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4/2019

VIAGGIARE SICURI

VIAGGIARE SICURI - ATLANTIS

Consigli agli italiani 

in viaggio

 

Prima di partire per l’estero

• Informatevi

• Informateci 

• Assicuratevi

 

Informatevi

Il sito www.viaggiaresicuri.it, curato dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con l’ACI, fornisce informazioni quanto più aggiornate possibile su tutti i Paesi del mondo.

Nella pagina del Paese dove intendete recarvi appare in primo piano un AVVISO PARTICOLARE con un aggiornamento sulla situazione corrente, in particolare su specifici problemi di sicurezza, fenomeni atmosferici, epidemie, ecc.

Oltre all’Avviso Particolare è disponibile la SCHEDA INFORMATIVA, che fornisce informazioni aggiornate sul Paese in generale, con indicazioni sulla sicurezza, la situazione sanitaria, indicazioni per gli operatori economici, viabilità e indirizzi utili.

Ricordatevi di controllare www.viaggiaresicuri.it 

anche poco prima della vostra partenza perché le situazioni di sicurezza dei Paesi esteri e le misure normative e amministrative possono variare rapidamente: sono dati che aggiorniamo continuamente.

Potete acquisire le informazioni anche attraverso la Centrale Operativa Telefonica dell’Unità di Crisi attiva tutti i giorni (con servizio vocale nell’orario notturno):

• dall’Italia 06-491115

• dall’Estero +39-06-491115

 

Informateci

Prima di partire potete anche registrare il vostro viaggio sul sito www.dovesiamonelmondo.it indicando le vostre generalità, l’itinerario del viaggio ed un numero di cellulare. Grazie alla registrazione del vostro viaggio, l’Unità di Crisi potrà stimare in modo più preciso il numero di italiani presenti in aree di crisi, individuarne l’identità e pianificare gli interventi di assistenza qualora sopraggiunga una grave situazione d’emergenza.

Tutti i dati vengono cancellati automaticamente due giorni dopo il vostro rientro e vengono utilizzati solo in caso d’emergenza per facilitare un intervento da parte dell’Unità di Crisi in caso di necessità.

Oltre che via internet, potete registrarvi anche con il vostro telefono cellulare, inviando un SMS con un punto interrogativo ? oppure con la parola AIUTO al numero 320 2043424, oppure telefonando al numero 011-2219018 e seguendo le istruzioni.

 

Assicuratevi

Suggeriamo caldamente a tutti coloro che sono in procinto di recarsi temporaneamente all’estero, nel loro stesso interesse, di munirsi della Tessera europea assicurazione malattia (TEAM), per viaggi in Paesi dell’UE, o, per viaggi extra UE, di un’assicurazione sanitaria con un adeguato massimale, tale da coprire non solo le spese di cure mediche e terapie effettuate presso strutture ospedaliere e sanitarie locali, ma anche l’eventuale trasferimento aereo in un altro Paese o il rimpatrio del malato, nei casi più gravi anche per mezzo di aero-ambulanza.

In caso di viaggi turistici organizzati, suggeriamo di controllare attentamente il contenuto delle assicurazioni sanitarie comprese nei pacchetti di viaggio e, in assenza di garanzie adeguate, vi consigliamo fortemente di stipulare polizze assicurative sanitarie individuali.

È infatti noto che in numerosi Paesi gli standard medico-sanitari locali sono diversi da quelli europei, e che spesso le strutture private presentano costi molto elevati per ogni tipo di assistenza, cura o prestazione erogata. Negli ultimi anni, la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (DGIT) ha registrato un aumento esponenziale di segnalazioni di casi di italiani in situazioni di difficoltà all’estero per ragioni medico-sanitarie.

Occorre ricordare che le Rappresentanze diplomatico-consolari, pur fornendo l’assistenza necessaria, non possono sostenere nè garantire pagamenti diretti di carattere privato; soltanto nei casi più gravi ed urgenti, esse possono concedere ai connazionali non residenti nella circoscrizione consolare e che versino in situazione di indigenza dei prestiti con promessa di restituzione, che dovranno essere, comunque, rimborsati allo Stato dopo il rientro in Italia.

Per ottenere informazioni di carattere generale sull’assistenza sanitaria all’estero, si rinvia al sito del Ministero della Salute, evidenziando in particolare il servizio “Se Parto per…” che permette di avere informazioni sul diritto o meno all’assistenza sanitaria durante un soggiorno o la residenza in un qualsiasi Paese del mondo.

