entro il 20 dicembre. Per la piccola imprenditoria vengono riconosciute come deducibili le spese effettuate per la conservazione e la garanzia dell’utile dell’impresa nella misura in cui tali spese vengano provate dal contribuente. Albania offers important opportunities in the agricultural sector. Significant is the increase in the export of fruit and vegetables in recent years. Thanks to the use of traditional methods, fruit, vegetables, meat and Albanian dairy products are cultivated and produced with very few artificial and chemical additives. The country is thus able to become one of the world’s leading producers and exporters of quality organic food, destined for regional, European and North American markets. The “Made in Italy” in Albania is much appreciated, but the growing development of the country’s economy and effective political management has developed an interesting attempt to promote “Made in Albania”, a project that could also fascinate Italian entrepreneurs. The idea focuses on the creation of a national body for a single quality label for Albanian agricultural products and their subsequent inclusion in the main tourism sectors of the nation. Public and private institutions coordinate this work to successfully implement the so-called “Brand Brand Albania”. The main partners, members of the project’s steering committee, are the Ministry of Agriculture and Rural Development, the Ministry of Tourism and the Environment, the Albanian-American Development Foundation, the Albanian Tourism Association, the Directorate General of the industrial property and the Agricultural University of Tirana. In Albania, exchanges are regulated by the Albanian Customs Code. The Directorate General of Customs is the institution responsible for customs activities. The legislation is in line with the European legislation according to which the nomenclature of the goods changes every year according to the WTO requests. The country is also part of the Central European Free Trade Agreement together with Montenegro, Macedonia, Kosovo, Moldova, Croatia, Serbia and Bosnia and Herzegovina. Albania has also signed an agreement with the European Free Trade Association. The country enjoys preferential access to the EU market, benefiting from tax relief on exports. The Republic of Albania participates in various customs conventions, international agreements on free trade and bilateral agreements with the administrations of other countries. There are four basic tariff levels, the subject of a liberalization process: 0%, 2%, 10% and 15%. The maximum rate of 15% is applied for some products, such as: fabrics, jewelry and food products. The lowest rate is applied for humanitarian aid and waste disposal and treatment equipment. The VAT on imports is paid when the goods enter the Albanian territory, and is applied to the extent of 20% on the value of the products plus transport and insurance payments. The taxable value also includes the payment of any other import - export tax. For machinery related to investments in the construction, transport, telecommunications and imports sectors for the Albanian Energy Corporation, deferment of VAT payment applies. This system provides for the payment of VAT only when the VAT declaration is presented at the Tax Office where the entrepreneur is registered. Albanian exports are exempt from VAT. The export declaration serves as proof of the procedure. This declaration is designed according to the Single Administrative Document available at the customs offices for export.

 

Energia e Trans Adriatic Pipeline.

Uno degli obiettivi principali del Governo albanese è lo sviluppo e l’ammodernamento del settore energetico, il quale ancora oggi si regge in parte sugli investimenti fatti dal regime comunista. Durante gli ultimi anni, il settore dell’energia è stato caratterizzato da grandi cambiamenti, in primis la ristrutturazione dell’Ente Nazionale produttore di energia attraverso il suo frazionamento in alcune società nei settori della produzione, trasmissione e distribuzione. Grazie all’apertura del mercato delle concessioni per la realizzazione di nuovi impianti e la riabilitazione di quelli esistenti nonché alla nuova politica di apertura totale nei confronti di progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili vi è stato un interesse crescente da parte degli investitori stranieri per l’Albania. L’Albania ha rilevanti risorse di idrocarburi ed è soprattutto dotata di un enorme potenziale. L’88,5% delle fonti energetiche complessive in Albania è costituito dall’energia elettrica, a sua volta quasi esclusivamente di origine idroelettrica. Questo settore offre grandi spazi per l’esportazione nel Paese di know-how (progettazione), di macchinari elettromeccanici per la produzione di energia e apparecchiature elettriche e di software per la gestione degli impianti, settori questi di assoluta eccellenza del “Made in Italy”. Esperto in investimenti nel settore energetico in Albania è Roberto Laera, amministratore unico della società di consulenza aziendale “Italian Network”, società ponte tra Balcani ed Europa, che ha recentemente dichiarato: 

“Numerose sono le aziende italiane e straniere che abbiamo supportato negli investimenti nel settore idroelettrico. Prima con l’idroelettrico e adesso con le fonti alternative, il mercato dell’energia in Albania è certamente un investimento redditizio. Inoltre, con la sentenza n. 3759/17 del Consiglio di Stato, depositata il 28 luglio, che dà il via libera all’elettrodotto di interconnessione Italia-Albania, il mercato si apre, oltre che ai Paesi dei Balcani occidentali, all’Italia e a tutta l’Europa, con notevoli vantaggi in termini di collocazione della sovra-produzione. L’Albania è un Paese in pieno sviluppo economico e sociale, dove il Pil si attesta a circa il 4 per cento, nonostante la crisi internazionale, sicuro sotto ogni punto di vista per gli investitori e dove il governo ha intrapreso una serie di riforme atte a snellire la burocrazia e ad eliminare la corruzione. Pertanto siamo pronti ad accogliere le aziende italiane che con il loro know-how possono dare un importante supporto tecnologico al Paese. Una opportunità importante per incontrare partner balcanici, turchi e arabi è stato il Tirana Business Matching, organizzato dalla Camera di Commercio di Tirana il 28 e 29 settembre 2017, dove Italian Network è stata partner e promoter per l’Italia, che ha visto anche l’intervento del primo ministro Edi Rama, del ministro dell’Economia e dell’Energia, oltre al presidente della stessa Camera di Commercio e di numerosi rappresentanti istituzionali e di multinazionali”. 

Di concrete opportunità descrive anche Lorenc Gordani, direttore esecutivo dell’Albanian Centre for Energy Regulation and Conservation (ACERC) che sottolinea: 

“Il panorama del settore solare in Albania ha recentemente visto l’introduzione di importanti sviluppi, in un momento cruciale nelle scelte della sua strategia ottimale per raggiungere un futuro con minori emissioni di carbonio e con fonti energetiche sostenibili. Una situazione che rende l’efficienza energetica da considerare come la più grande risorsa energetica, dal momento che è economica e ampiamente disponibile. In più, l’efficienza energetica può anche aiutare a migliorare la sicurezza energetica riducendo allo stesso tempo le emissioni inquinanti”. 

Anche in tale campo la cooperazione tra Italia e Albania va crescendo e intensificandosi. Recentemente è stato presentato il progetto Eagle LNG: “Un gasdotto sottomarino di 110 km dall’Albania alla Puglia, che parte da una nave-rigassificatore ormeggiata a cinque km dalla costa albanese, arriva nel comune di Torchiarolo in provincia di Brindisi e si connette alla rete Snam con altri 18 km di tubazione interrata. Un investimento da 660 milioni di euro, tutti a carico di privati italiani, che dal 2020 potrebbe portare nel nostro paese dai 4 agli 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno”. Al gasdotto lavora dal 2005 la società Burns di Campobasso, ramo energetico del gruppo molisano Falcione, specializzato in opere pubbliche e gas. Il progetto Eagle LNG nasce per soddisfare la richiesta di metano dell’Albania, e in seguito si è allargato all’Italia e ai Balcani.  Altro aspetto importante per le imprese e la geopolitica dei Balcani sono i lavori del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP) che si configura all’interno dell’obiettivo strategico dell’Unione Europea di garantire il futuro approvvigionamento energetico. Il corridoio meridionale del gas collegherà i clienti europei, in particolare quelli italiani, ai produttori dell’Azerbaijan e potenzialmente ad altri produttori dell’Asia centrale, di Israele, dell’Iraq e di qualsiasi altro Paese interessato a far passare il gas per questi condotti. I vantaggi sono previsti soprattutto per il mercato italiano e quello albanese. Nel 2017 gli investimenti per il gasdotto Transadriatico in Albania si sono attestati ad un valore di circa 400 milioni di euro, secondo quanto dichiarato dal direttore generale di Tap Albania, Shkelqim Bozgo. Il direttore generale di Tap ha sottolineato che si tratta del più grande progetto realizzato nell’economia albanese e dovrebbe mantenere il trend di sviluppo anche nei prossimi anni raggiungendo un valore totale di 1,5 miliardi di euro di investimenti. Secondo quanto evidenziato da Bozgo, nel 2020 il Tap sarà pronto per il trasporto in Europa del gas proveniente dai ricchi e sicuri giacimenti della Repubblica dell’Azerbaigian. La stampa locale riferisce che sono 1.800 le persone impiegate in Albania per la realizzazione del progetto energetico, grazie al quale si attende un aumento del Pil albanese di 150 milioni di euro. Albania e Italia possono concretamente promuovere politiche energetiche strategiche per tutta l’area del Mediterraneo. Il futuro dell’Albania è la diversificazione energetica, per arrivare ad una riduzione netta dalla dipendenza dal settore idro-elettrico. Si stima che l’energia solare possa rappresentare una garanzia per il paese se sfruttata adeguatamente, e le prime procedure agevolate per l’installazione di impianti solari sono state avviate. Per gli investimenti più grandi, ci saranno finanziamenti aggiuntivi offerti dalla Banca europea di ricostruzione e sviluppo (Bers). Per questi progetti l’elettricità prodotta sarà pagata dal governo in base a una tariffa stabilita dell’Ente di regolazione dell’energia albanese, progetto sostenuto anche dal Ministro dell’Energia Damian Gjiknuri. Il ministro e il direttore della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) in Albania, Matteo Colangeli, hanno siglato un accordo teso a promuovere gli investimenti per la produzione di energia solare nel paese balcanico. “Si tratta dell’assistenza che verrà offerta al nostro ministero per organizzare le aste per gli impianti di produzione fotovoltaica e della possibilità di un sostegno finanziario da parte della Bers di qualche investimento che verrà scelto tramite un processo trasparente e competitivo”, ha spiegato il ministro Gjiknuri, aggiungendo che “l’obiettivo è di poter garantire finanziamenti, tramite la Bers, per la produzione di energia solare”. Molto si sta già muovendo intorno al rafforzarsi del fotovoltaico nel paese balcanico. Ci sono già investimenti sostanziosi: sono già stati presentati due progetti da 50 MW ciascuno, uno a Malik, in Albania orientale, da un consorzio di società albanesi del settore energetico, e un secondo a Valona dalla Novoselë Photovoltaic PowerPlant Sh.P.K. Tutte opportunità che vanno approfondite e studiate dagli imprenditori italiani. 

