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3/2019

VIAGGIARE SICURI

VIAGGIARE SICURI - ATLANTIS

Consigli agli italiani 

in viaggio

 

Prima di partire per l’estero

• Informatevi

• Informateci 

• Assicuratevi

 

Informatevi

Il sito www.viaggiaresicuri.it, curato dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con l’ACI, fornisce informazioni quanto più aggiornate possibile su tutti i Paesi del mondo.

Nella pagina del Paese dove intendete recarvi appare in primo piano un AVVISO PARTICOLARE con un aggiornamento sulla situazione corrente, in particolare su specifici problemi di sicurezza, fenomeni atmosferici, epidemie, ecc.

Oltre all’Avviso Particolare è disponibile la SCHEDA INFORMATIVA, che fornisce informazioni aggiornate sul Paese in generale, con indicazioni sulla sicurezza, la situazione sanitaria, indicazioni per gli operatori economici, viabilità e indirizzi utili.

Ricordatevi di controllare www.viaggiaresicuri.it 

anche poco prima della vostra partenza perché le situazioni di sicurezza dei Paesi esteri e le misure normative e amministrative possono variare rapidamente: sono dati che aggiorniamo continuamente.

Potete acquisire le informazioni anche attraverso la Centrale Operativa Telefonica dell’Unità di Crisi attiva tutti i giorni (con servizio vocale nell’orario notturno):

• dall’Italia 06-491115

• dall’Estero +39-06-491115

 

Informateci

Prima di partire potete anche registrare il vostro viaggio sul sito www.dovesiamonelmondo.it indicando le vostre generalità, l’itinerario del viaggio ed un numero di cellulare. Grazie alla registrazione del vostro viaggio, l’Unità di Crisi potrà stimare in modo più preciso il numero di italiani presenti in aree di crisi, individuarne l’identità e pianificare gli interventi di assistenza qualora sopraggiunga una grave situazione d’emergenza.

Tutti i dati vengono cancellati automaticamente due giorni dopo il vostro rientro e vengono utilizzati solo in caso d’emergenza per facilitare un intervento da parte dell’Unità di Crisi in caso di necessità.

Oltre che via internet, potete registrarvi anche con il vostro telefono cellulare, inviando un SMS con un punto interrogativo ? oppure con la parola AIUTO al numero 320 2043424, oppure telefonando al numero 011-2219018 e seguendo le istruzioni.

 

Assicuratevi

Suggeriamo caldamente a tutti coloro che sono in procinto di recarsi temporaneamente all’estero, nel loro stesso interesse, di munirsi della Tessera europea assicurazione malattia (TEAM), per viaggi in Paesi dell’UE, o, per viaggi extra UE, di un’assicurazione sanitaria con un adeguato massimale, tale da coprire non solo le spese di cure mediche e terapie effettuate presso strutture ospedaliere e sanitarie locali, ma anche l’eventuale trasferimento aereo in un altro Paese o il rimpatrio del malato, nei casi più gravi anche per mezzo di aero-ambulanza.

In caso di viaggi turistici organizzati, suggeriamo di controllare attentamente il contenuto delle assicurazioni sanitarie comprese nei pacchetti di viaggio e, in assenza di garanzie adeguate, vi consigliamo fortemente di stipulare polizze assicurative sanitarie individuali.

È infatti noto che in numerosi Paesi gli standard medico-sanitari locali sono diversi da quelli europei, e che spesso le strutture private presentano costi molto elevati per ogni tipo di assistenza, cura o prestazione erogata. Negli ultimi anni, la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (DGIT) ha registrato un aumento esponenziale di segnalazioni di casi di italiani in situazioni di difficoltà all’estero per ragioni medico-sanitarie.

Occorre ricordare che le Rappresentanze diplomatico-consolari, pur fornendo l’assistenza necessaria, non possono sostenere nè garantire pagamenti diretti di carattere privato; soltanto nei casi più gravi ed urgenti, esse possono concedere ai connazionali non residenti nella circoscrizione consolare e che versino in situazione di indigenza dei prestiti con promessa di restituzione, che dovranno essere, comunque, rimborsati allo Stato dopo il rientro in Italia.

Per ottenere informazioni di carattere generale sull’assistenza sanitaria all’estero, si rinvia al sito del Ministero della Salute, evidenziando in particolare il servizio “Se Parto per…” che permette di avere informazioni sul diritto o meno all’assistenza sanitaria durante un soggiorno o la residenza in un qualsiasi Paese del mondo.

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In questo numero

In questo numero - ATLANTIS

Serenella Antoniazzi

Autrice

 

Domenico Letizia

Analista geopolitico per l’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (IREPI)

 

Giuseppe Morabito

Ambasciatore

 

Riccardo Palmerini

Ricercatore

 

Stefania Schipani

Ricercatrice Istat. Laureata in Scienze Politiche indirizzo Internazionale. Specializzata in Economia ambientale, collabora con l’Università di Tor Vergata

 

Romano Toppan

Accademico

 

 

Appuntamenti nel Mondo

Appuntamenti nel Mondo - ATLANTIS

Elezioni Presidenziali 

in Argentina

27 ottobre

Voto presidenziale in Argentina con eventuale ballottaggio il 24 novembre successivo.

 

 

Rinnovo di tutti i vertici istituzionali europei 

31 ottobre

Data ultima per il rinnovo dei vertici europei. Scade il mandato quinquennale del Presidente della Commissione Europea e anche quello della BCE (Banca Centrale Europea), incarico ricoperto per otto anni dall’italiano Mario Draghi.

 

 

Annuale summit dei 21 paesi dell’Asia-Pacifico (APEC) a Santiago, in Cile

16-17 novembre

Il focus di quest’anno sarà economia digitale e ruolo delle donne nella crescita economica.

 

53° Anniversario dell’UNICEF

Istituito dall’Assemblea Generale dell’ONU l’11 dicembre 1946 come Fondo di emergenza per assistere i bambini dei paesi europei (Italia inclusa) nella fase post-bellica, nel 1953 l’UNICEF è divenuto permanente .

 

 

Winter Course sui Crimini Ambientali

16-20 Dicembre 2019

La conoscenza e l’analisi delle dinamiche connesse ai reati contro l’ambiente sono sempre più centrali nelle politiche nazionali e internazionali in ragione della natura e dell’incidenza di queste fattispecie criminose che mettono a rischio la popolazione e gli ecosistemi.

Al fine di promuovere una maggiore conoscenza di tali fenomeni l’UNICRI e la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) organizzano un Winter Course sui crimini ambientali. Il corso si terrà a Roma presso la SIOI dal 16 al 20 Dicembre 2019.

 

 

La Russia inizierà a rifornire di gas naturale la Cina

20 dicembre

L’accordo energetico, siglato fra le due grandi potenze nel 2014, avverrà attraverso i 4 mila chilometri di gasdotto siberiano “Power of Siberia”. Il contratto dura 30 anni e prevede una fornitura annuale di 38 miliardi di metri cubi di gas.

 

Ricorrenze in Nove: 1894 L'Ascesa di Cavour

Ricorrenze in Nove: 1894 L'Ascesa di Cavour - ATLANTIS

L’Ascesa di Cavour

7 maggio 1849 - Primo governo di Massimo d’Azeglio.

 Di questo nuovo presidente del Consiglio Il Risorgimento fece sua la visione del Piemonte come roccaforte della libertà italianaLe elezioni del 15 luglio 1849 portarono, tuttavia, ad una nuova, benché debole, maggioranza dei democratici. Cavour fu rieletto, ma D’Azeglio convinse Vittorio Emanuele II a sciogliere la Camera dei deputati e il 20 novembre 1849 il Re emanò il proclama di Moncalieri, con cui invitava il suo popolo ad eleggere candidati moderati che non fossero a favore di una nuova guerra. Il 9 dicembre fu rieletta l’assemblea che, finalmente, espresse un voto schiacciante a favore della pace. Fra gli eletti figurava di nuovo Cavour che, nel collegio di Torino I, ottenne 307 voti contro i 98 dell’avversario.

Dopo il successo elettorale del dicembre 1849 Cavour divenne una delle figure dominanti dell’ambiente politico piemontese e gli venne riconosciuta la funzione di guida della maggioranza moderata che si era costituita.

 

Cavour, Camillo Benso conte di. - Statista (Torino 1810 - ivi 1861). Ufficiale del genio (1827-31), fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando il giornale Il Risorgimento. Deputato (1848, 1849), fu più volte ministro (1850, 1851) e presidente del consiglio (1852). Nel 1860 assunse il pieno controllo diplomatico dell’impresa garibaldina, che controbilanciò con le annessioni e i successivi plebisciti, cosa che gli consentì poi di far prevalere il suo punto di vista (unitario ma monarchico) e di attuare la trasformazione giuridica del Regno di Sardegna nel Regno d’Italia, facendo proclamare Vittorio Emanuele II re d’Italia (1861). Gettò poi le premesse di un’azione volta a sanare i rapporti tra Stato e Chiesa ma morì prima di essere riuscito a portarla a compimento. Animato da spirito liberale, C. fu tra le figure di maggior spicco del Risorgimento, tra i pochi uomini dell’Ottocento italiano dotati di statura europea.