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In questo numero

In questo numero - ATLANTIS

Serena Antoniazzi

Autrice

 

Luca Baraldi

Ricercatore

 

Domenico Letizia

Analista geopolitico per l’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (IREPI)

 

Eleonora Lorusso

Giornalista

 

Riccardo Palmerini

Ricercatore

 

Alessandro Quaroni

Ambasciatore

 

Stefania Schipani

Ricercatrice Istat. Laureata in Scienze Politiche indirizzo Internazionale. Specializzata in Economia ambientale, collabora con l’Università di Tor Vergata

 

Romano Toppan

Accademico

 

Domenico Vecchioni

Ambasciatore Direttore editoriale della collana Osservatorio Globale Mazzanti Libri

 

Appuntamenti nel Mondo

Appuntamenti nel Mondo - ATLANTIS

Giornata Mondiale del Suolo, dedicata all’inquinamento

5 dicembre 2019

Indetta dalla Fao, in Europa il progetto Soil4Life

Giornata dei Diritti Umani con gli Storytellers for Peace

10 dicembre 2019

 

Giornata Internazionale dell’Educazione

24 gennaio 2020 

L’istruzione è un diritto umano. Il diritto all’istruzione è sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La dichiarazione prevede che l’istruzione elementare sia gratuita e obbligatoria

Giorno del Ricordo

10 febbraio 2020 

La celebrazione avviene quindi in onore del ricordo di tutte le vittime dei massacri delle foibe, gli eccidi compiuti a danno della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia

 

Ricorre l'anniversario del Concordato tra Stato Italiano e Vaticano

11 febbraio 2020 

L’11 febbraio 1929 l’accordo fu siglato dal capo del governo italiano, Benito Mussolini, e dal Segretario di Stato vaticano, cardinal Pietro Gasparri

 

Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale

21 marzo 2020

 

Ricorrenze in Nove: 150 anni dalla morte di Carlo Cattaneo

Ricorrenze in Nove: 150 anni dalla morte di Carlo Cattaneo - ATLANTIS

Carlo Cattaneo, storico, economista e uomo politico, (Milano, 15 giugno 1801 – Castagnola, Lugano, 6 febbraio 1869).

Partecipò alle Cinque giornate di Milano; repubblicano e federalista, dovette però cedere il campo ai moderati filo-piemontesi e nel 1848 si ritirò a Parigi e quindi in Svizzera. Eletto nel 1860 deputato, non entrò mai alla Camera per non prestare il giuramento monarchico. Fu consigliere di G. Garibaldi, sperando di affermare il principio federale. Prevalso il partito dell’annessione, ritornò in Svizzera. Nel 1867 accettò di nuovo la candidatura a deputato, sempre tenendosi lontano dai lavori parlamentari. Cattaneo diede al positivismo italiano un carattere prettamente sociale. L’attenzione, nei suoi scritti, al legame tra Europa e moto italiano e al significato politico delle vicende del ‘48, rende la sua opera un capitolo molto importante della storiografia sul Risorgimento.

 

IL PENSIERO FEDERALISTA

Cattaneo viene ricordato per le sue idee federaliste impostate su un forte pensiero liberale e laico: dopo il 1860 acquisterà prospettive ideali vicine al nascente movimento operaio-socialista. All’alba dell’Unificazione italiana, Cattaneo era fautore di un sistema politico basato su una confederazione di stati italiani sullo stile della Svizzera; avendo stretto amicizia di vecchia data con politici ticinesi come Stefano Franscini, aveva ammirato nei suoi viaggi l’organizzazione e lo sviluppo economico della Svizzera interna che imputava proprio a questa forma di governo.

Cattaneo è più pragmatico del romantico Giuseppe Mazzini, è un figlio dell’illuminismo, più legato a Pietro Verri che a Rousseau, e in lui è forte la fede nella ragione che si mette al servizio di una vasta opera di rinnovamento della società. Pur essendogli state dedicate numerose logge massoniche e un monumento realizzato a Milano dal massone Ettore Ferrari, una sua lettera a Gian Luigi Bozzoni del 7 agosto 1867, consente di escludere la sua appartenenza alla massoneria, per sua esplicita dichiarazione, sovente in quel periodo tenuta segreta e negata.

Per Cattaneo scienza e giustizia devono guidare il progresso della società, tramite esse l’uomo ha compreso l’assoluto valore della libertà di pensiero; il progresso umano non deve essere individuale ma collettivo, attraverso un continuo confronto con gli altri.

