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2/2018

Report Difesa

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Farnborough

Il Salone aerospaziale di Farnborough ha visto il Gruppo Leonardo presente con una serie di prodotti. 

Farnborough. Tra questi, la famiglia di radar a scansione elettronica (Active Electronically Scanning Array – AESA) Osprey che ha registrato ordini di 40 sistemi da otto diversi clienti. Una quota di mercato destinata a crescere rapidamente, grazie al vantaggio competitivo fornito dal radar, l’unico senza parti mobili nella sua categoria che è in grado di garantire una copertura completa a 360 gradi. 

L’Osprey è stato montato a bordo dei nuovi elicotteri Leonardo AW101 per ricerca e soccorso dell’Aeronautica militare norvegese ed è stato selezionato dalla Marina statunitense per equipaggiare i nuovi elicotteri a pilotaggio remoto MQ-8C Fire Scout. Il successo dell’Osprey si deve alla combinazione, resa possibile dalla tecnologia AESA, di prestazioni elevate con costi di manutenzione e supporto ridotti.

L’Osprey deriva dalla famiglia di radar di sorveglianza a scansione elettronica Seaspray di Leonardo, in servizio dal 2005 presso diverse Forze Armate ed Agenzie civili di tutto il mondo.

I sensori AESA di Leonardo, venduti in 30 Paesi, costituiscono oggi lo standard di riferimento a livello internazionale per i radar di questa tipologia e rappresentano un’area di eccellenza per l’azienda, che ha applicato in maniera innovativa tale tecnologia alla sorveglianza.

La scansione elettronica prevede l’utilizzo di una matrice di centinaia di moduli radar miniaturizzati per dirigere il raggio di scoperta elettronicamente, invece di puntare fisicamente l’antenna radar verso un obiettivo. L’estrema rapidità di movimento del raggio rende possibile al radar di eseguire anche più compiti contemporaneamente, per esempio effettuare sorveglianza marittima e allo stesso tempo monitorare le condizioni atmosferiche lungo la rotta dell’aereo.

Questi radar di Leonardo supportano missioni aria-aria e aria-suolo, utilizzando modalità operative avanzate, inclusa la capacità, basata su un brevetto proprietario, di individuare obiettivi di piccole dimensioni.

Grande successo anche per il mercato elicotteristico che aveva bisogno di allargare il numero dei  clienti. E la Magpas Air Ambulance ha scelto l’elicottero di nuova generazione AW169 firmando un accordo con Specialist Aviation Services (SAS). 

La SAS doterà il velivolo di una speciale configurazione per compiti di elisoccorso e utilizzerà l’AW169 per conto di Magpas Air Ambulance, fornendo anche i relativi servizi di addestramento per piloti e tecnici addetti alla manutenzione. 

La Magpas Air Ambulance utilizza dal 2012 un MD 902 Explorer, entrato  in servizio 17 anni fa. E’ un elicottero che ha consentito negli ultimi sei anni il trasporto di migliaia di pazienti con un picco di operatività nel 2017, ma il velivolo è ormai giunto alla fine del proprio ciclo di vita. Dopo un’attenta valutazione, l’azienda ha scelto l’AW169, dotato della tecnologia più avanzata oggi disponibile, quale nuova eliambulanza. 

E sempre rimanendo nel mercato elicotteristico, con lo Sloane Helicopters (Sloane), distributore ufficiale degli elicotteri civili nel Regno Unito ed in Irlanda, il Gruppo Leonardo ha annunciato che QME Mining Equipment Ltd (QME), società irlandese leader nell’industria mineraria, ha firmato un contratto per un elicottero AW109 GrandNew in configurazione VIP/corporate con consegna all’inizio del prossimo anno.

Al Salone Leonardo ha presentato anche un nuovo prodotto COMINT (COMmunications INTelligence) per l’intelligence elettronica delle comunicazioni, chiamato “Spider” per le otto antenne a radio frequenza contenute nel sistema.