Il mercato immobiliare albanese e le prospettive per l’edilizia turistica 

Secondo la legislazione albanese, per quanto riguarda la proprietà di beni immobili da parte di individui stranieri ed entità: 

Non sono previste restrizioni per l’acquisizione, da parte degli stessi, di unità degli edifici (cioè appartamenti, uffici, etc.); 

Non hanno diritto a possedere alcun terreno agricolo, boschi, prati e pascoli, ma invece hanno diritto ad affittare questo tipo di beni immobili per un periodo fino a 99 anni; 

Hanno diritto ad acquistare un terreno privato o terreni demaniali costruibili (cioè terreni che non sono terreni agricoli, boschi, pascoli o prati), a condizione che l’investimento che si propone di effettuare sullo stesso terreno superi di almeno tre volte il valore di tale terreno.

I trasferimenti di beni immobili sono soggetti ad una tassa di trasferimento a carico del venditore. L’importo della tassa dipende dal tipo d’immobile e dalla sua ubicazione. La tassa di trasferimento degli edifici viene calcolata in base alla superficie dell’immobile che viene trasferito. La tassa di trasferimento di terreni o di altri beni immobili, non edifici, è pari al 2% del prezzo di vendita. L’imposta sul reddito dalla cessione degli immobili, dovuta da un venditore persona giuridica è calcolata in base al reddito complessivo generato da tale persona giuridica nel rispettivo esercizio fiscale. Dal pagamento di tale imposta sono esenti le persone fisiche che sono soggette al pagamento della tassa sul reddito personale. L’imposta dovuta da un venditore persona fisica è pari al 15% dell’utile realizzato (differenza tra il prezzo di vendita e quello di precedente acquisto). La metodologia del calcolo viene stabilita con Ordinanza del Ministero delle Finanze e del Ministero della Giustizia. La tassa di trasferimento deve essere versata prima della registrazione dei beni immobili presso l’Ufficio di Registrazione delle Proprietà Immobiliari. Come regola generale, il trasferimento di beni immobili è esente da IVA. Tuttavia, la legge ha previsto per i contribuenti, in determinate circostanze e condizioni, il diritto di scegliere se applicare o meno l’IVA per la fornitura di beni immobili o parti di un bene immobile. L’aliquota IVA nel caso in cui il contribuente sceglie di applicare e pagare sarà pari al 20%. Questo diritto è limitato e non può essere esercitato dai contribuenti, che forniscono appartamenti o edifici residenziali o nel caso in cui l’acquirente sia una persona fisica. Il diritto di scegliere se applicare o meno l’IVA può essere esercitato per immobili o parti di immobili che sono venduti per uso aziendale da parte dell’acquirente, che deve registralo presso il CNI, o per scopi di rivendita, ma non per l’edilizia abitativa. Una recente notizia che ha generato attenzione è stata quella di esentare dal pagamento delle tasse gli hotel a 5 stelle del Paese per la durata di 10 anni. L’intervento, annunciato dal premier Edi Rama, ha previsto il rilascio di un pacchetto di incentivi per sostenere gli investimenti nel comparto turistico: il trattamento fiscale di favore è stato esteso anche agli alberghi a 4 stelle. Il trattamento consiste nell’esenzione dall’imposta sugli utili per 10 anni, l’esenzione dal pagamento della tassa sulle infrastrutture, valida solo per gli hotel a 5 stelle, così come l’esenzione dalla tassa di proprietà, mentre l’Iva è stabilita al 6% per tutti i servizi.

 

Incontri in Ambasciata: Ucraina

Incontri in Ambasciata: Ucraina - ATLANTIS

Europa: le reti in rete.  Incontro all' Ambasciata della Repubblica Ucraina di Roma

Stefania Schipani

La rete di associazioni Europa: le Reti in Rete fondata da Stefania Schipani ha organizzato il 9 giugno presso la sede dell’Ambasciata dell’Ucraina in Italia il workshop dal titolo “Europa: Ucraina e allargamento ai nuovi paesi come opportunità di sviluppo”. Questo evento è il primo di un ciclo degli incontri culturali “Incontri in Ambasciata” che Europa: le Reti in Rete ha programmato presso diverse sedi diplomatiche di Roma con l’obiettivo di mettere a confronto esperti italiani e stranieri oltre che studenti e giovani europeisti, sulle principali tematiche geopolitiche che legano Italia e Unione europea con il resto del mondo. 

L’incontro, moderato da Stefania Schipani e magistralmente presieduto dall’ambasciatore ucraino Yevhen Perelygin, ha visto la partecipazione di Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana dei Diritti Umani, Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di ricerca e politica internazionale (Irepi), Antonio Argenziano, Secretary General presso Gioventù Federalista Europea Gfe, Diana Severati, Coordinatrice Alde IM, Domenico Di Conza portavoce Presso Nazioni Unite Academic Impact.

Il dibattito è stato vivacemente e riccamente sostenuto dai giovani presenti, ai quali il seminario era specificatamente dedicato, di forti ideali europeisti e molto attenti alle informazioni e all’approfondita analisi presentata dall’ambasciatore il quale ha sottolineato la particolare situazione del paese ucraino che vive in una nuova prospettiva di potenziale rinascita e crescita. 

Gli ultimi 5 anni sono stati molto intensi per la storia moderna dell’Ucraina e fondamentali in questa fase sono i rapporti del Paese con l’Unione europea. In questo ambito è importantissima l’implementazione dell’accordo associativo firmato fra l’Ucraina e l’Unione europea per una maggiore cooperazione economica e una più forte collaborazione per studenti e lavoratori ma anche per costruire una base per l’ulteriore sviluppo sociale e politico dell’Ucraina. 

Si può osservare che la forza e la solidità dell’Unione Europea sarà anche misurata dalla capacità e dalla concreta solidarietà che verrà offerta al popolo ucraino, valorizzando e sostenendo un processo di pace e normalizzazione nei rapporti con il vicino russo.  

L’analisi dell’ambasciatore Perelygin ha toccato tutti i principali aspetti dell’Ucraina nei rapporti con gli altri paesi dell’Unione europea e nelle prospettive di sviluppo e di superamento della difficilissima situazione dei rapporti con la Russia. Il futuro dell’Europa e gli sviluppi legati ad ambiti specifici quali la modernizzazione del settore energetico, i rischi terroristici, l’aggressione russa sono infatti fortemente condizionanti per le opportunità commerciali e imprenditoriali del paese. 

L’Ambasciatore ha quindi sottolineato l’importanza di aprire la sede diplomatica di un paese come quello ucraino agli studenti e soprattutto agli imprenditori per rafforzare le potenzialità e le opportunità che un interscambio commerciale e culturale può offrire e ha risposto approfonditamente alle domande che gli sono state poste.

Antonio Argenziano ha chiesto all’ambasciatore approfondimenti sui rapporti fra l’Ucraina e i paesi di Visegrád con particolare riferimento al rischio di deriva socio-politica e dell’importanza che paesi così vicini rappresentano per il territorio ucraino. 

Durante i lavori Domenico Letizia ha sottolineato in particolare le questioni legate all’attuale realtà energetica ucraina e ai possibili investimenti nel settore delle fonti rinnovabili che può offrire possibilità di autonomia dalla dipendenza energetica russa. 

In particolare l’Ambasciatore sul tema ha ricordato come si stia sviluppando il settore dell’eolico e come sia importante incentivare la produzione direttamente su suolo ucraino, scelta effettuata da imprese norvegesi

Antonio Stango, presidente Fidu, ha approfondito le problematiche legate alla violazione dei diritti umani in Crimea che continua a rappresentare un problema enorme per il popolo ucraino ma anche un’assurdità per tutta l’Europa.

L’intento emerso dall’incontro al riguardo è quello di organizzare in breve tempo un Convegno con la collaborazione tra la Fidu e l’Ambasciata ucraina dedicato specificatamente alla situazione dei diritti umani in Crimea proposta alla quale ha aderito anche Domenico Di Conza in quanto portavoce Presso Nazioni Unite Academic Impact.

Diana Severati ha sottolineato l’importanza della tappa sancita il primo settembre 2017 con la piena entrata in vigore dell’accordo di associazione UE ed Ucraina e l’applicazione provvisoria della zona di libero scambio globale e approfondita (DCFTA), avviata nel 2016, che ha apportato notevoli benefici ai cittadini ucraini e ha consentito un maggiore sviluppo del commercio tra l’UE e l’Ucraina cresciuto quasi del 30% rispetto al primo trimestre del 2016. 

Il successo dell’iniziativa realizzata con il patrocinio di altre associazioni europeiste quali il Circolo Cassiodoro, presieduto da Gianna Radiconcini, partigiana giornalista e da sempre europeista militante, Irepi, l’Associazione socio-culturale Alto Casertano presieduta da Antonio De Pandis, la Gioventù federalista europea, l’associazione Liberi cittadini è comprovata dai successivi appuntamenti già programmati con l’Ambasciata che ha offerto la sua ospitalità e dall’interesse ampiamente dimostrato dai giovani presenti.  

Siamo quindi al primo passo di una lunga e costruttiva serie di  nuovi incontri di Europa: le Reti in Rete.

Diritti: Europa e libertà di informazione al Consiglio d'Europa a Venezia

Diritti: Europa e libertà  di informazione al Consiglio d'Europa a Venezia - ATLANTIS

 