La partecipazione alla vita della società è un fattore fondamentale nella formazione dell’individuo: il progresso può avvenire solo attraverso il confronto collettivo. Il progresso non deve avvenire per forza, e, se avviene, avverrà compatibilmente con i tempi: sono gli uomini che scandiscono le tappe del progresso.

Cattaneo nega l’idea di contratto sociale, gli uomini si sono associati per istinto: “la società è un fatto naturale, primitivo, necessario, permanente, universale…”; è sempre esistito un “federalismo delle intelligenze umane”: è sorto perché è un elemento necessario delle menti individuali.

Pur riconoscendo il valore della singola intelligenza, afferma però, che più scambio e confronto ci sono, più la singola intelligenza diventa tollerante; in questo modo anche la società sarà più tollerante: i sistemi cognitivi dell’individuo devono essere sempre aperti, bisogna essere sempre pronti ad analizzare nuove verità.

Così come le menti si devono federare, lo stesso devono fare gli stati europei che hanno interessi di fondo comuni; attraverso il federalismo i popoli possono gestire meglio la loro partecipazione alla cosa pubblica: “il popolo deve tenere le mani sulla propria libertà”, il popolo non deve delegare la propria libertà ad un popolo lontano dalle proprie esigenze.

La libertà economica è fondamentale per Cattaneo, è la prosecuzione della libertà di fare: “la libertà è una pianta dalle molte radici” e nessuna di queste radici va tagliata sennò la pianta muore. La libertà economica necessita di uguaglianza di condizioni, le disparità ci saranno ma solo dopo che tutti avranno avuto la possibilità di confrontarsi.

Cattaneo fu un deciso repubblicano e una volta eletto addirittura rinunciò ad entrare in parlamento rifiutandosi di giurare dinanzi all’autorità del Re.

Oggi Cattaneo viene richiamato quale iniziatore della corrente di pensiero federalista in Italia.

Nel 1839 fondò il periodico Il Politecnico, rivista che divenne un punto di riferimento degli intellettuali lombardi, avente come intento principale l’aggiornamento tecnico e scientifico della cultura nazionale.

Guardando all’esempio degli Stati Uniti d’America (presidenzialista) e della Svizzera cantonale (improntata alla democrazia diretta), definì il federalismo come “teorica della libertà” in grado di coniugare indipendenza e pace, libertà e unità. Cattaneo scrisse a riguardo: “Avremo pace vera, quando avremo gli Stati Uniti d’Europa”. Cattaneo e Mazzini videro negli Stati Uniti d’America e nella Svizzera i due unici esempi di vera attuazione dell’ideale repubblicano.

Federalista repubblicano laico di orientamento radicale-anticlericale, fra i padri del Risorgimento, era alieno dall’impegno politico diretto, e puntava piuttosto alla trasformazione culturale della società. La rivista Il Politecnico fu per lui il vero Parlamento alternativo a quello dei Savoia. 

 

Focus Paese: "Blue Sea Land" la blue economy e il Mediterraneo

Focus Paese: "Blue Sea Land" la blue economy e il Mediterraneo - ATLANTIS

"Blue Sea Land" la blue economy e il Mediterraneo

Anche quest’anno si è volto l’evento “Blue Sea Land” dedicato alla pesca e alla blue economy e organizzato dal Comune di Mazara del Vallo, in Sicilia, assieme al Ministero degli Affari degli Esteri, Regione Sicilia e Distretto della Pesca e Crescita Blu. Sono state descritte e soddisfatte le aspettative delle priorità di questa edizione di Blue Sea Land: da quelli ambientali legati agli influssi del clima nella pesca ed all’inquinamento da plastica, a quelli dell’innovazione tecnologica e dell’economia circolare. 

Blue Sea Land è riuscita nella  valorizzazione delle risorse delle filiere agro-ittico-alimentari ed energetiche, delle eccellenze e dei territori, attraverso la cooperazione economica, del dialogo e tra popoli. L’importantissimo evento di Mazara del Vallo, con la collaborazione dell’Agenzia Ice, nel quadro del sostegno all’internazionalizzazione delle aziende italiane, ha sviscerato le progettualità di scambio e di rafforzamento della diplomazia nel Mediterraneo. Opportunità, che l’agenzia ha intravisto nel settore della pesca, nella collaborazione industriale e commerciale tra aziende nazionali legate al settore e i partner internazionali ed esteri. Fulcro dell’evento sono stati  gli innumerevoli B2B organizzati dall’Ice, con il supporto del Distretto della Pesca e Crescita Blu. Alle aziende italiane iscritte è stata concessa la possibilità di presentare le proprie competenze ad una platea di potenziali partner esteri, e quindi accelerare la propria crescita con l’approdo su mercati esteri.