 

Cadetto di Michele e di Adele de Sellon, destinato alla carriera delle armi, dal luglio 1824 paggio di Carlo Alberto principe di Carignano, fu radiato nel 1826, per una certa giovanile insofferenza alle regole e per il dichiarato liberalismo. Ufficiale del genio dal 1827, venne trasferito per punizione al forte di Bard per aver manifestato consenso alla rivoluzione di luglio in Francia. Ciò lo spinse alle dimissioni (12 nov. 1831). La sua fede politica raggiunse presto una base ferma: il juste milieu, l’avversione alla reazione e alla rivoluzione; più lenta fu invece la ricerca di un ubi consistam nell’attività pratica. Pensò di raggiungerlo nell’agricoltura e, amministratore dei beni di famiglia (i castelli di Santena e di Trofarello, le tenute di Leri e di Grinzane), vi introdusse lo spirito di un uomo di affari moderno. In mezzo alla diffidenza dei circoli conformistici, Cavour si inseriva così nel movimento riformatore subalpino, al quale cooperò sia con iniziative dirette (nel 1838-39 promosse asili e scuole d’infanzia; nel 1839 fu membro della commissione superiore di statistica; nel 1842 fu uno dei fondatori dell’Associazione agraria), sia con la sua attività di pubblicista nella Bibliothèque universelle di Ginevra, nella Revue nouvelle di Parigi, nell’Antologia Italiana di Torino. La riforma della legge sulla stampa permise a C. l’ingresso nella politica vera e propria, con la fondazione (1847) del giornale moderato Il Risorgimento, ove si fece patrocinatore di una costituzione, pur accentuando - soprattutto dopo la rivoluzione parigina del 1848 - un’esigenza conservatrice (suffragio censitario e collegio uninominale). Le Cinque giornate di Milano spinsero Cavour dai problemi di politica interna a quelli di politica estera e nel celebre articolo L’ora suprema della monarchia sabauda caldeggiò l’intervento immediato a favore degli insorti. Eletto deputato alle elezioni suppletive del 26 giugno 1848, battuto a quelle successive del 22 genn. 1849, si mostrò favorevole all’intervento in Toscana contro il partito rivoluzionario e avverso alla ripresa della guerra contro l’Austria. Rieletto il 29 marzo 1849, sostenne il ministero d’Azeglio contro le correnti di sinistra, ma dopo il proclama di Moncalieri, alla cui preparazione non prese parte, e dopo le elezioni del 9 diCavour 1849, che segnarono la disfatta delle tendenze estreme, cambiò rotta politica individuando il pericolo non più a sinistra ma a destra. Si era venuta consolidando, intanto, la posizione parlamentare di Cavour, che aveva fatto la prima grande affermazione del suo programma il 7 maggio 1850 difendendo alla Camera le leggi Siccardi; entrato l’11 ott. 1850 nel gabinetto d’Azeglio come ministro dell’Agricoltura e Commercio, realizzato - nei limiti del possibile - il proprio ideale libero-scambista con tutta una serie di trattati commerciali (Francia, Belgio, Inghilterra), il 19 apr. 1851 assunse anche il ministero delle Finanze e con un prestito all’estero e con nuove tasse riuscì a risolvere il problema finanziario, svincolando il Piemonte dalla soggezione finanziaria ai Rothschild. I problemi tecnici non distraevano però C. dalla politica generale e, di fronte all’atteggiamento moderato di d’Azeglio, si accordò nel maggio 1852 col “centro sinistra” di U. Rattazzi (il “connubio”), preparando così la caduta del gabinetto. Da questo momento ha inizio quella grande politica che doveva portare al compimento del Risorgimento italiano. Costretto alle dimissioni dal presidente del consiglio il 16 maggio 1852, allontanatosi dalla scena politica con un viaggio all’estero, il 2 nov. 1852 C. fu designato da Vittorio Emanuele II, che invano aveva tentato di affidare il governo al capo della destra Balbo, come nuovo presidente del consiglio. Esplicò subito un’attività febbrile, attuando quasi del tutto, senza scosse brusche, il libero scambio. Caddero molti privilegi dell’aristocrazia; furono assunti i migliori degli esuli politici nell’amministrazione statale, vincendo le diffidenze dei subalpini; venne sancita la soppressione delle corporazioni religiose e della manomorta, riportando una netta vittoria sul re, che aveva rifiutato di sanzionare la legge e costretto Cavour a dimettersi (26 aprile 1855), ma aveva dovuto poi richiamarlo (3 maggio). Con questa vittoria il regime parlamentare trionfava in Piemonte - almeno in politica interna se non in quella estera - sul potere personale del re. Forte delle sue istituzioni liberali, il Piemonte si rivelava investito di una missione nazionale: al raggiungimento di tale missione lavorò Cavour e fu l’alleanza con la Francia e l’Inghilterra, del 10 gennaio 1855, con la conseguente spedizione in Crimea, frutto della volontà di prestigio dinastico del sovrano e di abile calcolo politico-liberale del suo ministro, a dare a Cavour il diritto di porre per la prima volta diplomaticamente dinanzi all’Europa la questione italiana nel congresso di Parigi (8 aprile 1856). La realizzazione del programma cavouriano procedette tuttavia con una lotta incessante su due fronti: contro i clericali e i conservatori, divenuti minacciosi con le elezioni del 1857, e che Cavour contenne sacrificando Rattazzi (14 gennaio 1858) e agitando lo spettro del mazzinianesimo e del sovvertimento sociale, e contro i mazziniani e gli ultrademocratici. Questi tuttavia fornirono a Cavour le migliori armi per la propria azione e l’attentato di Felice Orsini contro Napoleone III contribuì a far presente all’imperatore l’urgenza di risolvere la questione italiana. Si giunse così al convegno di Plombières del 21 luglio 1858: C. ancora non era guadagnato all’idea unitario-nazionale e accettò la divisione della penisola in tre grossi stati. Scoppiata la concordata guerra con l’Austria nell’aprile 1859, l’improvviso armistizio di Villafranca mise in pericolo tutto il sogno di Cavour, che preferì dimettersi e ritirarsi a Leri. Ma l’agitazione mazziniana-unitaria non era passata invano; né per Cavour costituivano più limite alla sua libertà d’azione le precedenti linee di condotta diplomatica; il movimento popolare per le annessioni dell’Italia centrale fornì a Cavour, ritornato al potere il 21 gennaio 1860, di che risolvere radicalmente il problema. Annessi mediante plebiscito la Toscana e i ducati di Parma e Modena (11-12 marzo), riconosciute alla Francia, previo plebiscito, Nizza e la Savoia (12-14 marzo), Cavour poté perciò imporre il proprio piano diplomatico nell’impresa che Garibaldi stava per effettuare in Sicilia; e, dopo le vittorie garibaldine di Calatafimi e di Palermo, per non lasciarsi sfuggire la direzione del movimento nazionale, concepì e fece effettuare l’invasione delle Marche e dell’Umbria in modo da bilanciare i suoi successi e da impedirgli una soluzione repubblicana dell’impresa. L’atteggiamento tenuto da Garibaldi nel colloquio di Teano diede partita vinta a Cavour; risolto il problema garibaldino, avvenuti i plebisciti delle Due Sicilie (21-22 ottobre.), delle Marche e dell’Umbria (4 e 5 novembre), Cavour poteva a buon diritto trasformare giuridicamente il Regno di Sardegna in Regno d’ Italia. Fece proclamare Vittorio Emanuele II re d’Italia (17 marzo 1861) e con le trattative svolte a Roma dal padre Cavour Passaglia e da avour. Pantaleoni e con quelle svolte a Parigi da O. Vimercati pose le premesse per la soluzione (ma la morte gli impedì di procedere per questa via) del problema dei rapporti tra Stato e Chiesa sulla base di quel principio di libertà religiosa, che era stato la sorgente più intima del suo liberalismo. Si chiudeva così in assoluta coerenza tutta la sua vita ideale e pratica. Uomo tenace, concreto, positivo, di ampie visioni di politica interna ed estera, Cavour diede una soluzione diplomatica e monarchica al Risorgimento; da ultimo e nella fase conclusiva, in senso risolutamente unitario (e qui è da vedere una sostanziale vittoria del programma di Mazzini). Qualcosa del pathos mazziniano e dell’apertura democratica delle prime battaglie andò smarrita nella visione realistica del sottile diplomatico, ma la profonda fede liberale che lo animava, la lealtà con cui tenne fede allo Statuto e alla pratica parlamentare fecero sì che il nuovo Regno d’ Italia sorgesse erede della passione liberale-nazionale del sec. XIX°. 

 

Focus Paese: Turchia e immigrazione siriana

Focus Paese: Turchia e immigrazione siriana - ATLANTIS

La Turchia e i migranti siriani

 Il lavoro della Onlus “We Are”.