Nella sede di Venezia, unica in Italia, del Consiglio d’Europa, il 28 maggio scorso si è svolto un importante incontro sul tema “Europa e Libertà di Informazione”. L’evento, che ha coinvolto importanti personalità operanti a vario titolo nel mondo della comunicazione, è stato inserito nel nutrito programma delle manifestazioni sulla Festa dell’Europa svoltosi a Venezia lungo tutto il mese di maggio 2018. La Direttrice dell’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa a Venezia, Ambasciatrice Luisella Pavan Woolfe ha fatto gli onori di casa, con la sua illuminante introduzione sulla storie e le finalità del Consiglio d’Europa, istituzione nata nel 1949 alla quale aderiscono 47 Paesi, opera da sempre per la difesa dei diritti umani e come la sua azione a favore della libertà della stampa e dell’informazione sia basata sull’articolo 10 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, che riconosce tale diritto fondamentale come uno dei pilastri della democrazia. Importanti e allarmanti alcuni dati da Lei menzionati e qui rapidamente riportati diffusi dal report annuale di Reporter Sans Frontières (2017): 65 giornalisti uccisi, 326 incarcerati, 54 in ostaggio, 2 scomparsi. Nel 2018 la Norvegia si riconferma il paese migliore mentre la Corea del Nord si posiziona di nuovo all’ultimo posto. L’Italia passa dal 52esimo posto ottenuto nel 2017, al 46esimo nel 2018. Gianantonio Schiaffino, giornalista, ha voluto sottolineare l’importanza dell’opera svolta dal Consiglio d’Europa in difesa della libertà di informazione e della tutela di chi la esercita. Si sono succeduti: Maurizio Cerruti, giornalista, esperto di questioni internazionali. Ha parlato di scenari internazionali, informazione e contro informazione, ruolo del giornalista. Gianluca Amadori, giornalista, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Giovanni De Luca, Direttore di Rai Veneto. Il quale ha sottolineato come il servizio pubblico nazionale radiotelevisivo non abbia esaurito le proprie finalità e semmai dovrebbe trasformarsi in servizio pubblico europeo. Luigino Rossi, imprenditore, già Presidente del Gruppo Il Gazzettino, ha sviscerato il tema: editore privato ieri, oggi e domani. Esiste ancora un legame con il proprio territorio? Infine, Niccolò Rinaldi, funzionario del Parlamento europeo, Esperto di diritti civili, ha parlato delL’Europa dei diritti in un mondo dominato dalla forza. Ha coordinato e moderato i relatori Carlo Mazzanti, direttore responsabile della rivista di affari internazionali Atlantis. L’incontro ha intenso anche  affrontare il tema della situazione dell’informazione, data e ricevuta, nel contesto italiano ed europeo nella nostra attuale e complessa contemporaneità. I relatori sono stati scelti per una loro specifica qualifica che li ha resi idonei ad affrontare il tema della libertà di stampa nel mondo, in Europa ed in Italia; della situazione dell’editoria sia pubblica che privata; dello specifico rapporto esistente tra Stato di diritto e qualità dell’informazione; della difficoltà a fare aderire normative di tutela del giornalista e del cittadino fruitore finora di singoli Stati nazionali in un contesto globale; dell’opportunità che una regolamentazione dello strumento di comunicazione globale provenga da un soggetto attendibilmente autorevole come l’Unione europea anche per distinguere il ruolo del mezzo di informazione giornalistica o istituzionale da quello di comunicazione commerciale o di propaganda politica; la necessità di limitare le aree grigie del web e del mondo social nelle quali si sono perpetrati usi impropri di notizie per condizionare il consenso delle masse di elettori nei paesi democratici.

L’appuntamento diventerà una consuetudine annuale dell’Ufficio veneziano.

 

Malattie nel Mondo: la Malaria

Malattie nel Mondo: la Malaria - ATLANTIS

La malaria è una malattia infettiva causata da un protozoo, un microrganismo parassita del genere Plasmodium, che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. Le zanzare infette sono dette “vettori della malaria” e pungono principalmente tra il tramonto e l’alba.

La malaria costituisce un enorme problema sanitario mondiale ed è la principale causa di morbilità e mortalità in numerose nazioni. In Italia è scomparsa a partire dagli anni ‘50 e i casi di malattia che si verificano, comunque, ogni anno nel nostro Paese sono legati soprattutto ai turisti che rientrano da paesi malarici e all’immigrazione da tali Paesi.

Esistono quattro specie di parassiti che causano la malaria negli esseri umani:

Plasmodium falciparum, responsabile della malaria maligna o terzana

Plasmodium vivax responsabile della terzana benigna

Plasmodium ovale che provoca una forma simile di malaria terzana benigna

Plasmodium malariae responsabile di una forma di malaria definita “quartana” a causa della caratteristica periodicità con cui si presenta la febbre

Il Plasmodium falciparum e il Plasmodium vivax sono i più comuni.

Il Plasmodium falciparum è il più letale.

Nelle zone endemiche non sono rare infezioni “miste”, con contemporanea presenza di plasmodi di tipi diversi.

Si sono anche verificati casi di malaria umana dovuti al Plasmodium knowlesi, una specie che causa la malaria nelle scimmie ed è localizzata in alcune aree forestali del Sud-Est asiatico.

La malaria si trasmette esclusivamente attraverso la puntura della zanzara Anopheles. L’intensità della trasmissione dipende da fattori connessi con il parassita, con il vettore, con l’ospite umano e con l’ambiente.

Circa la metà della popolazione mondiale è a rischio di malaria.

Specifici gruppi di popolazione a rischio includono:

bambini piccoli che vivono in aree a trasmissione stabile e non hanno ancora sviluppato l’immunità protettiva nei confronti delle forme più gravi della malattia

donne incinte non immuni, in quanto la malaria provoca un’alta percentuale di aborti e può portare alla morte materna

donne incinte parzialmente immuni, in aree ad elevata trasmissione. La malaria può avere come conseguenze aborti e basso peso alla nascita, soprattutto se si tratta della prima o seconda gravidanza

donne incinte parzialmente immuni affette dall’AIDS in aree a trasmissione stabile, per tutto il corso della gravidanza. Le donne che presentano un’infezione da malaria localizzata nella placenta hanno anche un rischio maggiore di trasmettere al neonato l’infezione da HIV

persone affette da HIV/AIDS

viaggiatori internazionali in provenienza da aree non endemiche a causa dell’assenza di immunità

immigrati provenienti da aree endemiche e i loro figli, che vivono in aree non endemiche e tornano nei Paesi d’origine in visita ad amici e parenti, sono similmente a rischio a causa del calo o assenza di immunità.

 

SORVEGLIANZA IN ITALIA

All’inizio della seconda guerra mondiale la malaria era ancora presente su buona parte del nostro territorio, in particolare al centro sud, nelle isole maggiori e lungo le fasce costiere delle regioni nordorientali, con propaggini di ipoendemia nella Pianura Padana. I vettori provati erano le specie: Anopheles labranchiae, Anopheles sacharovi (appartenenti al complesso maculipennis) e Anopheles superpictus. La trasmissione della malaria fu praticamente interrotta a conclusione della Campagna di Lotta Antimalarica (1947-51), casi sporadici, dovuti a Plasmodium vivax, si verificarono in Sicilia fino agli inizi degli anni ’60. Nel 1970 l’OMS include l’Italia tra i paesi indenni da malaria, tuttavia nel nostro paese per questa malattia resta in vigore la notifica obbligatoria.

Il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità mantengono attivo un sistema di sorveglianza che prevede una continua valutazione della situazione epidemiologica sia tramite l’elaborazione annuale della casistica sia attraverso il controllo dell’anofelismo residuo. L’Istituto Superiore di Sanità ha anche l’incarico di conferma microscopica di diagnosi dei casi notificati.

 

1.1 DATI EPIDEMIOLOGICI RECENTI

Nel corso degli anni, anche in Italia, come in Europa, la malaria è diventata la malattia tropicale più frequentemente importata. Dati epidemiologici recenti, relativi al periodo 2011-2015, mostrano 3.633 casi di malaria notificati, di cui 89% con diagnosi confermata. La quasi totalità dei casi sono d’importazione, i casi autoctoni riportati sono stati sette: due indotti (P. falciparum e P. malariae), tre criptici (1 di P. falciparum e 2 di P. malariae), uno sospetto da bagaglio (P. falciparum), uno sospetto introdotto (P. vivax), cioè trasmesso da vettori indigeni (Allegato 1). Il 70% dei casi si sono verificati nel genere maschile e il 45% nella fascia di età 24-44 anni. Tra i cittadini italiani si sono riscontrati il 20% dei casi di cui il 41% in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21 % per volontariato/missione religiosa. Gli stranieri rappresentano l’80%, per quanto riguarda quest’ultimi l’81% dei casi sono da registrarsi tra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel paese di origine in visita a parenti ed amici, definiti in letteratura come Visiting Relatives and Friends e indicati con l’acronimo VRFs, il 13% tra immigrati al primo ingresso.

La specie di plasmodio predominante è risultata P. falciparum, con l’82% dei casi segnalati, seguita da P.vivax (12%), P.ovale (4%), P. malariae (2%); rare le infezioni miste (0,4%). Il 92% dei casi sono originati dal continente africano (soprattutto da paesi dell’Africa occidentale), il 7% da quello asiatico, lo 0,6% da paesi dell’America centro meridionale e lo 0,1% dall’Oceania (Papua-Nuova Guinea); in questi ultimi tre continenti predomina il P.vivax. I decessi sono stati in totale quattro, dovuti ad infezioni da P. falciparum acquisite in Africa.

Report Difesa: nota del Direttore

Da questo numero di “Atlantis” inizia una collaborazione organica con il quotidiano on line “Report Difesa.it”. 

Ringrazio gli amici e colleghi Andrea e Carlo Mazzanti per avere fortemente voluto che fosse creata questa joint venture.

Nato il 1° marzo 2017, il giornale è, ogni giorno sugli schermi di computer, smartphone, tablet e sulle scrivanie di militari, politici, diplomatici, imprenditori, appassionati del settore.

Racconta il mondo con un linguaggio semplice ma attento, in modo da raggiungere un panorama di lettori sempre più ampio. Quotidianamente, entra nel vasto panorama delle notizie estere e  racconta quanto accade nel mondo militare italiano e straniero. Oltre che narrare i principali fatti d’arma che hanno fatto la storia del nostro Paese e di altri.

Grazie a questa unione editoriale, entrambi i giornali sono pronti a conquistare spazi sempre più ampi nel panorama informativo nazionale ed internazionale. 

Nei prossimi mesi i lettori di “Atlantis” e di “Report Difesa” avranno, dunque, modo di essere informati, in maniera sempre più dettagliata, su quanto avviene fuori dai confini nazionali, su come operano le Forze Armate italiane e straniere, su quali prodotti le industrie del settore propongono ai mercati.

Analisi, articoli, interviste e reportage saranno il “pane quotidiano” di questa seria informazione che porterà al mondo editoriale, senza dubbio, un valore aggiunto che mancava e che, oggi, fortunatamente è stato colmato.

 

Il Direttore Responsabile di Report Difesa

Luca Tatarelli

Report Difesa

Report Difesa - ATLANTIS

Angeli su strade…sicure!!!

Francesca Cannataro

Sono passati dieci anni da quando uomini e donne dell’Esercito italiano hanno iniziato a vegliare, congiuntamente alle Forze di Polizia, su città, monumenti e cittadini italiani. 

Angeli a tutela e salvaguardia della nostra sicurezza impiegati nell’Operazione “Strade Sicure”. Un’Operazione che è, a tutt’oggi, tra gli impegni più importanti e consistenti della Forza Armata. Iniziata il 4 agosto del 2008 sulla base dell’articolo 7-bis del Decreto Legislativo numero 92 del 23 maggio del 2008 convertito dalla legge numero 125 del 24 luglio 2008, con la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri autorizzò l’impiego di militari delle Forze Armate per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, in aree metropolitane o densamente popolate. Il personale delle Forze Armate è posto a disposizione dei Prefetti, dai quali viene impiegato per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché in perlustrazione e pattuglia in concorso alle Forze di Polizia.