Spider è in grado di intercettare ed analizzare le comunicazioni provenienti da fonti ostili in tempo reale, consentendo di monitorare la posizione delle forze nemiche grazie ad una avanzata tecnologia di geolocalizzazione integrata nel sistema. Rileva e traccia i bersagli e ne stabilisce la posizione, consentendo agli operatori di disporre di un’immagine dettagliata delle attività delle forze ostili.

Nel 2018 sono stati effettuati i test di funzionamento e le prime forniture saranno disponibili a partire dal 2019. Progettato e prodotto nel Regno Unito, è stato sviluppato per garantire capacità COMINT di alto livello ad un costo significativamente inferiore rispetto a prodotti concorrenti.

Il sistema viene fornito già calibrato e pronto per l’installazione sull’aeromobile; pesa meno di 20 chili ed è facilmente integrabile sotto la pancia del velivolo all’interno di un pod da 1,5 x 0,5 x 0,5 m. Può essere installato su una vasta gamma di piattaforme tra cui aerei da sorveglianza come il King Air 350, velivoli a pilotaggio remoto di classe MALE (Medium-Altitude Long-Endurance) e aerei di maggiori dimensioni come l’ATR-72MP di Leonardo.

Può essere combinato con il sistema ELINT (Electronic INTelligence) di protezione elettronica SAGE di Leonardo, per fornire una completa capacità SIGINT (SIGnals INTelligence) di raccolta e analisi delle informazioni attraverso un’unica interfaccia di missione. I dati COMINT ed ELINT vengono forniti all’equipaggio attraverso una medesima modalità grafica che consente una visione d’insieme per il comandante della missione o un’analisi dedicata delle informazioni COMINT ed ELINT.

Leonardo ha integrato questo tipo di contromisure di difesa su numerosi elicotteri delle Forze Armate britanniche, come l’AW159 Wildcat, Puma, Chinook e Apache AH-64D, così come di clienti internazionali, ed è stata selezionata di recente per fornire una suite di protezione anche per i nuovi elicotteri per la Gran Bretagna Apache AH-64E. Con la sua innovativa famiglia di prodotti BriteCloud, Leonardo è l’unica azienda in grado di offrire un efficace dispositivo di protezione basato su tecnologia a radiofrequenza.

 

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Libano, quaranta anni di missione Unifil per la ricerca di una vera pace 

Torniamo nel Libano meridionale dopo tre anni. In auto scendiamo da Beirut fino a Shana, dove nella base dedicata al Sottotenente dell’8° Reggimento “Lancieri di Montebello” Andrea Millevoi, morto a Mogadiscio il 2 luglio 1993, troveremo gli Alpini della Brigata Julia al comando del Generale di Brigata, Paolo Fabbri, sono i caschi blu dell’ONU impiegati nel’Operazione Leonte XXIV per la missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebano) delle Nazioni Unite.

Lungo la strada che sempre più si allontana dalla capitale libanese, conosciuta prima della Guerra civile come la “Parigi del Medio Oriente”, i nostri occhi fotografano una serie di soggetti: nuovi hotel, nuovi resort, ristoranti, nuove case, ville fastose in pieno gusto locale. Ed auto nuove, per lo più, di Case automobilistiche tedesche che si mescolano a vecchi Mercedes che hanno conosciuto, senza dubbio, stagioni migliori.

Troppe immagini ci rimandano al Sud Italia, con spazzatura lungo il ciglio della strada. La gestione dei rifiuti è un problema che nel Libano appare di difficile soluzione. Il concetto di raccolta differenziata resta tale. I sindaci del Sud del Paese chiedono ai militari UNIFIL di attivare progetti di Cooperazione Civile e Militare (CIMIC) per aiutarli a risolvere il problema. E, come accade in Italia, tutto parte dall’educazione delle nuove generazioni.

Ma le attività CIMIC non si basano solo su questo. Sempre su richiesta dei sindaci, con i quali sia il Generale Fabbri che il suo team dialoga ogni giorno, altre richieste riguardano la tutela della salute e l’istruzione.