Nonostante sembra ripiombato nel dimenticatoio generale il conflitto siriano continua a generare terrore, dolore e morte. Tra i paesi che indirettamente sono stati coinvolti nel conflitto vi è la Turchia che attraverso l’accoglienza e l’ubicazione di campi profughi è divenuto un partner centrale dell’Europa, nonché un paese da approfondire per le proprie politiche di accoglienza e tutela dei rifugiati siriani. Per comprendere l’importanza di tale fenomeno ricordiamo che durante le ultime elezioni amministrative in Turchia del 2019 e durante la seconda chiamata alle urne dei cittadini di Istanbul al centro del dibattito politico vi è stata la questione dei rifugiati siriani. I circa quasi quattro milioni di profughi provenienti dalla vicina Siria che il Governo turco si è impegnato a trattenere nel proprio territorio per prevenirne l’arrivo in Europa sono stati al centro della campagna elettorale di tutti i concorrenti sindaci, dai Comuni più grandi a quelli più piccoli. Le posizioni dei principali partiti si sono sostanzialmente espresse in due posizioni: da una parte gli esponenti del Partito Giustizia e Sviluppo (Akp), disposti a far restare i siriani nel Paese finché la Turchia non creerà una zona cuscinetto al confine con la Siria, dall’altra il partito di opposizione Partito Popolare Repubblicano (Chp), che ha giocato la carta del rimpatrio immediato e della fine degli aiuti ai profughi. Questa stessa divisione si è riprodotta in occasione delle elezioni del sindaco di Istanbul, città che ospita più di un milione di rifugiati siriani, residenti per lo più nel quartiere noto come “Little Syria”. 

Il candidato del Chp Ekrem Imamoglu in campagna elettorale ha puntato sulla rabbia dei cittadini, mentre Binali Yildrim (Akp) ha promesso ai rifugiati un posto sicuro in attesa della creazione della zona cuscinetto e di una stabilità politica al confine. Le discussioni avutesi durante la campagna elettorale possono essere lette anche come un segnale di un malcontento della popolazione di Istanbul in merito alle politiche migratorie.  Manovre politiche che stanno alimentando il dibattito sui rifugiati siriani. La Turchia ha accolto circa 3,5 milioni di sfollati dall’inizio della crisi siriana. Boynuyogun è una delle 25 strutture di accoglienza che si trovano nella provincia di Hatay, regione un tempo siriana divenuta oggi turca e confinante con le province di Aleppo, di Idlib e con il cantone curdo di Afrin. 

L’accordo firmato nel 2016 tra Ankara e l’Unione Europea per fermare i flussi migratori lungo la rotta balcanica prevede che il governo turco sia  titolare dell’amministrazione delle strutture di accoglienza sul proprio territorio. Gli ospiti ricevono vitto, alloggio e assistenza sanitaria gratuita, hanno regolari permessi di lavoro, possono entrare e uscire liberamente dai campi ed eventualmente anche abbandonarli per andare a vivere altrove. Il governo di Ankara sta concedendo la nazionalità turca in modo selezionato, soprattutto ai siriani laureati. Chi non la otterrà dovrà probabilmente fare ritorno in Siria nei territori controllati dalle milizie filo-turche.

Numerose sono le realtà locali turche che meritano attenzione se analizziamo il dramma siriano. Centro industriale nel sud della Turchia, noto per la produzione del pistacchio, la città di Gaziantep dista pochissimo da Aleppo ed è diventata famosa per una straordinaria politica di integrazione dei rifugiati provenienti dalla confinante Siria a partire dal 2011. La politica delle autorità locali ha puntato all’inserimento dei nuovi migranti nei centri urbani. Vivono nei centri profughi solo il 4 per cento dei 3,6 milioni di rifugiati siriani di tutto il Paese. Oltre alla costruzione di nuovi edifici e agli investimenti per risolvere i problemi di accesso idrico, Gaziantep ha puntato all’educazione dei minori. Ha costruito una scuola in periferia frequentata sia dai bambini poveri turchi che dai siriani con una didattica bilingue, in arabo e in turco. Vi sono alcune Organizzazioni che tentano di porre l’attenzione sul conflitto siriano e sulla conseguente catastrofe umanitaria. Tra queste organizzazioni analizziamo il lavoro della Onlus italiana “We Are” che prosegue con la denuncia politica, con progetti umanitari per i bambini della Siria e per la popolazione siriana. 

 

Il lavoro della Onlus “We Are”. 

Nel marzo 2016, presso la sede del Partito Radicale si svolse la presentazione del libro fotografico “We are Syria” curato dalla Onlus “We Are”. Il libro è composto da una serie di immagini raccolte durante le numerose missioni della Onlus. A rendere unico il volume è il contributo dell’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata con un’importante introduzione e la prefazione dello scrittore Shady Hamadi. Durante i lavori, di particolare efficacia sono state le parole dell’Ambasciatore Terzi che ha rimembrato che quello in Siria può essere definito un vero e proprio “genocidio”.

L’Onlus “We Are” adopera in Turchia cercando di alleviare la vita dei giovani siriani. Fondata da 10 volontari già coinvolti e presenti nell’aiuto verso i rifugiati siriani nei campi turchi e siriani. In particolare, la struttura ha sempre prestato attenzione ai bambini e alla loro educazione. “We Are” raccoglie aiuti finanziari e materiali, al fine di organizzare e inviare container ai campi profughi, dove gli stessi volontari hanno potuto osservare di persona la mancanza di beni primari ed essenziali per una vita dignitosa. Nel marzo 2018, durante le festività pasquali, l’Onlus, presieduta da Enrico Vandini, organizzò la “Missione di Pasqua” a Kilis, presso la casa famiglia locale, per portare aiuti ai bambini ospiti della struttura donando vestiti e beni di prima necessità per i piccoli ospiti della struttura. 

“We Are” collabora intensamente con la Casa Famiglia per rifugiati di Kilis, la “Sultan Fathin Mehmet”. La struttura è nata nel 2014 ed è composta da più di cinquanta bambini e un numero di famiglie che varia tra le 13 e le 15 unità, famiglie le quali hanno perso tutte il capofamiglia. La comunità è divisa in appartamenti separati all’interno di uno stesso palazzo dove madri e bambini vivono. Grazie alla collaborazione con la Onlus italiana sono riusciti ad avviare un circuito lavorativo per alcune delle donne ospitate. Nella struttura vi è un laboratorio di cucito in cui vengono prodotti lavori in tessuto e viene insegnato, alla donne interessate, l’arte del cucito. La vendita di tali prodotti avviene attraverso un circuito di aziende turche che commissionano gli acquisti e i responsabili della Casa Famiglia si occupano della manifattura e della produzione. I responsabili della Casa Famiglia si sentono ben integrati in Turchia, amici del meccanismo istituzionale e sociale lavorativo e in molti tentano semplicemente di andare avanti nonostante tutte le difficoltà e la tristezza di vedere la propria nazione rasa al suolo.

 

La cittadina turca di Kilis 

e il rapporto con i rifugiati. 

Kilis è una città della Turchia, al confine con la Siria, di quasi 200.000 abitanti, di cui 110.000 sono siriani. Il risultato di tale concentrazione multietnica ha permesso una quasi totale integrazione dei rifugiati siriani con la comunità turca locale. I siriani presenti dichiarano di essere stati accolti molto bene e il trattamento da parte delle istituzioni, con tutte le difficoltà che possiamo immaginare, è alla pari con i turchi. Per i rifugiati in Turchia è possibile anche avviare un processo burocratico per richiedere la cittadinanza turca, una volta soddisfatti alcuni requisiti legati alle procedure di controllo sul lavoro e sull’integrazione con la comunità locale. Molti siriani, anche in Turchia, hanno paura, poiché l’unico strumento delle istituzioni di Assad che funziona impeccabilmente è quello della repressione e dei servizi segreti.

In Siria chi non è d’accordo con le idee di Assad, viene zittito scomparendo nel nulla o sbattuto all’interno delle patrie galere.

 

Il progetto “Supporto psicologico a Kilis” della Onlus “We Are”

“We Are” agisce da sempre nel sostenere e proteggere i bambini siriani sia in Siria che in Turchia. L’attenzione della Onlus è focalizzata sia sulle giovani mamme che sui bambini, la parte più vulnerabile di questo assurdo conflitto. Quasi tutti i progetti della Onlus sono stati pensati per supportare i bambini e fare in modo che potessero riacquistare un minimo di dimensione infantile, che dovrebbe essere loro dovuta ovunque. Se pensiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, sappiamo che i bisogni primari sono l’istruzione, il cibo, il diritto salute e alla serenità. Forti di tale idea sono stati impostati i progetti della Onlus facendo riferimento a queste priorità e tenendo conto anche dell’aspetto ludico, fornendo ai bambini alcuni giocattoli che venivano richiesti. 

Durante i vari incontri, i responsabili della Onlus si sono resi conto che i bambini, pur essendo seguiti dal servizio sanitario della Turchia per i problemi fisici, non venivano seguiti per quelli legati alla psiche. Molti di questi bambini sono nati e cresciuti in guerra, hanno visto morire i loro padri e i loro parenti, hanno dovuto affrontare un esodo forzato per cui è impensabile che tutto ciò non lasci un segno nelle mente dei bambini. 

Nel Maggio 2018, la Onlus è stata ospite della manifestazione “Chiarissima” che si svolge a Chiari (BS) e invitando il medico Mahmoid Kannas. La figura di Kannas è quella di un giovane medico, l’ultimo che ha lasciato l’ospedale pediatrico di Aleppo, dopo i bombardamenti del novembre 2016. Kannas, essendo specializzato in pediatria, ha relazionato sui problemi psichici che vivono i bambini siriani, sia quelli che vivono in Siria, sia quelli che si sono rifugiati in Turchia. 