I numeri raccontano di un’attività che grande consenso ha riscosso anche tra i cittadini che con calore, rispetto e orgoglioso accolgono gli uomini e le donne dell’Esercito presenti nelle strade. 7050 sono a oggi le unità impiegate su tutto il territorio nazionale dislocate in 52 piazze.

Dal 4 agosto del 2008 ad oggi i militari hanno contribuito all’arresto di oltre 15 mila persone, controllato e identificato oltre 3 milioni di persone e più di 1 milione tra autovetture e motocicli, sequestrato auto, moto, sostanze stupefacenti, armi e articoli contraffatti. 

Ma non solo. Diversi sono stati gli impegni a cui hanno ottemperato. A seguito di specifiche decisioni del Governo, sempre operando nell’ambito della medesima attività operativa, a questi speciali “angeli” sulle strade sono stati, infatti, assegnati ulteriori compiti legati a particolari esigenze di sicurezza del territorio. 

Tra questi: il controllo e sicurezza dell’area centrale della città de L’Aquila colpita dal terremoto del 2009; la sicurezza dei cantieri dei treni ad alta velocità (TAV) a Torino e Val Susa; l’intervento in Campania per pattugliare e sorvegliare le aree della cosiddetta “Terra dei Fuochi” per prevenire e reprimere i reati ambientali; l’importante dispositivo che ha fattivamente contribuito alla sicurezza e la sorveglianza dell’EXPO 2015 a Milano. 

Di rilievo, infine, in occasione del Giubileo della Misericordia, oltre 1500 militari, impiegati su tutto il territorio nazionale e prevalentemente su Roma, hanno garantito la sicurezza dei siti giubilari, anche per mezzo di un potenziamento dedicato del dispositivo di Difesa aerea a cura dell’Aeronautica Militare. 

Il piano di impiego del personale delle Forze Armate è adottato con decreto del ministro dell’Interno, di concerto con quello della Difesa, sentito il Comitato nazionale dell’Ordine e della Sicurezza pubblica (CNOSP) integrato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e previa informazione al Presidente del Consiglio dei Ministri. 

Inizialmente fu previsto un impiego di un contingente non superiore a 3 mila, per un periodo di sei mesi. Nel tempo, successive disposizioni di legge hanno variato la consistenza del personale impiegato, la durata dell’operazione e hanno previsto la collaborazione delle Forze Armate nei servizi di controllo del territorio a tutela di obiettivi sensibili e per contribuire alla prevenzione e contrasto del terrorismo. 

Al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è assegnato il controllo operativo dell’Operazione interforze. La gestione diretta è assicurata per il tramite dei Comandi Forze di Difesa Interregionale Nord (Padova) e Sud (Napoli) dell’Esercito.

“Strade Sicure” è un’operazione di grandissimo rilievo condotta con fierezza, orgoglio e determinazione per vegliare sulla sicurezza di tutti.

Eccellenze Italiane nel Mondo

Eccellenze Italiane nel Mondo - ATLANTIS

VIRAVER

“Definiamo la nostra azienda “The Millenium Glass” perché nasciamo nel 2000 in un momento storico, dove nasce la Millenium Generation, una delle generazioni più innovative e tecnologiche - sono le parole di Ennio Mazzarolo, fondatore di questa azienda che è un fiore all’occhiello dell’imprenditoria veneta e italiana -

Viraver mette quindi al servizio dei suoi clienti innovazione tecnologica e continua ricerca e sviluppo dei suoi prodotti, per rispondere alle domande del mercato con soluzioni concrete innovative e molto spesso studiate su misura per il cliente”.

 

Ennio è un uomo pieno di entusiasmo. Lo trasmette al cercatore di Eccellenze Italiane per il Mondo che non crede ai suoi occhi. Il viaggio dalla redazione è stato una progressiva immersione dall’autostrada A4 alla campagna veneta, nella profonda provincia di Padova in una zona nella quale si stagliano all’orizzonte nemmeno lontano i vulcanici Colli Euganei. Vulcanico, infatti, Ennio Mazzarolo, lo è eccome. Mostra la sua (le sue) fabbriche con l’orgoglio di chi le ha pensate, costruite, fatte crescere e prosperare. Al suo fianco la figlia Cristiana, una bellissima ragazza già sulle orme paterna già percorse da un pezzo dai suoi tre fratelli maggiori.

 

Sin dalla sua nascita Viraver si propone come azienda trasformatrice di vetro.

Viraver vive una crescita costante, scandita dai ritmi del suo fondatore e della sua famiglia, che in pochi anni hanno portato questo marchio a diventare uno dei leader mondiali nella trasformazione del vetro, nei settori della nautica, dell’automotive, dell’architettura e dell’industria, grazie ad investimenti che hanno interessato tanto la produzione, quanto la ricerca e l’applicazione di nuove tecnologie, che hanno fatto si che Viraver fosse l’azienda “del vetro del nuovo millennio”.

La passeggiata all’interno e all’esterno dell’azienda è appassionante. Ci si imbatte in un enorme forno (inventato e costruito qui). Sembra impossibile che un luogo di invenzione e produzione di questo livello sia in mezzo ad una zona artigianale/industriale tra le tante, tra anonimato e contorno rurale.

Viraver propone oggi i suoi prodotti anche nell’area della sicurezza, con un bagaglio di esperienza che nasce da applicazioni create ad-hoc per progetti molto diversi fra loro, che hanno interessato il mondo dello yachting, dell’industria del design e dell’automotive. La ricerca e sviluppo di Viraver in questi campi ha portato l’azienda Italiana ad una costante ricerca della qualità e di nuove tecnologie. Viraver negli anni ha realizzato nel settore nautico vetri con spessori elevati, multistrato con diversi tipi di intercalari plastici. Grazie all’esperienza e alle competenze sviluppate in questo settore, Viraver ha deciso di tramandare tale Know-how anche nel settore del blindato.

Non a caso Viraver ha scelto un approccio olistico che vede la ricerca, lo sviluppo, la sperimentazione, la produzione e la struttura commerciale riunita nella stessa struttura, che si estende su un’area di 15,000 metri quadrati, dei quali 7,600 coperti. 

Nella visita, si attraversano vari reparti. Il personale non sembra certo la classe operaia tradizionale. Infatti, è formata in azienda con passione e la professionalità acquisita poi diventa un valore aggiunto aziendale. Viraver è un fornitore delle maggiori aziende nel campo dei trasporti terrestri e navali. Viene ancora fuori l’orgoglio veneto nello snocciolare i nomi famosi di aziende automoblistiche, ferroviarie, cantieristiche, etc.

 

“Oggi essere un’azienda certificata, significa rispondere a precise ed attente valutazioni, ma soprattutto creare fasi gestionali produttive e qualitative che corrispondano alle attese del cliente. Viraver risponde alle normative gestionali della qualità secondo ISO9001. - raccontano i Mazzarolo - Questo garantisce che Viraver monitorizza tutte le procedure aziendali al fine di migliorare l’efficacia, l’efficienza e la qualità dei propri processi produttivi e dei servizi ad essa correlati. Come fine ultimo e naturalmente insito nel modo di essere di Viraver, la piena soddisfazione del cliente”. 

 

Lastre in vetro vengono trasformate negli impianti Viraver appositamente progettati per ottenere altissimi livelli di qualità ottica che contraddistinguono i prodotti dell’azienda. Ogni passaggio nei processi di trasformazioni di: Taglio e molatura, Curvatura per gravità, indurimento chimico, serigrafica, inserzione di microfili riscaldanti, assemblaggio in camera bianca e laminazione in autoclave è costantemente monitorato in tempo reale dalla squadra responsabile del controllo di qualità. Ma non è questo che più colpisce. E’ il sentimento di voglia di fare e di migliorare ancora che aleggia tutt’intorno. Come se ogni giorno l’asticella della sfida innovativa si alzasse e non ci fosse alcuna paura nell’affrontare la sfida. Così si preparano nuovi investimenti:

• Impianto di Indurimento Chimico del vetro. Oggi Viraver può vantare la leadership a livello  mondiale nel processo di indurimento chimico del vetro che ha raggiunto le dimensioni di, 8m x 3,21m (oggi è l’impianto più grande e produttivo al mondo per questo processo), e di garantire un livello di qualità eccellente, frutto anche di un forte investimento in ricerca&sviluppo e ai processi sviluppati e implementati dall’azienda.

• Viraver amplia le dimensioni dei suoi forni di curvatura, per arrivare a curvare superfici di 6 m x 3,21m.

 

“L’altra linea di produzione Viraver è il Policarbonato. Viraver ha scelto di utilizzare esclusivamente policarbonato destinato all’industria aerospaziale, per la sua elevata qualità ottica. Ogni processi di termoformatura, coating anti graffio (Un trattamento di indurimento superficiale garantisce una resistenza ai graffi che rende i parabrezza in policarbonato particolarmente indicati per  impieghi ove è richiesta leggerezza e robustezza meccanica, come nelle gare automobilistiche), serigrafia, inserimento di microfili riscaldanti, rifilatura con macchina a 5 assi, assemblaggio in camera bianca e  laminazione in autoclave è costantemente controllato dal team specializzato del controllo qualità - sottolineano i Mazzarolo - In questi anni Viraver si è trovata ad affrontare progetti che si possono semplicemente definire unici. Per questo la capacità di analisi e di creatività si fondono con la grande conoscenza della materia da parte del team di ricerca e sviluppo. Viraver in questi anni ha sviluppato progetti personalizzati in tutte le aree di competenza di ogni singola divisione”.

 

La visita è durata un paio di ore. Un’altra Eccellenza produttiva, un’altro alto esempio di cultura di impresa, partita dal culto per il lavoro e per la passione per l’innovazione del suo fondatore è stata consegnata alla consapevolezza di un Paese che rifiuta il declino se non altro per rispetto di eroi come questi imprenditori.

Eccellenze Italiane nel Mondo

Eccellenze Italiane nel Mondo - ATLANTIS

Inaugurata la nuova “ala” della Casa di Cura Giovanni XXIII 

 

National orthopedic point of excellence, fourth in Italy and first in Veneto for hip and knee prostheses (PNE 2017 Ministry of Health classification), the “Giovanni XXIII” Healthcare Center of Monastier inaugurated Tuesday 5 June 2018, in the presence of the president of the Veneto Region Luca Zaia, the new wing that includes the Sterilization Center, the new medical department and the new operating group with hybrid and integrated rooms.

At the ceremony, with the cutting of the ribbon by the CEO Sogedin Gabriele Geretto and the president Massimo Calvani, all the primary and doctors of the Treviso health structure participated, supported by a large representation of administrative and parasanitary collaborators.

Also present mayor of Monastier Paola Moro. In this way, the John XXIII Nursing Home continues to support, with professionalism and technology, the already excellent health care of Veneto, a point of reference for the entire national territory. 