Due pilastri, si può dire, per la costruzione di una nuova società libanese che ha sofferto anni di guerra e che solo da circa un decennio sta cercando di uscire fuori. 

Non dimenticando certo la memoria. Lungo la strada per il Sud molte cose ancora ricordano quegli anni terribili. Tra manifesti, piccoli monumenti funebri dedicati a giovani combattenti e bandiere dei partiti sciiti di Amal e di Hezbollah le loro azioni vengono tramandate ai posteri.

Hezbollah, potremo dire che il suo “brand” politico lo tramanda anche attraverso la fabbricazione e la vendita di vari prodotti. ll fucile stilizzato che appare sulle loro bandiere e manifesti, ormai lo hanno riposto in qualche armadio per diventare a tutti gli effetti un Partito politico che ha deciso di contare nella politica libanese e del Medio Oriente.

Gli Hezbollah sono figli delle lotte intestine degli anni ’80 e ’90 ed oggi con alla guida il segretario generale Hassan Nasrallah stanno puntando ad una politica non più di lotta ma di Governo.

L’emblema a bandiera di Hezbollah è caratterizzato da un drappo giallo al cui centro campeggia parte di un versetto del Corano, Sura V, versetto 56, che recita: “E colui che sceglie per alleati Allah e il Suo Messaggero e i credenti, in verità è il partito di Dio, Hezbollah, che avrà la vittoria”.

La lettera alif, prima lettera del nome di Dio, è graficamente rappresentata come una mano che stringe un fucile d’assalto stilizzato ed è affiancata da una rappresentazione schematica del globo terrestre.

Ora tutto questo non lo trovi solo sui monumenti lungo la strada a ricordo dei martiri sciiti o sulle bandiere posizionate in tanti villaggi che si contendono il potere con l’amico-rivale di Amal, ma anche in gadget, tipo calamite, bicchieri di ceramica, vasetti che si possono trovare sulle bancarelle o in qualche negozietto.

Qualcuno potrebbe dire che gli Hezbollah altro non fanno che quello che viene comunemente fatto in Italia o in Europa, dove si vendono le magliette di un noto rivoluzionario, Che Guevara (autore, tra l’altro, di un manuale per la guerriglia “la Guerra di guerriglia”) o si issano in manifestazioni bandiere con l’immagine di Mao Tse-tung o quella di Josif Stalin.  Il caso di dire che “pecunia non olet”? Non del tutto qui è in corso anche un processo di affrancamento da quello che è stato il Libano fino a circa 10 anni fa e quello che Hezbollah fa in Medio Oriente, sempre stretto tra l’azione armata e la politica parlamentare.

In 40 anni di missione UNIFIL creata il 19 marzo 1978 con le risoluzioni 425 e 426[1] del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tanti accadimenti politici e militari sono accaduti. Dove i protagonisti israeliani e libanesi hanno combattuto in vari periodi, tanto da richiamare le stesse Nazioni Unite a rinnovare il mandato dopo l’invasione israeliana del Libano del 1982, in seguito al ritiro delle truppe israeliane dal Libano del 2000 e in occasione dell’intervento israeliano in Libano del 2006.

Ed oggi? Facciamo rispondere a Paolo Fabbri, comandante del settore Ovest di UNIFIL: “Noi ci basiamo su precisi mandati delle Nazioni Unite. UNIFIL è una missione dell’ONU con una componente civile ed una militare al comando di un’unica persona. La componente militare ha il compito di verificare che sia rispettata una linea immaginaria quali sono i blue barriors, formata da bidoncini di colore blu come quello dell’ONU, posti lungo una linea concordata nel 2000 tra Israele e Libano”.

L’area di competenza è sotto il fiume Litani. Il compito dei militari è verificare che non ci sia presenza di armi, né di persone armate, escluse le Forze Armate libanesi. Sempre dal punto di vista militare, si deve verificare che tutto quello che è stato firmato negli accordi sia rispettato. Qualora questi non venissero rispettati, vengono vengono scritti dei rapporti al Comando UNIFIL di Naqoura e di conseguenza a quello di New York delle Nazioni Unite.