“I bambini necessitano di un sostegno psicologico adeguato per elaborare e superare i traumi che hanno dovuto subire” è l’appello che lancia il pediatra siriano. 

Pensando a tale richiesta, i volontari di “We Are” hanno incontrato, durante il periodo natalizio del 2018, il Dott. Mahmoid che vive a Gaziantep e una volta alla settimana dalla Turchia presta servizio in una struttura ospedaliera siriana. 

Grazie ai suoi consigli, la Onlus ha dato vita al progetto denominato “Psycological Support”. Con l’aiuto del Dott. Kannas e con la supervisione di Abducgali Alchawach, direttore della Casa Famiglia “Sultan Fathin Mehmet”, la Onlus procede per avviare i lavori di un ambulatorio psicologico presidiato. La struttura avrà il compito di trattare circa 360 pazienti all’anno. Sempre su consiglio del medico, la Onlus ha deciso che per essere efficaci, il lavoro del progetto avrà la durata di 24 mesi. Ogni seduta sarà di 30 minuti e l’età dei bambini coinvolti andrà dai 5 ai 18 anni, mentre per le donne andrà dai 18 ai 60. 

Un progetto che permetterà di capire quali saranno le future problematiche dell’attuale e dimenticato conflitto siriano, riguardanti i bambini, le donne e la prossima generazione di siriani. Senza dimenticare, l’aiuto concreto e di ascolto che permetterà ai bambini di ricevere cura e sollievo. 

 

Malattie nel Mondo: Le CardiopatieValvolari

Malattie nel Mondo: Le CardiopatieValvolari - ATLANTIS

Le cardiopatie valvolari alterano la circolazione del sangue all'interno del cuore, condizione che può causare affanno e spossatezza durante le normali attività quotidiane.

DEFINIZIONE
Le cardiopatie valvolari possono alterare la normale circolazione del sangue all'interno del cuore, con ripercussioni sulla salute generale del soggetto, che in molti casi non sarà più in grado di svolgere serenamente le consuete attività.
Le valvole cardiache possono svilupparsi a partire da uno o entrambi i problemi di seguito indicati:
Restringimento dell'orifizio valvolare (stenosi), con conseguente limitazione della quantità di sangue pompata in circolo dal cuore (gittata cardiaca);
Chiusura incompleta della valvola (insufficienza valvolare o rigurgito), per cui il sangue, oltre a defluire nella giusta direzione, può anche rifluire in senso retrogrado. Il riflusso riduce la capacità del cuore di pompare il sangue in circolo nel resto del corpo, causando anche un incremento della pressione retrograda nel cuore e nei polmoni.

CAUSE
Le cardiopatie valvolari si possono sviluppare nello stadio fetale (cardiopatie congenite), essere acquisite nel corso dello sviluppo o conseguire a un'infezione. La tipologia più diffusa è rappresentata dalle cardiopatie valvolari acquisite. L'eziologia è in alcuni casi sconosciuta, ma implica cambiamenti della struttura delle valvole cardiache dovuti a depositi di minerali sulla valvola o sul tessuto limitrofo. Le cardiopatie valvolari di origine infettiva causano alterazioni delle valvole riconducibili a condizioni patologiche, ad esempio infezioni o febbre reumatica.

SINTOMI
Solo il medico può diagnosticare una cardiopatia valvolare. Tuttavia, alcuni sintomi comuni possono indurre a sospettare una condizione di questo genere, ad esempio:
Affanno o difficoltà respiratorie, in particolare dopo un'attività o quando si giace supini sul letto.
Sensazione frequente di stordimento o spossatezza nello svolgimento delle normali attività quotidiane.
Senso di oppressione o di peso sul petto, in particolare durante lo svolgimento di attività o quando si esce all'aperto e la temperatura è fredda.
Palpitazioni cardiache o sensazione di battito irregolare, omissione di battiti o palpitazione al torace.
Gonfiore a caviglie, piedi o ventre.
Improvviso aumento di peso.
I sintomi possono essere lievi o del tutto assenti e non sempre costituiscono un indizio della gravità della cardiopatia valvolare.

FATTORI DI RISCHIO
Esistono fattori di rischio che si possono controllare e altri che sfuggono al proprio controllo. L’invecchiamento e i problemi cardiaci congeniti (presenti alla nascita) ricadono in questa seconda categoria. I fattori che, invece, è possibile controllare comprendono infezioni e mal di gola non trattato, che possono causare febbre reumatica.

DIAGNOSI
Il medico sarà in grado di diagnosticare una cardiopatia valvolare e di definire la natura del danno raccogliendo informazioni sui sintomi del paziente ed eseguendo vari test, tra cui:
Auscultazione cardiaca per verificare l'apertura e la chiusura delle valvole e il flusso del sangue attraverso di esse
Esecuzione di un ecocardiogramma (con ultrasuoni) che, utilizzando onde acustiche, fornisce un'immagine dettagliata delle valvole cardiache in attività
Prescrizione di una risonanza magnetica (RM) che, utilizzando un campo magnetico e onde radio, fornisce immagini dettagliate dell'interno del cuore
Esecuzione di una radiografia del torace per verificare eventuali anomalie del cuore, dei vasi principali e dei polmoni
Utilizzo di un ECG per misurare gli impulsi elettrici trasmessi dal cuore e ottenere così importanti informazioni sul ritmo cardiaco e sulle dimensioni dell’organo.

Le cardiopatie valvolari possono essere trattate farmacologicamente, con procedure mini-invasive o con un intervento a cuore aperto.
TERAPIA FARMACOLOGICA
Il medico potrà prescrivere una terapia farmacologica per alleviare i sintomi e ridurre il rischio di ulteriori danni alle valvole cardiache. Alcuni medicinali potranno essere interrotti nel caso in cui il paziente si sottoponga a chirurgia correttiva, mentre altri dovranno essere assunti a vita. 

RIPARAZIONE DELLE VALVOLE CARDIACHE
La riparazione delle valvole cardiache è un intervento chirurgico o minimamente invasivo che corregge una valvola cardiaca che non funziona correttamente. L'intervento interessa in genere i lembi delle valvole cardiache che si aprono e si chiudono per pompare il sangue attraverso il cuore. In alcuni casi il medico reputerà l'intervento di riparazione la soluzione più indicata per il trattamento della patologia.

SOSTITUZIONE DELLE VALVOLE CARDIACHE
Quando la riparazione chirurgica rappresenta un'opzione non praticabile, la soluzione più efficace può risiedere nella sostituzione della valvola danneggiata. La sostituzione della valvola cardiaca è una procedura chirurgica in cui la valvola cardiaca viene per l'appunto rimpiazzata.

 

Economia Mondiale: Una Fiera agricola in collaborazione con la Moldavia

Economia Mondiale: Una Fiera agricola in collaborazione con la Moldavia - ATLANTIS

La Fiera agricola del Comune di Castel di Lama

La valorizzazione delle eccellenze, il rapporto con la Federazione Nazionale dei Consoli Onorari e la collaborazione internazionale

 Da giovedì 29 agosto a domenica 1 settembre il comune di Castel di Lama, in provincia di Ascoli Piceno, è stato protagonista di numerosi dibattiti, laboratori e approfondimenti provenienti dal mondo dell’agricoltura, con particolare attenzione alle eccellenze provenienti dal territorio e al confronto con l’estero. Un appuntamento che oramai è parte della cultura locale e che quest’anno, festeggiando il venticinquesimo anniversario,  si  è riproposto con novità importanti nel rapporto con le realtà estere e affiancando alle tradizioni un tema centrale: la qualità del cibo, la sua sicurezza, la sua provenienza e la preparazione. 

Quest’anno, grazie alla sinergia nata dall’amministrazione comunale e il sindaco di Castel di Lama, Mauro Bochicchio con numerose realtà locali, la Coldiretti, aziende della provincia di Ascoli Piceno e il Console onorario della Repubblica di Moldova in Italia Roberto Galanti, l’amministrazione Comunale di Castel di Lama ha lavorato all’ottenimento di un nutrita partecipazione di rappresentanze diplomatiche con i vertici del Corpo Consolare Marche e della Federazione Nazionale Consoli Onorari. Oltre Galanti, hanno partecipato ai lavori anche il Segretario Generale del Corpo Consolare Marche, Maurizio Marchetti Morganti, Console di El Salvador e Gianvico Camisasca, Console Onorario Generale della Slovenia in Italia, nonché vice presidente della Federazione dei Consoli Onorari.

Un network volto a sostenere la politica della “diplomazia tra Comuni” e processi di internazionalizzazione che collegano il Comune alle realtà internazionali, legate all’alimentazione e all’agricoltura. 

 

La collaborazione con la Repubblica di Moldova. 