 

Eccellenze Italiane nel Mondo

Eccellenze Italiane nel Mondo - ATLANTIS

Bibione da scoprire

Bandiera Blu

Il 07 maggio 2018 la spiaggia di Bibione ha ricevuto l’assegnazione della “BANDIERA BLU 2018” confermando i riconoscimenti ottenuti nelle passate edizioni.

Bibione ha ottenuto il riconoscimento diverse volte ed ininterrottamente dal 1996 al 2018. In totale: 27 riconoscimenti.

La Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale istituito nel 1987 nell’Anno europeo dell’Ambiente e che viene assegnato ogni anno in 41 paesi, inizialmente solo europei, più recentemente anche extra-europei. Bandiera Blu è un eco-label volontario per la certificazione di qualità ambientale delle località turistiche balneari.

L’obiettivo principale del programma è promuovere nei Comuni rivieraschi una conduzione sostenibile del territorio, attraverso una serie di indicazioni che mettono alla base delle scelte politiche l’attenzione e la cura per l’ambiente. Ai fini della valutazione, la qualità delle acque di balneazione è considerata un criterio imperativo, solo le località le cui acque sono risultate eccellenti, possono presentare la propria candidatura.

Tra gli altri criteri presi in esame si trovano anche: la depurazione delle acque reflue, la gestione dei rifiuti, la regolamentazione del traffico veicolare, la sicurezza ed i servizi in spiaggia.

Il sole nel cuore dell’Europa, così è detta Bibione, bella località turistica veneta, affacciata sul mare Adriatico a metà strada tra l’affascinante Venezia e la mitteleuropea Trieste. Frequentata dagli anni Cinquanta per la sua lunga spiaggia di morbida sabbia, lambita dalle acque pulite del mare Adriatico, Bibione è un cuore palpitante di vita, dove la vacanza al mare è un’esperienza che non si dimentica.

Vacanze all’insegna dello natura, dello sport e del benessere

Il sole, il mare, la spiaggia fine sono il grande appeal di Bibione, ma è solo soggiornando che si potranno scoprire i suoi mille volti sorprendenti. Innanzitutto la natura, piena e rigogliosa. Vista dall’alto Bibione è un immenso polmone di verde, un susseguirsi di pinete, leccete incontaminate circondata dall’acqua, quella salata del mare, quella temperata e dolce di laguna e infine le acque fredde del Tagliamento, il fiume alpino patrimonio dell’Unesco.

E nel sottosuolo l’acqua termale che ha permesso di creare Bibione Thermae, il complesso termale d’eccezione, dedicato a cura e benessere, affacciato sulla spiaggia.

Le strutture ricettive: soluzioni per ogni esigenza

Bibione è luogo tranquillo, una località a misura di turista, dove il calore di casa lo si ritrova nei soggiorni in hotel, appartamento o campeggio, ricchi di confort, con il personale attento e numerose attività da fare. I servizi sull’arenile sono efficienti, Wi-Fi, booking-on-line, attrezzature per disabili, e si rinnovano ogni anno. In città trionfano lo shopping e la gastronomia con tanti negozi, bar, ristoranti e pizzerie che d’estate sono aperti tutti i giorni e fino a tarda ora. Anche i più giovani trovano locali ad hoc, discoteche in viva al mare, un grande Luna Park, impianti e attività sportive.

Un ricco calendario di eventi e spettacoli

Ogni anno Bibione è una città che si emoziona con le grandi manifestazioni di sport, enogastronomia, cultura e folklore, che iniziano ad aprile con la Festa dell’Asparago Bianco e proseguono fino a settembre, quando SeptemberFest, la tradizionale Festa dell’Uva e del Vino, da trentuno anni saluta l’estate. La vacanza invece non finisce qui, Bibione è bellissima anche fuori stagione.

I vigneti di Lison Pramaggiore

Un terreno generoso, qualità di vini speciale e controllata da un Consorzio Volontario per la Tutela dei Vini DOC: a Bibione non c’è attività o prodotto che non sia fatto secondo la regola d’arte. Merlot e Cabernet ma anche Pinot Bianco e Verduzzo, assieme al Refosco dal peduncolo rosso e al Sauvignon a completare l’offerta di una zona vitivinicola tra le più avanzate d’Italia.

Vini biologici DOC e DOCG

Bibione offre una gastronomia eccelsa e produce anche i vini più adatti ad accompagnarla. A pochi chilometri dalla località, si trova l’area di Lison-Pramaggiore con la sua tradizione enologica che ha dato vita a veri capolavori, tutti DOC e anche biologici.

I vini di Lison-Pramaggiore sono di qualità decisamente superiore e spaziano dai bianchi ai rossi e ai rosati. Da alcuni anni vengono prodotte anche le ‘bolle’ con i freschi spumanti e il prosecco. Fiore all’occhiello è il Lison DOCG che prende il nome dall’omonimo borgo e che si fregia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Il Consorzio Volontario per la Tutela dei Vini DOC

La maggior parte delle cantine della zona appartengono al Consorzio Volontario per la Tutela dei Vini DOC. Le tecniche di agricoltura biologica che qui vengono utilizzate (e che ne hanno fatto la maggior realtà nazionale per quanto riguarda la viticultura biologica) sono state introdotte già dagli anni ‘90 e prevedono antagonisti naturali per i parassiti, sali di rame e zolfo contro la peronospera e l’oidio e il divieto assoluto di pesticidi di sintesi o diserbanti. Le concimazioni, invece, vengono attuate solo con sostanze organiche.

Pedalando lungo la Strada dei Vini Lison-Pramaggiore

Per chi volesse passare qualche ora in campagna a visitare le cantine e degustare queste vere delizie, la Strada dei Vini Lison-Pramaggiore, da fare preferibilmente in bicicletta vista la bellezza del luogo, è la guida più esperta per andare alla scoperta del vino ma anche del territorio e delle sue ricchezze storiche e culturali, dei salumifici, delle latterie, delle trattorie e dei ristoranti

Se amate la natura, Bibione fa proprio per voi

La laguna, le foci del fiume Tagliamento, un sistema di canali per arrivare da Venezia a Trieste. E poi il Giardino Mediterraneo unico per la sua biodiversità, la valle da pesca di Valgrande che è sito di Importanza Comunitaria, senza dimenticare il bellissimo Parco Zoo Punta Verde.

Una Green Destination certificata

Apparentemente, l’essere una delle prime spiagge in Italia come presenze, sembrerebbe non coincidere con le necessità richieste da una natura protetta e rispettata. A Bibione, invece, le due cose convivono in estrema armonia e lo dimostrano concretamente tante iniziative e certificazioni.

Bibione ha un mare che vanta 27 bandiere blu. Ha la certificazione ambientale EMAS e un sistema di gestione ambientale che sovrintende a tutte le attività della cittadina. Inoltre, per tutelare alcune zone, ha acquisito dei precisi riconoscimenti. Per la Valgrande, ad esempio, che è una valle da pesca di 360 ettari dove trova sede un bosco di lecci di 150 anni, fiori e piante rare, daini, cinghiali e cavalli, è stato ottenuto il riconoscimento di Zona di Protezione Speciale e Sito di Importanza Comunitaria.

Esplorando la natura: i percorsi

Per dividerlo con i suoi ospiti, però, la località ha creato anche dei percorsi tabellati da fare a piedi, in bicicletta o a cavallo, e un servizio guide. Un’operazione simile è stata compiuta anche aderendo al progetto transfrontaliero del Giardino Mediterraneo che ha permesso di delimitare una vasta area a est di Bibione e di mantenerla al suo stato naturale, con la vegetazione e la fauna caratteristici. Ovviamente anche qui, gli amanti della natura sono i benvenuti e possono visitarla percorrendo degli itinerari stabiliti.

Alla scoperta della laguna e della Foce del Tagliamento

Ma tutta la natura di Bibione è da vivere e in primis, per bellezza e particolarità, c’è la laguna con i suoi canali, i suoi canneti, i terreni affioranti e i fiori che si tingono di viola in primavera senza dimenticare i casoni, che sono le antiche dimore dei pescatori e sono fatte di canne e legno. C’è poi la foce del fiume Tagliamento dove trovare orchidee e flora tipica delle Alpi. Attraverso la laguna passa anche l’Idrovia Litoranea Veneta, un insieme di canali che da Venezia portano a Trieste e sono ancora navigabili.

Parco Zoo Punta Verde di Lignano: una gita speciale per grandi e bambini

Molto interessante è stato anche il progetto concretizzato in uno splendido parco naturalistico: il Parco Zoo Punta Verde. Qui, oltre a mostrare le varie specie animali in un ambiente naturale e curato, per gli ospiti ogni anno vengono create diverse iniziative atte a fornire una maggior conoscenza del mondo animale e incentivarne il rispetto.

La vacanza al mare è particolarmente ricca di esperienze, perché fatta di tante opportunità: spiaggia, divertimento, risate, colori, rumori, ma anche di quiete, riposo e lunghi silenzi. Sembra incredibile ma panorama opposto e complementare si trova a convivere nella stessa località.

La meta ideale per le vacanze slow

La natura a Bibione occupa uno spazio considerevole, basta guardarla dall’alto per rendersi conto di quanto è verde! Molte aree, in particolare agli estemi est e ovest e le zone alle spalle del mare, sono incontaminate e tutelate da leggi specifiche che le hanno dichiarate Siti di Importanza Comunitaria. Così, inaspettatamente, per tutti coloro che amano le vacanze green, la vacanza al mare a Bibione si trasforma in una serie di esperienze da vivere a contatto con la natura. 

Le escursioni con la bicicletta tra i campi coltivati che disegnano i terreni pianeggianti, le risaie e le aziende agricole che producono decine di prodotti a chilometro zero; l’esperienza di lasciarsi cullare dall’acqua calma della laguna con il kayak; l’emozione di scoprire daini, cavalli bradi e le centenarie testuggini di Hermann in Valgrande; la varietà di colorate orchidee spontanee che fioriscono in aprile nella pineta verso il faro.

Una località da vivere ed esplorare in ogni stagione

Bibione è anche questo: una scoperta continua, lungo tutto l’anno perché ogni stagione, ogni mese, ha le sue caratteristiche. Basterà girare con la macchina fotografica per rendersene conto. Ritrarre questi angoli di natura in modo insolito in tutte le variazioni di luce, dall’alba al tramonto quando il sole basso all’orizzonte esalta i contorni delle figure, è il modo più bello per immortalare i paesaggi insoliti di Bibione e trasmettere le sue emozioni a chi poi guarderà quelle fotografie.

 

Bibione, enogastronomia e prodotti tipici durante tutto l’anno

Bibione e i suoi dintorni hanno una lunga e prestigiosa tradizione enogastronomica.