Nei rapporti viene scritto il chi, il dove, il come, il quando ed il perché sia avvenuto un evento. Essi possono essere sostanziati anche da immagini e da foto. Viene segnalato tutto quello che avviene lungo la Blue Line. Gli accordi sono molto chiari tra Israele e Libano: nessuno può attraversare, senza autorizzazione, questa linea immaginaria che non è un confine ma una linea di rispetto degli accordi del 2000 tra i due Paesi. Rispetto al passato, quando accadeva un evento e vedevi una postura molto aggressiva dei soldati israeliani, oggi questo non avviene, anche grazie all’utilizzo di sistemi di controllo elettronici.

Molto stretto il rapporto tra i soldati italiani e quelli libanesi. I quali vengono addestrati per accelerare le loro capacità di essere pienamente capaci come Forza Armata.

Per il settore di competenza al comando del Generale Fabbri, opera la 5^ Brigata delle Forze Armate Libanesi, Nel Sud del Libano, c’erano tre Brigate, una è stata dislocata a Nord-Est del Paese e qui ne sono rimaste le altre due.: 5^ e 7^. Con l’istituzione del 5° Reggimento di Intervento Rapido, comandato da un Generale di Brigata, le LAF hanno risolto il gap che avevano in termini di uomini.

Questo Reggimento lavora con entrambi i settori, West e East, di UNIFIL.  Ogni mese viene redatto un “catalogo addestrativo” molto flessibile. Dove si viene incontro alle esigenze dei militari libanesi, contando sul fatto che sono sempre operativi. Sono attività che durano il tempo necessario, massimo una settimana. 

UNIFIL ha anche una componente marittima rappresentata da MARITIME, al comando di un Contrammiraglio brasiliano. Operano con una nave greca, una turca, una indonesiana ed una brasiliana. Le loro attività sono simili a quelle della Guardia Costiera italiana.

Quale potrà essere il futuro del Paese dei Cedri? Tutti si augurano roseo, chiaramente, e lo testimonia, come detto, la costruzione di case ed hotel. I libanesi stanno investendo nei prossimi anni. Sarà un investimento a rischio? 

Intanto, Israele aumenta la propria difesa, costruendo un muro lungo la Blue Line in quello che è il suo territorio. 

 

 

 

 

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Stability Policing, un valore aggiunto per le missioni di pace

Fabio Vignola

Le missioni di pace sono lo strumento operativo impiegato dalla Comunità internazionale per l’intervento in aree dove si manifestano gravi situazioni di crisi.

Il termine crisi, nel contesto del peace-keeping, ha un’ampia accezione e fa riferimento a situazioni di carattere conflittuale provocate da motivi etnici, religiosi, bellici che possono affliggere un territorio come ormai tante volte è accaduto nel mondo. 

Tale tipo di problemi possono essere frutto di un conflitto inter-statale oppure scaturire nel contesto di un unico territorio senza che le autorità locali siano in grado di gestire l’emergenza e ripristinare l’ordine sociale. 

Più volte, inoltre, sono le autorità locali a subire le più estreme conseguenze fino alla loro scomparsa e sostituzione con gruppi di potere illegali. Si tratta di quelli che in dottrina vengono definiti “failed States”, ovvero da organizzazioni statali caratterizzate da una palese e irrecuperabile crisi istituzionale tale da non potere più garantire i minimi standard di dignità e sicurezza per i propri cittadini.

Nel corso del tempo le missioni di pace hanno subito cambiamenti e sviluppi, adattandosi e adeguandosi ai mutamenti   della storia e a esigenze di carattere operativo.

Per avere un’idea di questo percorso occorre fare riferimento alle missioni di peace-keeping delle Nazioni Unite, unico organismo internazionale che, dal secondo dopoguerra ad oggi, è sempre stato attivo nel campo della sicurezza e della pace nel mondo.