Protagonista estero dei lavori è stato il vino della Repubblica di Moldova. Ricordiamo che sono quattro le principali zone vitivinicole della Moldova, in cui si coltivano vitigni come: feteasca e rara neagra e sono: Balti nel nord, Codru regione centrale, Cahul nel sud e Nistreana, nel sud-est al confine con l’Ucraina. Alcuni vini prodotti in queste regioni sono stati premiati con medaglie d’oro in diverse esposizioni internazionali e sono apprezzati anche in Italia. Il territorio della Repubblica di Moldavia è prevalentemente pianeggiante, intervallato da alcuni gruppi di colline che non superano i 400 metri e ricoperte in parte da foreste. Tale conformazione fisica ne fa un luogo ottimale per la produzione agricola e l’allevamento. Il clima è favorevole alla produzione, influenzato dalla prossimità del Mar Nero, che ne fa un’area fertile per la coltivazione.

La Moldova è conosciuta in tutto il mondo per la produzione vinicola, vantando le più grandi cantine del mondo, ben 120 km sotterranei che garantiscono un perfetto microclima. Ad oggi esporta oltre 400 milioni di bottiglie l’anno e tra le etichette pregiate figura il “Negru de Purcari”, da sempre bevuto dalla Regina Elisabetta e dalla Corte di Inghilterra. La prestigiosa tenuta Purcari, distante 129 km dalla capitale Chisinau, produce tale vino, che è invecchiato 3 anni in botti di rovere, in lotti molto limitati. Attualmente, in Moldavia, il prezzo di vendita al dettaglio del Negru de Purcari è di circa 13 Euro a bottiglia. Questo vino ha un colore rubino scuro molto saturo. Opportunità di collaborazione e network che interessano il Comune marchigiano, le realtà economiche di Castel di Lama e della provincia di Ascoli Piceno. 

 

Mauro Bochicchio, il sindaco di Castel di Lama, ha lanciato i lavori del 2019 della Fiera agricola con un messaggio a tutti i protagonisti del settore, quelli regionali e quelli internazionali: 

“Un appuntamento che ormai fa parte della nostra cultura e che quest’anno si ripropone affiancando alle tradizioni tante novità che hanno un tema comune: la qualità del cibo, la sua provenienza e la sua preparazione. Come l’anno scorso lo stand centrale della ristorazione sarà dedicato al food kmZero con materie prime fornite tutte da produttori locali associati a Coldiretti. Attorno allo stand invece ci sarà spazio per tanti “laboratori” nel quale si potrà scoprire come si preparano alcuni cibi della nostra tradizione culinaria, come si munge una pecora e una mucca o come si prepara la ricotta. Insomma tante novità per tutti i gusti. Per rendere la Fiera ancora più attraente abbiamo poi fatto tre grandi sforzi. Abbiamo investito ancora di più sulla zootecnica. Con l’arrivo di molti capi da Macerata, la presenza di animali in fiera potrebbe quasi raddoppiare rispetto all’anno scorso. Abbiamo abbassato le tariffe per gli espositori e ci siamo assicurati la presenza di Paolo Belli e di esponenti della diplomazia. Insomma, come potete capire non è stato semplice ma alla fine tutto ciò è riuscito grazie alla generosità di tanti sponsor locali, alla professionalità della nostra consigliera delegata Cinzia Fazzini, una donna che non molla mai, e all’amore incondizionato per questa manifestazione di Domenico Marozzi. Senza di loro non sarebbe Fiera”. 

 

L’attenzione 

alle nuove macchine agricole

Tra gli approfondimenti e novità della Fiera anche il convegno dedicato alla “Messa in sicurezza delle macchine agricole”,  e l’illustrazione dei bandi “PSR Marche 2014-2020” che ha visto la partecipazione del Sindaco, di Tiziano Ficcadenti, Coordinatore Regionale Sicurezza in Agricoltura e Selvicoltura “SPSL AV 4 Fermo” con una relazione su “Adeguamento delle Trattrici e delle Macchine Agricole in generale. La Revisione delle Trattrici” e la biologa Barbara Zambuchini, del Centro di Educazione Ambientale, CEA “Ambiente e Mare”, sulle opportunità dei bandi “PRS Marche”. 

Durante i vari giorni della Fiera è stato possibile partecipare e osservare numerosi laboratori dedicati alla lavorazione della pasta fatta in casa, un laboratorio sull’oliva ascolana ripiena, un laboratorio per imparare a fare la pizza, laboratori di latte ovino e bovino, curato degli allevatori della Coldiretti, un laboratorio sul sapone e un laboratorio sulla conoscenza, valorizzazione e scoperta dei grani antichi del Mediterraneo e delle Marche. 

 

La valorizzazione dei grani antichi della Regione Marche

Nella Regione, complice anche la crisi economica e l’elevato tasso di disoccupazione, si assiste ad un ritorno, soprattutto da parte dei giovani laureati under 35, alla coltivazione della terra e dei grani antichi, a lungo messi da parte a vantaggio dell’utilizzo di farine prodotte su larga scala, senza dimenticare l’attuale nuova attenzione alla qualità del cibo.

Il pane, i derivati dei cereali, i dolci e gli altri prodotti da forno presenti nel circuito commerciale nazionale sono generalmente realizzati con la tradizionale farina di grano tenero bianca di tipo “0 o “00”, ricavata da un grano povero dal punto di vista nutrizionale, selezionato e modificato geneticamente nel corso degli anni per rendere più ricca ed abbondante la produzione adeguandosi ad una lavorazione industriale, di massa. Le varietà antiche di frumento, al contrario, sono cereali del passato che non hanno subito le modificazioni genetiche dell’industria agroalimentare e possono garantire delle qualità nutrizionali maggiori. 

Nella provincia di Ascoli Piceno esistono realtà imprenditoriali che da tempo hanno deciso di dedicarsi sia alla coltivazione del grano destinato alla panificazione sia allo studio ed alla sperimentazione di miscele di grani adatte alla pastificazione. Il Comune di Castel di Lama ha deciso di valorizzare tale realtà, comprendendo la portata economica di una simile progettualità.

 

L’iniziativa Campagna Amica 

a Castel di Lama

La Fiera Agricola “SS. Crocifisso di Castel di Lama” è una tradizione che va avanti da 25 anni e ha permesso al Comune di affermarsi a livello regionale e internazionale, aprendo le porte all’innovazione in ambito alimentare e agricolo per i propri cittadini. Un’attività che ha visto un immenso sostegno da parte dei contadini locali, grazie anche all’arrivo di un centinaio di stand di Campagna Amica con la vendita diretta, dal campo alla tavola, delle eccellenze del territorio. Inoltre, nello stand istituzionale della Coldiretti si è potuto anche firmare la petizione “Eat original! Unmask your food”, con la quale le associazioni agricole di sette Paesi dell’Unione Europea intendono chiedere alla Commissione Europea una legge che renda obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta.

“Di fronte all’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga a indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per i salumi, per la frutta fresca ma non per i succhi e le marmellate, per il miele ma non per lo zucchero sta nascendo – spiega la Coldiretti – un fronte europeo per la trasparenza in etichetta con la raccolta di un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione”. 

L’obiettivo è dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania, Romania e Spagna, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso. Una battaglia condivisa anche dal Comune di Castel di Lama e dalla programmazione della sua Fiera Agricola annuale. 

 

 

 

Sports and World: Consiglio d'Europa e Convenzione di Macolin

Sports and World: Consiglio d'Europa e Convenzione di Macolin - ATLANTIS

L’Italia ratifica la Convenzione di Macolin del Consiglio d’Europa sulla Manipolazione delle Competizioni Sportive

 

Lo scorso 11 giugno 2019 l’Italia ha ratificato la Convenzione sulla Manipolazione delle Competizioni Sportive del Consiglio d’Europa. Nel presentare gli strumenti di ratifica, durante la cerimonia tenutasi alla presenza di Gabriella Battaini Dragoni, Vice Segretario generale, l’Ambasciatore Michele Giacomelli, Rappresentante Permanente d’Italia, ha ribadito l’impegno delle Autorità italiane nel settore dello sport, di crescente interesse per l’Organizzazione di Strasburgo.

La Convenzione intende prevenire, individuare e sanzionare la manipolazione delle competizioni sportive, coinvolgendo tutte le parti interessate, ossia le autorità pubbliche, le organizzazioni sportive e gli operatori di scommesse sportive. Aperta alla firma in occasione della XIII Conferenza dei Ministri dello sport degli Stati membri del Consiglio d’Europa, sui temi della corruzione nelle manifestazioni sportive e della cooperazione in ambito sportivo su scala europea, svoltasi il 18 settembre 2014 a Magglingen/Macolin (Svizzera), è anche conosciuta come Convenzione di Macolin.

Ad oggi è stata firmata da 34 dei 47 paesi membri del Consiglio d’Europa e dall’Australia, ed è stata ratificata da sei paesi: Norvegia, Portogallo, Repubblica Moldava, Svizzera, Ucraina ed Italia. Per quest’ultima, che aveva firmato il 7 aprile 2016, entrerà in vigore il 1 ottobre 2019.

In considerazione della dimensione transnazionale del fenomeno, la Convenzione è stata aperta alla firma non solo dei Paesi membri del Consiglio d’Europa, ma di un vasto numero di Stati europei e non e per questo essa fa parte delle cosiddette “convenzioni di seconda generazione” dell’organizzazione, ossia di quei trattati a vocazione non “regionale” (“regionale” nel senso onusiano del termine, quindi in questo caso “europea”) ma universale.