La ricchezza di sapori e prodotti tipici è fiore all’occhiello del nostro territorio: dai prodotti caseari al miele, dalla carne d’oca agli ortaggi, dalla frutta al delizioso pescato di mare e di laguna, durante tutto l’anno, a seconda della stagionalità, potrete assaporare una gran varietà di prelibatezze genuine e a chilometro zero.

I percorsi enogastronomici tra cantine, aziende agricole, mercati, agriturismi e ristoranti vi condurranno alla scoperta del nostro territorio, della nostra storia e delle nostre tradizioni. Lungo questi itinerari potrete degustare i pregiati vini delle aziende vitivinicole locali e conoscerne da vicino i metodi di coltivazione e di produzione. Potrete assaporare i piatti tradizionali, rivisitati in chiave moderna, o fedelmente riprodotti nelle loro ricette originarie, e scoprire come ciascuna pietanza si può abbinare ai singoli vini.

Per una vacanza o un weekend all’insegna del gusto e della buona tavola, in ogni momento dell’anno, vi aspettiamo a Bibione, per un “viaggio” alla scoperta degli itinerari enogastronomici, tra il mare suggestivo e affascinante, la natura incantevole e rigogliosa, e il ricco patrimonio storico-artistico dei borghi che costellano l’entroterra del Veneto orientale.

 

Sport all’aria aperta

Jogging in riva al mare

Lo jogging, corsa leggera e prolungata, è uno sport alla portata di tutti utile per rassodare e tonificare il corpo. E farlo in riva al mare ha il suo valore aggiunto perché il mattino presto l’aria pulita e il silenzio sono perfetti per liberare la mente dallo stress e tensioni, e le ore prima del tramonto, quando i colori che virano sul rosso si spengono nel mare, sono le più corroboranti per corpo e spirito!

Marcia

Appassionati della marcia in vacanza a Bibione continuano ad allenarsi con 2 due percorsi circolari di marcia, tabellati e ben segnalati: percorso Bosco Canoro di 9 chilometri e Percorso il Faro di 18 chilometri. Per entrambi il punto di partenza e arrivo è il Bar Silvia di via Maia 72, dove ci si può anche iscrivere e ricevere le informazioni necessarie. Il gruppo marciatori di Bibione organizza da 34 anni, ogni 1° maggio, “A piedi per Bibione”, manifestazione podistica non competitiva che conta più di 7.000 partecipanti.

Nordic walking

Il Nordic Walking è una disciplina sportiva adatta a tutti e a tutte le età che consente di muovere, grazie all’utilizzo di appositi bastoncini, fino al 90 % della muscolatura. Ogni giovedì mattina e per tutta l’estate ci si tiene in forma con la camminata nordica sul lungomare, da Piazzale Zenit fino al faro. Le lezioni sono: base, tecnica 1 e tecnica 2; si potranno noleggiare i bastoncini e, per chi lo desidera, prenotare lezioni private o di gruppo anche in altri giorni e in altri luoghi, ad esempio Valgrande e Vallesina.

Equitazione

Al Centro Ippico Valgrande, aperto tutto l’anno, 2 istruttori federali impartiscono lezioni per tutti i livelli di difficoltà, principianti, esperti e per bambini dai 10 anni. La scuola ha 15 cavalli in attività, 2 piste, 1 campo ostacoli per i più bravi e maneggi per i principianti. Imperdibili le passeggiate a cavallo nella Valgrande di Bibione.

 

Incontriamo Pasqualino Codognotto, Sindaco di San Michele al Tagliamento-Bibione nel suo ufficio all’ultimo piano del municipio cittadino.

 

San Michele al Tagliamento in realtà è come un’ostrica con una perla dentro e si chiama Bibione.

Devo dire che il turismo in città non conosce declino - esordisce Pasqualino Codognotto - abbiamo organizzato l’evento G20S, Primo Summit delle Spiagge Italiane da noi perché crediamo sia un proficuo momento di confronto tra realtà di città connotate da un’economia turistica delle stesse dimensioni ma non necessariamente con gli stessi problemi da risolvere. La diversità e la comparazione saranno analizzate nei differenti casi e potranno indicare soluzioni a tutti magari anche a chi non si aspettava di ottenerne in quel caso.

 

Quali sono i vostri punti di forza?

Abbiamo un turismo di tradizionalisti ma anche di nuovi arrivi. Il segreto  è che nel corso degli anni, l’offerta ha saputo crescere mantenendo e anticipando le esigenze del turista. L’imprenditoria locale è stata all’altezza del compito e continua ad esserlo.

 

Il Comune?

Dovremmo chiederlo ai cittadini. Ma scherzi a parte, il tavolo di concertazione pubblico-privato sta funzionando egregiamente.

 

Ad esempio?

Nei trasporti, ATVO ha saputo assicurare un ottimo servizio di collegamento con le stazioni ferroviarie e gli aeroporti. E anche la bigliettazione unica è un grande vantaggio per l’utente. ASVO ha fatto un ottimo lavoro di raccolta differenziata.

 

Strategie future?

L’inserimento nell’area metropolitana di Venezia ci consente di giocare la carta del brand. Noi siamo sempre attenti all’innovazione e abbiamo investito molto nella comunicazione con app per smartphone e apparati mobili come tablet e siamo anche molto ben messi con le prenotazioni web. Non trascuriamo nemmeno lo spontaneismo che viene dall’associazionismo (biciclette, sport, etc.) che magari comincia con una piccola iniziativa che poi si trasforma in un appuntamento tradizionale di grande richiamo nazionale e internazionale. Una cosa che mi sta molto a cuore è la valorizzazione del Faro.

Sport e Mondo

Sport e Mondo - ATLANTIS

Un Campione è per sempre

Gigi Bignotti 

Se poi lo incontri appena dopo il suo settantanovesimo compleanno e gli parli a lungo, capisci che ha una marcia in più e che è un Campione nella vita prima ancora che nello sport. 

Il suo nome è Livio Berruti, campione olimpico di Roma ‘60 (unica medaglia d’oro della velocità nella storia dell’atletica italiana. 

Sta allegramente correndo verso gli 80 di una vita da Campione. Gli scriba più illustri l’hanno sviscerata in millanta articoli e in una decina di biografie di autori, una perfino del sommo Brera. Il  titolo è tutto un programma: L’abatino Berruti (330 pagine, Book time) e  accosta idealmente due grandissimi Campioni piemontesi doc: il Livio e il Gianni (Rivera, per gli astemi di calcio, abatino per antonomasia). Accostati quasi fossero un grande Barolo, il primo, e un Nebbiolo d’annata o un Barbaresco, il secondo. 

Davanti a cotanta gloria l’umile cronista si smarrisce, abbozza e inizia l’intervista con una certa timidezza mista a riverenza, subito spazzata via dal Campione: o mi dai del Tu o non se ne fa niente. Chapeau, si va dunque a incominciare.

 

Livio, ti onora l’accostamento a Gianni Rivera oppure è fuori luogo?

Siamo conterranei, che diamine. Però calcio e atletica oggi sono agli antipodi, in tutti i sensi, come discipline sportive. Ma Brera lo diceva in senso morfologico, per il fisico, e senz’altro io non ero un muscolare, tutt’altro!

 

È vero che prima della mitica Olimpiade romana e dell’oro nei 200 ti spedirono a gareggiare nel Nord Europa?

Sì, ero reduce da un infortunio, un semplice stiramento che però mi impedì di gareggiare agli Europei 1958. L’anno dopo decisi di incentrare tutta la preparazione per le Olimpiadi sui 200 per non disperdere potenzalità.

 

“L’impressione della sua corsa è sconvolgente ne scriveva di te proprio Brera - i muscoli deflagrano come in frenesia, ma il gesto è di eleganza incredibile, mai vista”. Oggi c’è ancora qualche atleta elegante come te nel gesto tecnico-atletico?

L’eleganza è anche  talento. Difficile fare paragoni a 60 anni di distanza. Un po’ io mi rivedo in Filippo Tortu, che ha 20 anni, come li avevo io nel 1960. Lo seguo con interesse e, in tempi non sospetti, avevo previsto che potesse arrivare ai 10 netti sui 100. Di lui mi piace la serietà e la costanza, doti che sono fondamentali nell’atletica di oggi. E ha un valore aggiunto: il papà Salvino Tortu, allenatore con i fiocchi, che ho conosciuto ed Ë un uomo straordinario.

 

Il padre però allenava anche l’altro figlio maggiore, Giacomo, che è rimasto talento inespresso.

Sì, è vero, ma da ottimo allenatore oltre che padre ha fatto tesoro degli errori commessi e con Filippo ha un approccio diverso. I risultati dimostrano la bontà del suo lavoro e giustificano l’ottimismo per una crescita ulteriore del ragazzo spinto anche dall’amico e collega Marcello Jacob, l’italo-texano ex lunghista, che lo stimola a migliorarsi ancora.

 

Basta il talento per emergere nell’atletica e, in generale, nello sport di oggi?

No, non è più come ai miei tempi, quando fui scoperto per caso visto che volevo  fare salto in alto e giocare a tennis. Oggi scovare un atleta talentuoso è difficile ed Ë solo il primo passo. E’ l’allenamento a determinare poi il successo insieme alla capacità di adattarsi a carichi di lavoro sempre più pesanti. Io comunque mi rivedo un po’ in Filippo e faccio un tifo indiavolato anche se sui 200 deve ancora migliorare. Ma Ë giovane e ha tutto il tempo per farlo.

 

Livio, tu cosa diresti a un giovane di oggi per spingerlo ad amare lo sport?

Gli direi che è una sfida con se stessi Ë meglio di qualsiasi esperienza virtuale, quelle di cui  oggi i giovani sono bombardati. Andate a correre, quella è vera libertà.

 

Tu riesci a fare ancora qualche corsetta?

Guarda Gigi, di recente sono stato a Roma, proprio sulla pista della mia Olimpiade: ho fatto i 100 metri camminando e mi pareva di aver corso una maratona...

 

E invece, chiudendo con un po’ di gossip, cosa ti pareva passeggiare mano nella mano con un mito come Wilma Rudolph (che vinse tre ori a Roma) in quel mitico 1960?

Beh, quella è stata una storia da copertina più che un vero flirt. Lei era sempre scortata dall’allenatore, un marcantonio americano,  e a volte anche da una guardia del corpo, un marine alto due metri. Figurati... però è stata una bella storia che rifarei mille volte anche se platonica.

 

Grazie, Livio e... prosit. 