La Carta delle Nazioni Unite, documento istitutivo dell’organizzazione, non prevede l’istituto delle missioni di pace ricorrendo, per la risoluzione delle controversie, a strumenti pacifici quali i negoziati o l’arbitrato, oppure all’azione in caso di violazione della pace. 

In quest’ultimo caso sono disponibili una serie di opzioni che co-possono comprendere  l’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche, la rottura delle relazioni diplomatiche e, in caso estremo, l’uso della forza militare. 

Nonostante ciò, fin dal 1948, in occasione della prima guerra arabo-israeliana, l’ONU si è orientata in maniera diversa e quasi trasversale, avviando la procedura del negoziato per ottenere il cessate il fuoco cui fare seguito con lo schieramento di reparti militari sulla linea di contatto con compiti di osservazione e monitoraggio. Come si diceva allora: “……per mantenere i confini in pace mentre si cerca un accordo politico”. 

Il sopraggiungere degli anni ‘90 e l’epocale crollo del muro di Berlino simbolo della  fine della Guerra Fredda ma soprattutto della fine del bipolarismo USA-URSS, ha provocato la ridefinizione dell’ordine internazionale e l’avvio di un processo di scomposizione regionale  basato su sistemi profondamente differenti per storia, cultura, valori e religione non sempre in maniera pacifica.

Un tragico esempio di quegli anni è la guerra scoppiata in Bosnia-Erzegovina, caratterizzata da una ferocia che sconvolse il mondo. 

Non ci volle molto a realizzare che i parametri erano cambiati e che  l’intervento basato sulla procedura “negoziato-interposizione aveva perso la sua efficacia. Si imponeva il problema della tutela delle popolazioni da violenze inaudite, non disgiunto dalla necessità della ricostruzione delle istituzioni locali da allineare alla Comunità internazionale tramite l’assimilazione dei moderni principi di democrazia e pacifica convivenza.

 “Nation building”  dunque. Non più un evento statico di vigilanza sulla linea del cessate il fuoco ma un sistema dinamico  di ricostruzione e assistenza per la rinascita e la stabilità.

In questo contesto, cambiando ed aumentando l’aspettativa dei risultati della missione, sorgeva anche l’esigenza dell’individuazione di nuovi attori nella considerazione che l’azione  delle pure forze militari non era appropriato per la gestione di interventi in nuovi e diversi settori tra  quale quello dell’ordine e della sicurezza pubblica, proprio delle Forze di polizia,  elemento portante dello sviluppo  e della crescita di una comunità. 

Tale analisi diventerà realtà nel 1998 nella stessa Bosnia Erzegovina quando la NATO, attiva nell’area con la missione SFOR con il compito di garantire l’applicazione dell’accordo di pace,  evidenziò  l’esigenza di integrare il proprio dispositivo con un reparto in grado di svolgere funzioni tipiche di polizia. 

La soluzione venne offerta dall’Italia tramite l’Arma dei Carabinieri che predispose un Reggimento M.S.U. – Multinational Specialized Unit - costituito dagli stessi Carabinieri e da altre forze di Gendarmeria in grado, per la loro natura prettamente militare,  di interfacciarsi con la missione ed affrontare la realtà operativa sul terreno con compiti tipici della propria specializzazione: supporto alla Polizia locale, investigazioni criminali, controllo del territorio, raccolta ed elaborazione di informazioni, ordine pubblico.

L’esperimento risulterà un successo fin dalle prime battute, ricevendo notevole consenso in ambito internazionale. 

Dallo schieramento della prima MSU alla nascita di un’appropriata dottrina che verrà chiamata STABILITY POLICING  il passo è stato breve. 

Tutte le più importanti organizzazioni internazionali, oggi, schierano unità e missioni di polizia che, nonostante la diversa denominazione e conformazione, si ispirano a quella schierata a Sarajevo ormai alcune decine di anni fa. 

Basta, infatti, una veloce ricerca sul Web per scoprire che l’ONU, l’Unione Europea, la NATO, l’Africa Union dispongono di una dottrina e sono in grado di gestire missioni di polizia di stabilità. 