La relazione illustrativa che accompagna il disegno di legge di ratifica della Camera dei Deputati sottolinea come la crescente commercializzazione degli eventi sportivi e la loro esposizione mediatica abbiano favorito un consistente incremento degli interessi economici legati ad alcuni risultati sportivi ed incentivato lo sviluppo di nuove attività lecite, ma anche illecite. 

Due nuovi fenomeni si sono innescati in tale contesto: il moltiplicarsi delle tipologie di scommesse disponibili, a volte in assenza di un controllo efficace da parte delle autorità competenti, e lo sviluppo di un consistente mercato illegale, capace di offrire margini di rendimento particolarmente elevati in grado di attirare le organizzazioni criminali, che dalla manipolazione delle competizioni sportive su cui sono effettuate le scommesse traggono enormi ricavi, riciclando in tal modo denaro di provenienza illecita.

Altre convenzioni internazionali sulla criminalità organizzata e sulla corruzione già trattavano di temi collegati. Si tratta rispettivamente della Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata transnazionale (Palermo, 2000) e della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Merida, 2003). Tuttavia questi strumenti non tengono conto espressamente di casi di manipolazione delle competizioni sportive che esulano dal contesto della criminalità transnazionale o dalla nozione di corruzione in senso proprio.

Inoltre, la manipolazione delle competizioni sportive può essere attuata attraverso pratiche non riconducibili alla Convenzione penale sulla corruzione (Convenzione penale sulla corruzione, Consiglio d’Europa, Strasburgo 1999), così come le scommesse illegali e i profitti che derivano dalla manipolazione dei risultati sportivi non rientrano necessariamente nell’ambito di applicazione della Convenzione sul riciclaggio (Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo, Consiglio d’Europa, Varsavia 2005).

La Convenzione di Macolin rappresenta quindi uno strumento specifico capace di riunire tutte le misure preventive e repressive per un’efficace lotta alla manipolazione delle competizioni sportive, potenziando nello stesso tempo il profilo di cooperazione internazionale, che il Preambolo della Convenzione si propone di rendere “rinforzata, rapida, sostenibile e ben funzionante”.

Con l’espressione “manipolazioni sportive” la Convenzione intende riferirsi a tutte le possibili modifiche intenzionali e irregolari dello svolgimento o del risultato di una competizione sportiva, volte ad interferire in tutto o in parte con il carattere imprevedibile della competizione stessa per ottenere un indebito vantaggio (art. 3, c. 4).

La Convenzione evidenzia altresì l’esigenza che il diritto interno degli Stati preveda espressamente sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive contro la manipolazione delle gare sportive, affinché questa sia punita in modo adeguato ed effettivo. Gli Stati parte sono quindi tenuti a individuare e adottare i mezzi più efficaci di lotta contro le scommesse illegali (artt. 22-25).

Ai sensi dell’art.2, i principi guida ai quali deve ispirarsi la lotta alla manipolazione delle competizioni sportive sono costituiti dai diritti umani, dalle regole di legalità e di proporzionalità, e dalla protezione della vita privata e dei dati personali. La Convenzione sollecita inoltre  le Parti a provvedere nelle rispettive realtà nazionali all’educazione e alla sensibilizzazione nella lotta contro la manipolazione delle competizioni sportive.

Si prevede infine l’obbligo che gli Stati firmatari assicurino la trasparenza dei finanziamenti pubblici erogati alle organizzazioni sportive stabilendo, in aggiunta, la possibilità che tale finanziamento possa essere ritirato quando l’organizzazione non applichi in modo efficace leggi e procedure sulla lotta alla manipolazione delle competizioni sportive.

Nel commentare l’entrata in vigore della Convenzione, il Segretario Generale del Consiglio d’Europa, il norvegese Thorbjørn Jagland, ha osservato che per tutti coloro che hanno a cuore la correttezza e l’integrità nello sport, l’accordo di Macolin è un grande passo avanti nella lotta contro la corruzione nelle competizioni sportive. È anche per questo che le maggiori organizzazioni mondiali, come ad esempio la FIFA e l’UEFA, hanno dichiarato con determinato entusiasmo il proprio appoggio a questo trattato internazionale dal carattere innovatore.

Cultura: Le sei cose nelle quali Roma è insuperata

Cultura: Le sei cose nelle quali Roma è insuperata - ATLANTIS

Sei cose in cui Roma è ancora oggi insuperata

 Le sei cose di cui Roma (secondo storici inglesi) è ancora oggi insuperata, naturalmente a parità di tecnologie disponibili (Roma per esempio non aveva i computer o la macchina a vapore), sono:

 

1. Edilizia e tecniche costruttive: I romani hanno inventato una tecnologia edilizia che ha rivoluzionato il mondo delle costruzioni, con innovazioni nell’uso dei material, come il “concretum” (che è passato nella lingua inglese come “concrete”), senza il quale molte costruzioni del passato precedente all’epoca romana sono facilmente andate in rovina, mentre i monumenti romani hanno resistito per secoli, malgrado invasioni di barbari, speculazioni di papi e cardinali, che prendevano gli edifici di Roma antica come cave di marmi, pietre e statue a buon mercato (e ancora oggi si usa dire la celebre frase “quod non fecerunt barbari, fecerunt barberini”, dal nome della famiglia di Urbano VIII) e altre nefandezze più vicine a noi. Gli esempi di costruzioni che resistono al tempo sono innumerevoli: dall’estremo nord del Vallo di Adriano tra Britannia e Scozia, al colosseo di El Djem in Tunisia, che è ancora quasi intatto, persino con strati di intonaco alla calce (a sette strati) nella cinta dell’arena. Ma c’è un esempio di costruzione che ha rappresentato e rappresenta tuttora un enigma irrisolto: è la cupola del Pantheon, che i romani hanno realizzato con una unica gettata di “concretum”, mentre neppure i computer più avanzati (dell’Università di Harvard) sono riusciti a scoprire un metodo per imitarla. Senza contare il fatto che i romani hanno realizzato monumenti edilizi (ma anche dipinti ad affresco, come a Pompei) che sono ancora qui, mentre molte case costruite oggi non solo sono brutte da vedere, ma crollano come cartilagine ad una scossa di terremoto…E’ anche vero che se a Roma scoprivano uno che imbrogliava sulla composizione del cemento come certi costruttori delle zone terremotate dove gli edifici anche recenti sono crollati come paglia, lo avrebbero mandato sull’arena insieme ai leoni e avrebbero invitato tutti gli abitanti de L’Aquila a battere le mani.

Un’ altra importantissima innovazione degna di nota è l’arco a tutto sesto, che, sia nelle costruzioni che soprattutto nei “ponti” e negli “acquedotti” costituì l’elemento chiave (o l’algoritmo) di successo.

Tra le curiosità che oggi gli scienziati e gli storici hanno sottolineato, a proposito di algoritmo, c’è la formula di inclinazione “geometrica” che permetteva agli acquedotti di veicolare l’acqua dalle sorgenti anche molto lontane fino alle città, senza tracimare, con quel minimo/massimo di pendenza, non un millesimo di più, non un millesimo di meno, che consentisse all’acqua di scorrere con continuità e la pressione adeguata.

è opportuno, oggi, con la cronaca da Genova, che non accenniamo ai ponti romani, considerando che molti di essi sono ancora utilizzati e che Giulio Cesare ne fece uno, resistente (e reversibile), sul Reno in 5 giorni, senza dare tangenti a nessuno. La considero una lezione ai sistemi attuali, sia per i tempi che per la resistenza e la durata: se fosse anche solo per questo aspetto, i romani dimostrarono una qualità costruttiva e una trasparenza di processo e di governance assolutamente non paragonabili alla qualità a dir poco mediocre dei governanti e delle imprese di oggi, delle quali ogni giorno scopriamo comportamenti corruttivi e tempi biblici, senza parlare delle catastrofi e dei crolli. 

 

2. Acquedotti: molti di questi acquedotti sono ancora visibili e non solo in Italia. Il più lungo mai realizzato è l’acquedotto di Valente II (637 chilometri). L’opera di realizzazione degli acquedotti fu di tale impegno ed efficacia che Dionigi di Alicarnasso scriveva: “Mi sembra che la grandezza dell’impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature”. E più tardi Plinio il vecchio osservava che: “Chi vorrà considerare con attenzione … la distanza da cui l’acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso”. 

Gli undici acquedotti di epoca romana che dal 312 a.C. vennero costruiti portarono alla città di Roma una disponibilità d’acqua pro capite pari a circa il doppio di quella attuale (senza aggiungere altri paragoni con la Roma attuale anche in molti altri campi).

 

3. Viabilità: 24.000 chilometri di strade percorribili in tutto l’impero con stazioni di servizio, che in seguito diedero vita alle locande per viandanti e infine agli attuali alberghi. Assicurare la viabilità e la mobilità in tutto l’impero con una rete così articolata e complessa, con le tecnologie allora disponibili, dà al genio civile e militare romano un grado di competenza e di eccellenza che a detta degli storici rimane ineguagliata ancora oggi.