 

Comunicazione al femminile

Comunicazione al femminile - ATLANTIS

Mona Lisa Smile e la prova costume

 Sernella Antoniazzi

Ci sono dei momenti in cui la mente ha bisogno di fuggire lontano, sognare, sperare, fantasticare e un bel film è il mezzo più economico e diretto che abbiamo a disposizione per poterlo fare ritagliando qualche momento di riposo seduti comodamente a casa.  Suggeriti da Silvia, negli ultimi mesi ho visto una serie di titoli che mi hanno fatto riflettere molto. Titoli che in realtà, di evasione e fantasia ne hanno veramente molto poca: The Help (2011), parla della segregazione e degli abusi subiti dalle domestiche di colore nel Mississipi degli anni ’60 e di una giovane donne bianca che, contrariamente ai costumi dell’epoca pensa alla sua carriera lavorativa prima che famigliare. Magdalene (2002) un film denuncia sugli abusi subiti da giovani ragazze, rinnegate dalle loro famiglie oppure orfane, la cui unica colpa era aver amato un ragazzo oppure aver subito un abuso, crimine molto grave nella società irlandese ultra Cattolica.  Erin Brockovich (2000) è la storia di una donna trentenne, madre divorziata di 3 figli che si batte contro la Pacific Gas and Electric Company che ha contaminato le falde acquifere della cittadina californiana di Hinkley, provocando tumori ai residenti. La sua perseveranza ha fatto sì che la compagnia pagasse il più grande risarcimento della storia. Suffragette (2015) parla della lotta di un gruppo di donne per avere il diritto al voto. Picchiate, emarginate e ripudiate da mariti e famiglia perché in lotta per il diritto di cui oggi speso non ricordiamo il peso e il valore.  Ragazze interrotte (1999) un adattamento del diario di Susanna Kaysen  è la storia di un gruppo di ragazze ricoverate in un ospedale psichiatrico negli anni ’60, abusate, seviziate, picchiate come fossero bestie, (a volte è offensivo per le bestie essere paragonate agli uomini). Una carrellata di storie vere che mostrano gli abusi, le violenza e le sevizie fisiche e psicologiche subite dalle Donne di ogni tempo, ma anche la determinazione ed il coraggio di lottare per i propri ideali e per migliorare il proprio stato sociale. Molte ingiustizie sono state superate ma ancora tante ne abbiamo da contrastare, una fra tutte purtroppo, appartiene solo a noi. Le Donne sopra citate, hanno in alcuni casi dato la vita per portare a galla problematiche conosciute da tutti e sulle quali nessuno prendeva posizione al loro fianco, oggi le eredi di queste Donne, lasciano che il corpo femminile venga costantemente usato come strumento pubblicitario per prodotti di ogni genere. L’auto di lusso, il bagno schiuma, il silicone, l’antiruggine. Corpi che promuovono uno stereotipo di donna molto lontana dalla realtà. Mostrano corpi scultorei e sensuali che irrompono nelle nostre case come modelli irraggiungibili per le donne normali di ogni età. Devono essere cancellati i segni del tempo sul viso, la cellulite dalle gambe, le occhiaie di una notte insonne, il gonfiore alle caviglie di una giornata di lavoro. Cancellare, cambiare, modificare costantemente il nostro fisico per essere al top. Al top per chi? Per cosa? Io vorrei che i segni sul mio viso, lasciati non solo dal tempo, ma anche dal piangere che ha solcato le guance così come dal ridere che ha accentuato le piccole rughe vicino agli occhi, fossero accettati da tutti, oltre che da me, che mi creo sempre mille problemi perché mi vedo non all’altezza di ciò che mi viene continuamente messo a riferimento. Questi segni particolari mi hanno reso quella che sono. Eppure non mi sento libera di andare al mare e godere del sole senza che la cellulite sia motivo di disagio. Mi trovo costretta ad ustionarmi la schiena perché se mi giro si vedono la pancetta e le smagliature sulle cosce. Gambe possenti hanno portato il peso di anni molto faticosi, ma non sono congrue rispetto allo stereotipo femminile che ci viene proposto quotidianamente dai media, a cui vogliamo appartenere e, nonostante ci rendiamo conto sia sbagliato promuovere un modello di donna artefatta, continuiamo ad inseguirlo. Rabbrividiamo all’idea che ancora oggi vi siano donne che si vendono, per necessità o piacere, per le strade della nostra emancipata Nazione; basite leggiamo di ragazzine che raggirano e circuiscono uomini di ogni età per ottenere in cambio denaro o regali costosi. Non sempre sono spinte dalla mancanza di possibilità economiche della famiglie; a volte l’uso del proprio corpo diventa lo strumento per raggiungere facilmente l’obbiettivo. C’è ancora molta strada da fare perché il mondo femminile si metta al pari con se stesso prima ancora che con il mondo maschile. Le distanze e disparità nel raggiungere ruoli sociali, politici e di potere a volte sembrano non ridursi mai; la “concessione” di quote rosa risulta offensiva, non costruttiva e paritaria, non vi è dubbio. Ma la vera domanda che il mondo femminile dovrebbe farsi è: “Noi come vogliamo essere? Come vogliamo vivere la diversità di genere fatta di intelligenza, iniziativa, bellezza, che si completano a vicenda rendendoci diverse?” Il mondo maschile lavorativo, politico, professionale viene accusato di scegliere donne belle, favorire donne piacevoli, di bella presenza oltre che intellettivamente interessanti, ma noi Donne, che tipo di figure continuiamo a proporre alle nuove generazioni maschili e femminili? La vera sfida nel migliorare se stesse non dovrebbe essere limitata all’aspetto fisico, che noi stesse continuiamo a demonizzare su chi ha ricevuto questo dono naturale senza fare fatica e in realtà inseguiamo costantemente tutte attraverso strumenti forniti da scienza e chirurgia. Insieme a questo, parte dovuta e complementare della cura della persona, ci dovrebbero essere istruzioni per l’uso del prodotto che andiamo ad acquistare, con le quali l’autostima venga rigenerata. Quiz che mettono a prova l’intelligenza di chi acquista facendo sì che il prodotto, oltre a rallentare i segni del tempo, alleni la mente a volersi bene per quello che si è… 

 

Comunicazione: tra le Righe del Mondo

Comunicazione: tra le Righe del Mondo - ATLANTIS

Crisi d’identità: un Paese fuori dai mondiali

Riccardo Palerini

 “Il prezzo della grandezza è la responsabilità”,

 Winston Churchill. 

 

Il Presidente di una squadra di calcio sceglie il suo Direttore Sportivo di fiducia ed inizia, con questo, un confronto sui possibili allenatori. Inizialmente i temi trainanti sono due: la soddisfazione del proprio pubblico, i tifosi e, di conseguenza, gli obiettivi di stagione.

Una corretta gestione richiederebbe un’attenta valutazione del bilancio ed una precisa e trasparente comunicazione. Fare il massimo in relazione alle effettive possibilità.

Invece si parte con proclami forti e promesse di risultati per i quali non si è nemmeno ancora costruita la squadra.

Ecco quindi che si sceglie l’allenatore, con inizio dei contrasti tra Presidente e Direttore sportivo: il primo vuole un nome affermato, convinto che questo lo protegga dalle scelte in tema di giocatori; il secondo un allenatore idoneo a massimizzare la squadra che sarà a disposizione e gli obiettivi minimi, prima dei massimi. Due teorie che, sulla carta, potrebbero risultare equamente valide.

Quando però si forma la squadra, magari al risparmio e, anche in questo caso, con una “stella” imposta dal Presidente (gli allenatori non amano le prime donne in campo), la scelta dell’allenatore assomiglia sempre più ad un paravento, così come quella del fuoriclasse che costa, in acquisto e stipendi, quanto il resto della squadra.

La stagione va come va, i conti peggio. Allora il Presidente accusa Direttore Sportivo e allenatore; questo, ridotto nell’autorevolezza, si ritrova parte della squadra contro, a partire dalla “stella”, nei confronti della quale ha sempre imposto una certa autorità sacrificandone il ruolo.

I tifosi iniziano ad arrabbiarsi, protestano, non vanno più allo stadio. Il Presidente si difende, inizia ad accusare gli arbitri, poi il “sistema”: “tramano contro di noi!”.

I tifosi allora iniziano a crederci, credono che per la loro squadra non vi sarà mai la possibilità di emergere e conquistare obiettivi: sono la vittima sacrificale di un sistema di cui non si sentono più parte.

Una sola eccezione: la nazionale! Quando gioca la nazionale tutti stanno dalla stessa parte. Tutti “allenatori” in pectore ma uniti e sullo stesso lato del “fronte”.

Recentemente si parla spesso di rapporti con l’Europa. Per correttezza si dovrebbe parlare di rapporti in Europa, della quale facciamo parte a tutti gli effetti. Difficile infatti essere ascoltati in un contesto dal quale ci si distacca. Si entra infatti nel tema dello sviluppo di azioni di lobbying; un lobbismo trasparente e positivo, a sostegno di interessi legittimi e comuni per categorie. L’Europa va cambiata politicamente e per farlo bisogna essere, sentirsi, educare ad esserne parte, così da risultare autorevoli membri e non “sposi a metà”.

Dialogo e comunicazione pacata non significa cedere al buonismo ma fare sistema, limitare le fughe autoritarie all’interno di un medesimo e condiviso Sistema Europa e recuperare la dignità di Paese con oltre 2000 anni di storia civile e civica, nonostante tutto mai imperiale o imperialista e quindi forte e libero di esprimere opinioni credibili e autorevoli contro anche autoritarismi economici.

Ma questa responsabilità è dell’eletto o dell’elettore?

Chiedere, capire, approfondire da parte della gente riporta il contraddittorio politico a confronto pacato e chiaro: se si conquistasse il proprio voto in conseguenza della necessità di essere compresi nella sostanza e nei contenuti (nel loro valore oggettivo), l’approccio propagandistico non sarebbe urlato, fatto di contrapposizioni dure e di preconcetto. Il che renderebbe più semplice ed accettabile anche un’azione condivisa post elettorale basata su azioni puntuali.

Idee diverse, linee diverse, visioni diverse di società per cercare di dare risposte uguali (stare bene, stare in pace). Un Paese si rifonda dal basso, da una cultura sociale che non è scienza e accademia ma buon senso e voglia di agire. Occorre riportare le persone a sentirsi parte del Paese nel suo insieme, a non firmare deleghe in bianco su basi ideologiche o di puro contrasto (i cosiddetti “voto contro” e “di protesta”). Ne sono evidente dimostrazione i giovani disinteressati, pur con livelli di cultura generale più alti rispetto al passato (ma quella civica è persa).