L’attività svolta nell’ambito dello Stability Policing investe un ampio raggio d’azione che, dal punto di vista operativo passa dalla totale sostituzione della Polizia locale, laddove la stessa non sia in condizioni operare, fino al supporto alla stessa, conferendo all’area di competenza un significativo livello di sicurezza. 

Parallelamente a questo fondamentale settore, si è sviluppato quello addestrativo. 

Si tratta di un  cardine di estrema importanza per il sostegno del processo di Nation Building che, per la parte di polizia, richiede l’adeguamento dell’intera struttura e dei suoi membri a precisi standard internazionali incentrati sul principio della legalità e di pari dignità di ogni persona di fronte alla legge, tutelandola da qualsiasi forma di arbitrio che ne possa ledere i diritti fondamentali. 

L’Arma dei Carabinieri è stata ed è tuttora l’organizzazione pilota nel settore dello Stability Policing ove lavora in forte sinergia con tutto l’ambiente internazionale. 

L’alto interesse per la materia ha fatto sì che, a partire dal 2005, siano nati a Vicenza, presso la Caserma Chinotto, ben tre centri specializzati. 

Il primo è il Centro di Eccellenza per le Polizie di Stabilità, vero punto di riferimento a livello globale in campo dottrinale e addestrativo. Segue il Comando della Forza di Gendarmeria europea, uno strumento integrato finalizzato a condurre operazioni di polizia in teatri di tipo diverso, a supporto di organizzazioni internazionali e coalizioni ad hoc. 

Ne fanno parte rappresentanti di forze di Gendarmeria di Francia, Portogallo, Paesi Bassi, Italia, Romania, Spagna, Polonia. 

L’ultimo in ordine di tempo è il Centro di Eccellenza NATO per le Polizie di Stabilità che costituisce l’Hub dell’Organizzazione Atlantica per la dottrina, l’addestramento e le lezioni apprese nel settore. Vi partecipano Repubblica Ceca, Francia, Italia, Polonia, Romania, Spagna, Paesi Bassi e Turchia.

Dal 1998 ad oggi molta strada è stata fatta. Lungo questo percorso la Polizia di Stabilità si è sempre più affermata in tutti i teatri in cui si è trovata ad operare, migliorando e potenziando le proprie capacità a favore di una pace sostenibile.

In questo senso è stata sicuramente fondamentale la dimostrazione sul primo campo d’azione, la Bosnia Erzegovina, che le Stability Police Units erano in grado di colmare il “security gap”, che affliggeva innanzitutto la popolazione inerme, garantendo una presenza costante e qualificata.

Ugualmente significativa è stata la progressiva specializzazione degli interventi. Un esempio  è costituito dall’impiego dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, nel corso 

della missione in Iraq, con lo scopo di supportare le autorità locali nella protezione dei beni archeologici. 

Anche in questo caso l’efficacia dell’iniziativa ha suscitato rapidi progressi circostanziati da una recente intesa tra il Governo Italiano e l’UNESCO per la costituzione di una Task Force tutta italiana, i “Caschi Blu della Cultura” per interventi i aree di crisi a tutela del patrimonio culturale mondiale.

Sicuramente il futuro richiederà ancora studio ed impegno per mantenere l’intero sistema all’altezza delle aspettative della Comunità internazionale ma si può certamente affermare che lo Stability Policing costituisce un valore aggiunto ormai consolidato nel contesto delle moderne operazioni di pace.

Turismo italiano all'estero: Viaggiare sicuri

Turismo italiano all'estero: Viaggiare sicuri - ATLANTIS

Consigli agli italiani in viaggio

Prima di partire per l’estero

• Informatevi

• Informateci 

• Assicuratevi

 

Informatevi

Il sito www.viaggiaresicuri.it, curato dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con l’ACI, fornisce informazioni quanto più aggiornate possibile su tutti i Paesi del mondo.

Nella pagina del Paese dove intendete recarvi appare in primo piano un AVVISO PARTICOLARE con un aggiornamento sulla situazione corrente, in particolare su specifici problemi di sicurezza, fenomeni atmosferici, epidemie, ecc.