Da Roma partivano ben 19 strade: Appia, Ardeatina, Aurelia, Cassia, Collatina, Flaminia, Labicana, Latina, Laurentina, Nomentana. Ostiense, Portuense, Prenestina, Salaria, Severiana, Tiburtina e Trionfale. 

Nella sola Italia, oltre a quelle già accennate che partivano da Roma, abbiamo un numero di vie impressionante: Amerina, Annia, Campana, Capua-Rhegium, Cecilia, Claudia Nova, Clodia, Domiziana, Emilia, Flavia, Gallica, Herculea, Iulia Augusta, Popilia, Postumia, Salaria Gallica, Traiana, Valeria. La Via Postumia congiungeva Genova ad Aquileia (il secondo porto più importante dell’impero, paragonabile all’attuale Rotterdam), e passava sulla Val Polcevera (dove il Ponte Morandi è crollato!).  

Nel resto dell’impero abbiamo alcune vie che proseguivano dall’Italia fino alle Province romane d’Europa come la Claudia Augusta (che arrivava alla attuale Augsburg in Baviera), o la Postumia, che arrivava fino alla attuale Ungheria. In Francia abbiamo la Via Aquitania-Narbonense e la Via Domizia, in Spagna la Via Augusta, in Gran Bretagna la Via Devana. In Siria c’era la Via Diocletiana, in Macedonia la Via Egnatia, in Egitto la Via Hadriana e in Arabia la Via Traiana. 

Difficile immaginare una qualsiasi civiltà che abbia realizzato, con i mezzi tecnici di cui disponevano i romani, qualcosa di paragonabile. Una nota di attualità: le strade romane erano percorse anch’esse con una specie di tariffa “autostradale”, ma andava direttamente allo stato.

 

4. Poste: le poste di Roma erano ovviamente di dimensioni molto più sobrie di ora, però i tempi di arrivo a destinazione sono ancora migliori,  a parità di tecnologie disponibili. La posta da Roma a Lione (che ai tempi dei romani si chiamava Lugdunum) arrivava in 2 giornate, oggi in 5, con il francobollo. Inoltre, contrariamente a quanto si pensava fino a poco tempo fa, Roma usava le mappe per i viaggiatori e i portalettere, come la Tabula Peutingeriana, dell’età imperiale, arrivata fortunosamente a noi attraverso una copia del XIII secolo: comprendeva tutto il mondo allora conosciuto, dalla Spagna alla Cina, con l’indicazione di tutte le “stationes” (i caselli e gli autogrill di oggi) e le destinazioni più importanti.

 

5. Terme: le terme romane erano qualcosa di talmente stupefacente e pieno di accorgimenti (per esempio con il frigidarium, il taepidarium e il calidarium) che in paragone le nostre terme sembrano delle catapecchie. Grazie alle terme, i romani sono considerati il popolo antico più pulito del mondo. 

E i popoli, come quello russo, che adottano comportamenti analoghi con la tradizione della bania, sono considerati i più puliti del mondo. La bania è uno dei più cari tesori della cultura slava, introdotta da un vescovo metropolita di cultura bizantina dell’impero romano d’oriente, che influenzò anche la cultura araba, il cui amore per i bagni, le acque e le terme è universalmente nota. Le terme romane erano strutture sorprendenti per il benessere e una delle prime infrastrutture che i romani avevano bisogno di istituire in ogni territorio o città conquistati. Questo è il motivo per cui abbiamo ovunque in tutte le nazioni dell’Impero Romano centinaia di siti termali. I centri termali non erano solo piscine di acqua calda, massaggi e altro, ma anche biblioteche, luoghi culturali, congressi e riunioni di artisti, poeti, filosofi, politici, ufficiali, ecc. Un luogo di benessere organizzativo e scambi di idee. E deriva dai romani la parola con la quale ancora oggi denominiamo strutture di questo tipo: la parola Spa è un acronimo dell’espressione latina “salutem per aquam” (salutem è accusativo perché è implicito: obtinere o ottenere). Secondo lo storico Peter Struck (autore del testo: Macht und Geld in alten Rom. Ossia Potere e denaro nella Roma antica), le terme romane, pur essendo strutture da 5 stelle di lusso, avevano tariffe low cost: il biglietto d’ingresso era di 1 asse, cioè un quarto di sesterzio, che equivaleva (al tempo di Vespasiano) a 6 euro attuali. Quindi i cittadini romani con un euro e mezzo si facevano bagni termali ogni giorno. Lo stesso prezzo valeva a quei tempi una coppa di buon vino. 

Su questa base possiamo continuare e dire che, per esempio, un vestito sarebbe costato circa 70 euro, una prestazione sessuale appena 6 euro, uno schiavo 15 mila euro, mentre un mulo sarebbe costato, a un bracciante pompeiano, appena 3000 euro. 

In epoca augustea, un centurione veterano percepiva circa un denario al giorno; circa 700 euro al mese, ma erano previste elargizioni in natura e una buona pensione, con lascito e spartizione di terre.

E i ricchi? Roma era piena di ricchi patrizi, come Crasso, per esempio, che aveva un patrimonio di 192 milioni di sesterzi, oltre un miliardo di euro, mentre Giulio Cesare in Gallia, fece oltre 1 milione di prigionieri che vennero venduti come schiavi: ognuno di essi valeva 15 mila euro attuali e perciò Cesare guadagnò 15 miliardi di euro, che lasciò in eredità al popolo di Roma. Traiano, dopo la campagna della Dacia (attuale Romania) se ne tornò con mezzo milione di schiavi e tutto il tesoro, cospicuo, di Decebalo, per un complessivo ammontare di 10 miliardi di euro attuali. 

Per un pranzo Lucullo, una sorta di magnate dell’epoca, poteva spendere fino a 1 milione di sesterzi, 6 milioni di euro. Anche in questo credo che i romani siano tuttora imbattuti, perché non ho mai sentito né visto scritto da qualche parte di una cena costata 6 milioni di euro. 

 

6. L’esercito: anche nell’esercito e nella gestione delle forze armate nessuna civiltà, né stato, antico o moderno che sia, è riuscito a superare in efficienza, efficacia e numero di vittorie Roma. Il legionario romano era un uomo multitasking, pieno di skills e di competenze, perché sapeva fare di tutto (fabbro, carpentiere, geniere, falegname, muratore, fabbricante di armi e di catapulte….). Niente di paragonabile con l’esercito di nessuna nazione, neppure con gli Stati Uniti (ammesso che abbiano l’esercito il migliore oggi in assoluto), fatta eccezione per Rambo (se è veramente esistito).

E la gerarchia nell’esercito romano era molto più semplice, e i centurioni, lo stesso console, vivevano e combattevano insieme ai soldati, non “sopra” e nei cocktail con le “signore” mentre i fanti andavano al massacro sul fronte, come è capitato al nostro esercito nella guerra del 1915-18. 

 

ConclUsione

Ci sono anche altre cose minori nelle quali i romani avevano raggiunto vertici di eccellenza quasi insuperabili, come i gioielli, i mosaici (il più grade mosaico del mondo è dei romani). Ai 6 ambiti di superiorità certificata dagli storici, mi permetto di aggiungere altre due performance: quella dei giochi ed effetti speciali delle arene, come il Colosseo, le naumachie  (o le battaglie navali per puro spettacolo, realizzate nell’area oggi denominata appunto Piazza Navona). 

All’interno di questo mondo di “spettacoli”, che per qualità e durata non avevano nulla da invidiare alle performance moderne, c’è un dettaglio curioso, che merita anch’esso di essere segnalato. Quando la rivista americana FORBES scrisse che Tiger Woods è stato il primo atleta della storia ad aver guadagnato più di un miliardo di dollari, lo storico tedesco Peter Struck confutò immediatamente questa affermazione e provò, con dati storici alla mano, che il primo più pagato nella storia era un grande pilota (una sorta di Formula 1) del secondo secolo d.C., Gaius Appuleius Diocles, che ha guadagnato 15 miliardi di dollari con le gare di quadrighe da corsa (quelle del film Ben Hur), con una carriera singolarmente lunga per quel genere di atleti (facilmente soggetti a incidenti mortali, essendo le gare piuttosto violente).Anche questo un primato imbattuto dell’antica Roma, se non bastasse altro. 

 

Recensioni: Nave Vespucci. Diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari

Recensioni: Nave Vespucci. Diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari - ATLANTIS

La storia e le storie di Nave Vespucci nel diario di bordo di Eleonora Lorusso

Orgoglio della Marina Militare, simbolo della marineria italiana nel mondo, Nave Vespucci appartiene alla nostra Storia nazionale e a quella dei singoli che vi hanno navigato o che, semplicemente, sono stati a bordo per qualche ora. Eleonora Lorusso racconta la storia e le mille storie di quella che è stata definita la «nave più bella del mondo» nel libro Nave Vespucci. Diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari (pagg. 294 con foto, euro 18,00) pubblicato nella collana Leggi RTL 102.5, nata dalla collaborazione tra Mursia e la prima radio d’Italia che è anche media partner ufficiale delle campagne del Vespucci.