La politica assomiglia sempre di più al contesto calcistico che abbiamo appena descritto. Restando in tema, attenzione al qualificare tutto come frutto di un disegno superiore ineludibile (fatalismo) ed al ritorno a forme di autoritarismo, pur democratico (disincentivano impegno e passione giovanile tanto quanto l’appiattimento pseudo inclusivo che contrasta la meritocrazia). Includere non significa infatti appiattire e non lasciamo che certi fronti di opinione facciano proprio il tema dell’inclusione e dell’uguaglianza sociale facendo credere che la meta sia la parità. Siamo tutti diversi, esprimiamo differenti potenzialità che vanno premiate per ciò che sono: vale a livello di persone come di Paesi. Occorre una grande attenzione perché, a differenza del calcio, il popolo italico in politica non si riconosce in una nazionale, più o meno amata,

Diversamente, diventiamo un Paese fuori dai contesti mondiali, che si sente estraneo a tutto e a tutti, incapace di riprendere con forza ed orgoglio, che non può che essere nazionale, il proprio posto. Dibattendo come di fronte ad una partita di calcio, ma compatti, come quando gioca la nazionale. Cercando di non rimanere davvero fuori dai prossimi mondiali, quelli veri, dove si dibatte e si disegna il futuro nostro e quello delle prossime generazioni. 

 

Cultura: la Turchia di Erdogan nel libro di Marta Ottaviani

Cultura: la Turchia di Erdogan nel libro di Marta Ottaviani - ATLANTIS

Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia

Nel giro di 15 anni, la Turchia, che eravamo abituati a conoscere come un alleato fedele dell’Occidente, membro della Nato e candidata all’ingresso in Unione Europea, ha attuato una virata autoritaria e islamonazionalista che ha sorpreso gli osservatori stranieri e che comincia a impensierire tanto Washington quanto Bruxelles. Ma come è nato questo processo? E come ha potuto essere portato a termine in così poco tempo? È quello che ha cercato di fare Marta Ottaviani nel suo libro Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia, edito da Textus edizioni. Il volume, che ha ricevuto anche in ambiente accademico pareri molto lusinghieri, nel 2016 ha vinto il Premio Fiuggi Storia Sezione Inviato Speciale.

Come si intuisce dal titolo, l’opera è incentrata sulla figura dell’attuale presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Tuttavia, la prima parte è interamente storica e molto importante, perché parla della politica turca dalla morte di Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore dello Stato moderno, fino al 2001, quando Erdogan ha fondato il suo Akp, l’Adalet ve Kalkınma Partisi, il partito per la Giustizia e lo Sviluppo, che guida il Paese dal 2002. In questa prima parte si esamina soprattutto la nascita e la progressiva affermazione della destra politica islamica, attuate da Necmettin Erbakan, padre politico proprio di Erdogan e quella di una destra islamica più dedita al soft power, che non ha mai palesato il suo potere con la creazione di un partito tradizionale, ma che ha operato attraverso un’organizzazione potentissima, che ha infiltrato persone fedeli a ogni livello della burocrazia e delle massime istituzioni del Paese. A tirare le fila di questa seconda entità è stato Fethullah Gülen, la vera e propria eminenza grigia della repubblica turca. Quelle di Erbakan e Gülen sono due figure chiavi per comprendere la storia recente turca.

La tesi a cui giunge Ottaviani sono coraggiose. Secondo l’autrice la Turchia non ha mai raggiunto la vera democratizzazione. In questo contesto vanno letti i quattro colpi di Stato portati avanti dai militari dal 1960 a oggi (ma escluso quello del luglio 2016) e le numerose sentenze della magistratura con le quali sono stati chiusi decine di partiti servivano a mantenere un equilibrio precario, facendo filtrare quello che, almeno in parte, è sempre stato un luogo comune, vero solo fino a un certo punto, ossia quello della Turchia unico Paese musulmano, ma laico e democratico. Più che laico era stato laicizzato a forza. E pienamente democratico non lo è mai stato.

Da qui la seconda tesi: Erdogan, di fatto, non ha inventato nulla di nuovo. Ha solo dato nuova vita a una tradizione politica islamica che già esisteva, dandole una veste nuova e ricevendo l’aiuto, inconsapevole dell’Unione Europea. Si può ormai tranquillamente affermare il presidente turco non abbia mai realmente creduto all’ingresso nel club di Bruxelles e che questo gli sia servito come motivazione per approvare quelle riforme che, di fatto, hanno tolto poteri ai due apparati che erano l’unica e vera opposizione al suo potere: l’esercito e la magistratura.

Si possono individuare quattro fasi nella gestione nel potere da parte di Erdogan. La prima va dal 2002 al 2007 ed è sicuramente la migliore. Il sistema di potere in Turchia era ancora bilanciato e l’allora premier ha puntato soprattutto sulla crescita economica e le prime riforme per conquistarsi la fiducia di Bruxelles. Il periodo dal 2007 al 2011 rappresenta in qualche modo l’apogeo per il leader turco, considerato dall’Europa un modello per tutto il Medioriente. Ma già si intravedevano le crepe di quello che sarebbe stato il destino del Paese. Dal 2009, la Turchia ha avviato una politica estera sempre più autonoma da Usa e Ue, gestendo in maniera spregiudicata e deleteria la crisi libica e soprattutto quella siriana, dove la contrapposizione ideologica di Erdogan al presidente Assad e il motivo anticurdo hanno portato Ankara a stringere un’alleanza sotto traccia, ma pericolosa, con alcuni movimenti jihadisti fra cui lo Stato Islamico. Con il terzo mandato, iniziato nel giugno 2011, per l’autrice parte ufficialmente anche la deriva autoritaria e conservatrice. Un doppio binario che ha portato Erdogan a essere sempre più aggressivo all’estero e sempre più dittatoriale entro i confini nazionali. Sono questi gli anni in cui comincia la lotta a distanza con Fethullah Gülen, con il quale il presidente turco era stato alleato per qualche anno, giusto il tempo di sgominare le correnti laiche di esercito e magistratura. La rivolta di Gezi Parki, nel giugno 2013, soffocata nella violenza, ha svelato al mondo il vero volto di quello che, fino a poco tempo prima, veniva considerato in sede europea, un possibile modello per tanti Paesi del Mediterraneo. Gezi Parki è servito a Erdogan non solo per sedare la piazza, ma commissariare anche il suo partito Akp, eliminando gli esponenti per lui più pericolosi e sostituendoli con fedelissimi sempre più legati agli ambienti religiosi più eversivi. Il libro si conclude con i tre anni drammatici che culminano nel golpe del luglio 2016, dove l’autrice spiega come la Turchia sia cambiata, per prima cosa dal punto di vista sociale e come questo Paese sia comunque destinato a impattare sull’Europa. (Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia, Marta Federica Ottaviani, Textus Edizioni, prima edizione 2016).

Cultura: Premio Dispatriati alla terza edizione

Cultura: Premio Dispatriati alla terza edizione - ATLANTIS

Premio letterario Dispatriati, sul tema dell’emigrazione italiana 

 TERZA edizione 2017/18. in collaborazione con la Fondazione italo-americana Filitalia INTERNATIONAL e la casa editrice Mazzanti Libri Me Publisher.

Dal 2015, Mazzanti Libri promuove e organizza il Premio Letterario “Dispatriati”, dedicato ad opere il cui contenuto sia relativo al tema dell’emigrazione e dell’immigrazione. Il titolo è un omaggio allo scrittore veneto di Malo (Vicenza), Luigi Meneghello e vissuto praticamente in Inghilterra come docente universitario di italianistica. 

Il Premio “Dispatriati” è realizzato in collaborazione con la Fondazione Filitalia International e con la sua emanazione nazionale italiana e i suoi Chapter di Roma e Venezia. 

ME Publisher, casa editrice con sede a Venezia e New York, attiva nel settore librario e- book e tradizionale con il marchio Mazzanti Libri, opera nei settori della Narrativa, Poesia e Saggistica. In quest’ultimo, da segnalare le seguenti sezioni: Ambente, Economia, Energia - Diritto ed Economia - Politica e Società - Studi Strategici ed Internazionali - Storia ed Identità - Viaggi e Solidarietà - Architettura, Paesaggio, Urbanistica - Educazione - Collaborazioni. Le collane sono dirette da scrittori, giornalisti e docenti universitari.

Filitalia International è una fondazione nata a Filadelfia (Usa) per promuovere la cultura italiana e mantenerne vivo lo spirito presso gli emigrati italiani negli Stati Uniti d’America. Dagli Stati Uniti ha esteso la sua azione in Sud America ed in Europa. In Italia, dopo la costituzione dell’omonima associazione affiliata alla fondazione americana, sono sorti dal 2012 ad oggi numerosi Chapter nelle principali città della penisola. 

L’emigrazione è stata (ed è ancora) un fenomeno storico, politico e sociale di grande importanza per l’Italia. 

L’emigrazione è il fenomeno sociale in base al quale singole persone o gruppi si spostano dal luogo d’origine verso un’altra destinazione, solitamente con la finalità di reperire nuove occasioni di lavoro. 

Il succedersi nel tempo di flussi migratori di diversa portata ha determinato l’insediamento di collettività italiane nei diversi paesi di destinazione, quantificabili nel loro complesso (escludendo naturalizzati e oriundi) in circa 4.000.000 persone. La loro importanza per lo sviluppo economico, politico e sociale di molti paesi (e per il paese e le regioni di origine con l’invio delle rimesse e anche, a volte, con il rientro di personale meglio qualificato) è stata rilevante. Altrettanto lo sono stati i problemi di integrazione con la popolazione e con gli ordinamenti politici e giuridici del paese. La tradizionale eccedenza fra gli emigrati degli uomini si è sensibilmente attenuata per effetto di una maggior propensione ai ricongiungimenti familiari e della crescente partecipazione delle donne alle attività lavorative. 

Le aree italiane più interessate dall’emigrazione sono state quelle del Mezzogiorno continentale (in particolare Campania e Calabria), della Sicilia, della Calabria, del Veneto e del Friuli, dalle quali è partita per lo più manovalanza generica che si è diretta verso altri paesi europei, le Americhe e l’Australia, e ha trovato prevalente occupazione nell’industria metalmeccanica, nell’edilizia, nei trasporti e nell’attività alberghiera. Gli emigrati provenienti da altre regioni sono stati meno numerosi: in genere si è trattato di operai specializzati e di dirigenti di imprese italiane in paesi africani e asiatici. 

Il Progetto legato al Premio prevede che l’emigrazione sia un fenomeno che va studiato insieme a quello dell’immigrazione e dell’integrazione. 

 

ATLANTIS

ATLANTIS

ATLANTIS

ATLANTIS

ATLANTIS

Casa di Cura Giovanni XXIII Monastier - Treviso centralino telefonico +39 0422 8961

ATLANTIS

ATLANTIS

ATLANTIS

ATLANTIS

ATLANTIS