Oltre all’Avviso Particolare è disponibile la SCHEDA INFORMATIVA, che fornisce informazioni aggiornate sul Paese in generale, con indicazioni sulla sicurezza, la situazione sanitaria, indicazioni per gli operatori economici, viabilità e indirizzi utili.

Ricordatevi di controllare www.viaggiaresicuri.it 

anche poco prima della vostra partenza perché le situazioni di sicurezza dei Paesi esteri e le misure normative e amministrative possono variare rapidamente: sono dati che aggiorniamo continuamente.

Potete acquisire le informazioni anche attraverso la Centrale Operativa Telefonica dell’Unità di Crisi attiva tutti i giorni (con servizio vocale nell’orario notturno):

• dall’Italia 06-491115

• dall’Estero +39-06-491115

 

Informateci

Prima di partire potete anche registrare il vostro viaggio sul sito www.dovesiamonelmondo.it indicando le vostre generalità, l’itinerario del viaggio ed un numero di cellulare. Grazie alla registrazione del vostro viaggio, l’Unità di Crisi potrà stimare in modo più preciso il numero di italiani presenti in aree di crisi, individuarne l’identità e pianificare gli interventi di assistenza qualora sopraggiunga una grave situazione d’emergenza.

Tutti i dati vengono cancellati automaticamente due giorni dopo il vostro rientro e vengono utilizzati solo in caso d’emergenza per facilitare un intervento da parte dell’Unità di Crisi in caso di necessità.

Oltre che via internet, potete registrarvi anche con il vostro telefono cellulare, inviando un SMS con un punto interrogativo ? oppure con la parola AIUTO al numero 320 2043424, oppure telefonando al numero 011-2219018 e seguendo le istruzioni.

 

Assicuratevi

Suggeriamo caldamente a tutti coloro che sono in procinto di recarsi temporaneamente all’estero, nel loro stesso interesse, di munirsi della Tessera europea assicurazione malattia (TEAM), per viaggi in Paesi dell’UE, o, per viaggi extra UE, di un’assicurazione sanitaria con un adeguato massimale, tale da coprire non solo le spese di cure mediche e terapie effettuate presso strutture ospedaliere e sanitarie locali, ma anche l’eventuale trasferimento aereo in un altro Paese o il rimpatrio del malato, nei casi più gravi anche per mezzo di aero-ambulanza.

In caso di viaggi turistici organizzati, suggeriamo di controllare attentamente il contenuto delle assicurazioni sanitarie comprese nei pacchetti di viaggio e, in assenza di garanzie adeguate, vi consigliamo fortemente di stipulare polizze assicurative sanitarie individuali.

È infatti noto che in numerosi Paesi gli standard medico-sanitari locali sono diversi da quelli europei, e che spesso le strutture private presentano costi molto elevati per ogni tipo di assistenza, cura o prestazione erogata. Negli ultimi anni, la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (DGIT) ha registrato un aumento esponenziale di segnalazioni di casi di italiani in situazioni di difficoltà all’estero per ragioni medico-sanitarie.

Occorre ricordare che le Rappresentanze diplomatico-consolari, pur fornendo l’assistenza necessaria, non possono sostenere nè garantire pagamenti diretti di carattere privato; soltanto nei casi più gravi ed urgenti, esse possono concedere ai connazionali non residenti nella circoscrizione consolare e che versino in situazione di indigenza dei prestiti con promessa di restituzione, che dovranno essere, comunque, rimborsati allo Stato dopo il rientro in Italia.

Per ottenere informazioni di carattere generale sull’assistenza sanitaria all’estero, si rinvia al sito del Ministero della Salute, evidenziando in particolare il servizio “Se Parto per…” che permette di avere informazioni sul diritto o meno all’assistenza sanitaria durante un soggiorno o la residenza in un qualsiasi Paese del mondo.

 

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Casa di Cura Giovanni XXIII Monastier - Treviso centralino telefonico +39 0422 8961

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