«Da quando racconto le campagne di Nave Vespucci alla radio» spiega Eleonora Lorusso, «tengo un mio personalissimo diario di bordo in cui annoto ciò che sento dai comandanti, dagli allievi ufficiali, dai nocchieri ma anche dai semplici cittadini che salgono a bordo per le visite. Ne è nato un libro che, mi auguro, possa spiegare il fascino, quasi l’incantesimo, che Nave Vespucci esercita su chiunque metta piede sul suo ponte. Nave Vespucci riunisce in sé bellezza, valori etici e, cosa che non guasta mai, spirito d’avventura. Per questo è così amata.»

Varata il 22 febbraio 1931 nei cantieri di Castellammare di Stabia, Nave Vespucci ha attraversato 88 anni di storia italiana, uscita indenne dalla Seconda guerra mondiale (ben altro destino è toccato, invece, alla gemella Cristoforo Colombo: come è andata perduta è raccontato nel libro), ha formato generazioni di ufficiali, ha coniugato tradizione ed evoluzione tecnologica passando dal sestante ai satelliti, ha avuto comandanti leggendari come Agostino Straulino, ha fatto più di 70 campagne d’istruzione, ha circumnavigato il Globo e  nel 2018 ha superato per la prima volta il limite del Circolo polare Artico.

Nel libro tante voci: da quella di Giorgio Migone, classe 1923, che era a bordo nei giorni convulsi dell’Armistizio quando il Vespucci da Venezia venne spostato a Trieste e poi a Brindisi. Migone racconta anche del tentativo di ammutinamento, poi rientrato, dell’equipaggio che non voleva arrendersi agli inglesi; a quella del capitano di vascello Renzo Recchia, allievo nella campagna del 1988, quando il Vespucci fu protagonista nel mare russo di una sorta di operazione di Navy Diplomacy , e poi Comandante del veliero. Nelle pagine ci sono storie di vita quotidiana, le guardie, i riti scaramantici, le Vespucciadi, l’arrivo delle allieve, i lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione, le burrasche e le bonacce. E ci sono anche le emozioni dei cittadini che sono saliti a bordo per vivere il loro battesimo del mare. 

«Salire sul Vespucci è un’esperienza che ogni italiano dovrebbe provare. La prima volta si sale in silenzio. Lo stesso rispettoso silenzio che si deve al mare» scrive nella prefazione Luigi Tornari, direttore delle News di RTL 102.5. Un’esperienza che può iniziare, o continuare, con la lettura di questo diario di bordo, salpato dalla radio e approdato in libreria. 

Eleonora Lorusso, nata a Milano nel 1975, laureata in Lettere Moderne, è giornalista professionista. Collabora con il sito di «Panorama», «Lettera 43» e «Donna Moderna», con «Star Bene», «Focus» e radio RTL 102.5 per la quale segue dal 2016 i rapporti con la Marina Militare. 

 

Eccellenze Italiane per il Mondo: Il Corso di Laurea Magistrale in Intelligence

Eccellenze Italiane per il Mondo: Il Corso di Laurea Magistrale in Intelligence - ATLANTIS

Il Corso di Laurea Magistrale in Intelligence all’Università della Calabria, il primo a essere attivato in Italia

 

“L’intelligence è il tempo del futuro e consente l’interpretazione del presente, essendo uno strumento indispensabile per cittadini, imprese e Stati per comprendere la realtà offuscata dalla disinformazione”. Con queste parole Mario Caligiuri, Direttore del Laboratorio in Intelligence dell’Università della Calabria, ha commentato l’avvio delle iscrizioni per il secondo anno consecutivo al “Corso di laurea magistrale in intelligence e analisi del rischio” promosso presso l’ateneo calabrese. L’Università della Calabria, istituita da Aldo Moro e che ha avuto come primo Rettore Beniamino Andreatta, è stata un’antesignana negli studi sull’Intelligence, poiché da circa vent’anni sta promuovendo master, laboratori e collane editoriali. Nello specifico, il Laboratorio sull’Intelligence dell’Università della Calabria ha organizzato due importanti convegni: uno proprio su Aldo Moro e l’intelligence, l’altro riguardante il decennale sulla legge dei servizi di informazione e sicurezza italiana che ha apportato delle migliorie ad un settore di vitale importanza per uno Stato e per la sua salvaguardia. A questo, si aggiunge l’importanza delle relazioni a livello internazionale che il laboratorio riesce ad intrattenere. Difatti, è nata una sinergia con l’Università di Dublino che si è concretizzata nella lezione congiunta tra i due atenei e che ha avuto come tema “Intelligence studies today. Italian and UK-US perspective in comparison”. Ma la visione internazionale non preclude l’attenzione al locale. In particolare proprio in Calabria, grazie a Francesco Cossiga, è nato nel 2008 il primo master in intelligence d’Italia, che quest’anno apre le iscrizioni il primo di settembre, con docenti di altissimo livello che provengono dal mondo istituzionale e scientifico. L’anno scorso c’è stato un boom di iscrizioni per questo innovativo corso di studi, con studenti provenienti da tutta Le possibilità di sbocco occupazionale si possono rinvenire nel campo della sicurezza pubblica e privata quali analisti di intelligence. Infatti, in un mondo complesso, occorre sviluppare competenze specifiche sempre più indispensabile per selezionare le informazioni rilevanti e anticipare le minacce in modo da ridurre i rischi legati alla sicurezza che investe molteplici ambiti, da quello economico a quello ambientale, da quello energetico a quello criminale. “L’impostazione del nuovo corso di laurea è multidisciplinare, in quanto l’intelligence rappresenta un proficuo terreno di incontro di molteplici saperi con interessanti ed inediti sbocchi lavorativi”, hanno evidenziato il direttore del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione Roberto Guarasci, il direttore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale Leonardo Pagnotta e il direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche Alfio Cariola che hanno promosso l’innovativo corso di studi. Per il Rettore dell’ateneo calabrese Gino Mirocle Crisci “studiare l’intelligence significa offrire ai nostri studenti una maggiore consapevolezza di quelli che saranno gli eventi futuri e quindi aumentare le opportunità”. È interessante infine notare che alcune delle proposte più innovative a livello accademico provengano da atenei decentrati dove però possono maturare competenze creative e originali. Tanto più, è sempre Caligiuri che parla, “l’intelligence è il terreno dove si perde o si vince la battaglia della conoscenza nel XXI secolo”. 

 

Eccellenze Italiane nel Mondo: AP FACTOR

Eccellenze Italiane nel Mondo: AP FACTOR - ATLANTIS

AP FACTOR a Villorba di Treviso

 

AP FACTOR è un’azienda di nuova realtà, nata nel 2014, ma già consolidata sul mercato italiano ed estero. Gestita da due giovani imprenditori, il veneziano Alberto Jseppi e il trevigiano Paolo Barbon, entrambi con un bagaglio tecnico commerciale decennale.

AP FACTOR si propone nel settore dell’arredamento per ufficio ed ultimamente tout court, con un nuovo stile per creare la “seduta”, sia nelle soluzioni office, contract e house.

La posizione nel cuore del distretto manifatturiero trevigiano permette di offrire le migliori soluzioni alla clientela.

AP FACTOR vuole raggiungere gli obiettivi nel mercato distinguendosi per la qualità dei materiali e l’affidabilità dei servizi.

“Questi riflettono i nostri valori che, con dedizione ed entusiasmo, cerchiamo di raggiungere giorno dopo giorno in ogni aspetto del nostro lavoro - sottolinea Barbon -Qualità, affidabilità, puntualità, elasticità e rispetto per l’ambiente sono traguardi fondamentali per noi”.

“Spinti dall’interesse per il design e la tecnologia, possiamo fornire una gamma di prodotti ampia e in continua evoluzione - spiega Jseppi - Correlato ad ogni nostro prodotto, l’azienda mette a disposizione vari servizi personalizzabili”.

AP FACTOR grazie alla dinamicità di questi due giovani imprenditori tipicamente del Nord Est è riuscita in un lustro a distinguersi per disponibilità e immediatezza nello sviluppo di offerte commerciali, assistenza tecnica e logistica al fine di soddisfare le esigenze di ogni nostro cliente.

AP FACTOR si avvale della collaborazione con l’architetto Barbara Modenese che è la creatrice della nuova linea Outdoor for Love. 

 

Barbara Modenese

architetto e grafico

Mi sono laureata in Architettura presso L’IUAV di Venezia. Appassionata di Arte e Design, mi sono formata anche come educatrice svolgendo due anni di Specializzazione Post Universitaria presso l’Università Ca’ Foscari a Venezia. 

Mi dedico principalmente alle rappresentazioni grafiche in 2d e 3d, ma non solo. 

In ogni attività che affronto, mi piace prendermi cura degli aspetti creativi.

Grazie a studi ed esperienze differenti sono aperta alle sfide, mettendo in gioco le mie conoscenze precedenti, il mio desiderio di scoperta e la mia proiezione verso il futuro. Il mio approccio mentale infatti è basato sul Design Thinking (da me conosciuto armai da qualche anno) che vede la persona prima di tutto.

Per questo mi piace sognare, immaginare, ideare e, usando la mia creatività, realizzare ciò che per le persone prima non esisteva.

Dicono di me che sono una persona sorridente e positiva… sono d’accordo con loro. 

 

 

 

 

 

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