Paese focus dell’iniziativa è stato l’Angola. Lo stato dell’Africa possiede grandi riserve di pesce, ma il settore è scarsamente sviluppato, sia nella trasformazione e distribuzione del pesce fresco e congelato, che nella cantieristica. Il governo angolano ha lanciato un ambizioso piano di sviluppo del settore puntando alla creazione di istituzioni legate all’implementazione della pesca nazionale. Per essere ammesse alla concessione di fondi pubblici, alle aziende angolane per lo più attive nella sola estrazione, è stato fatto obbligo di reperire partner esteri di comprovata esperienza con cui avviare, sviluppare e intraprendere rapporti di collaborazione commerciale e in attività di stoccaggio e lavorazione. Opportunità troppe ghiotte sia per le aziende italiane legate al settore che per quelle dell’intero bacino del Mediterraneo. Tale cooperazione è finalizzata alla crescita di competenze tra aziende estere e quelle dell’Angola, generando concrete opportunità nei settori della trasformazione e commercializzazione della pesca, ma anche nella cantieristica e settori annessi, valorizzando l’intera logistica legata al variegato mondo della blue economy. Durante i lavori sono emerse novità geopolitiche importanti come l’opportunità di incrementare iniziative con la Libia. Grazie al Distretto della Pesca e Crescita Blu, con la collaborazione di Salvatore Quinci, Sindaco di Mazara del Vallo, durante l’apertura dei lavori di “Blue Sea Land”, si è svolto un importante meeting tra le istituzioni italiane e quelle della Libia nel tentativo di raggiungere un accordo nella gestione della pesca.

La delegazione libica guidata dal Ministro dell’Agricoltura e della Pesca della Libia, Abdelbast Ghanimi, composta da diversi esperti del settore pesca, ha sottolineato l’importanza dell’avvio di un tavolo di confronto che possa porre le basi per un’attività di cooperazione in grado di soddisfare, da una parte le esigenze dei pescatori italiani, in particolare della Regione Sicilia, dall’altra quella del popolo libico, con l’obiettivo di promuovere la formazione dei propri addetti alla pesca grazie ad un network di pescatori esperti italiani e pescatori della Libia. Una cooperazione che riguarda anche l’agricoltura e la logistica del mare, se pensiamo al commercio dei prodotti dell’agricoltura attraverso il Mare. Lo sfruttamento della fascia costiera per la costituzione di filiere produttive rivolte alla qualificazione e all’esportazione del prodotto potrebbe costituire la strada maestra per consentire lo sviluppo di un’industria locale in grado non solo di soddisfare il mercato interno ma anche di promuovere l’esportazione dei prodotti, grazie alla prossimità di potenziali mercati di destinazione che affacciano tutti sul Mediterraneo. Anche dopo la rivoluzione del 2011, l’Italia si è confermata, nel complesso, il principale partner economico della Libia. Il mercato italiano è una meta importantissima dell’export libico, avendo assorbito già nel 2012 oltre un quinto delle esportazioni dalla Libia. 

Un primato che oggi è possibile riguadagnare attraverso la promozione di progetti legati alla blue economy e alla pesca comune nel Mediterraneo.

Inoltre, durante i lavori hanno avviato operazioni di interesse economico, rafforzando la collaborazione internazionale e diplomatica, delegati dal Marocco, dall’Algeria, dalla Tunisia, dall’Egitto, dal Libano, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman. Opportunità descritte e rilanciate anche dai tavoli di lavori, presso la Farnesina, dell’Iniziativa WestMed, organizzata dai partner e dai coordinatori nazionali WestMed per l’Italia, in particolare il Dipartimento di coesione all’interno della presidenza italiana dei ministri e del ministero degli Affari Esteri, che riunisce più di 40 organizzazioni tra autorità regionali, ministeri nazionali e altre strutture legate all’economia blu in Italia. 

Altra notizia importante è la candidatura di Blue Sea Land come protagonista del Padiglione Italia di Expo 2020 a Dubai. Candidatura avutasi durante l’incontro sulla partnership tra i paesi IORA, il cosiddetto Indian Ocean Rim che raggruppa 18 paesi rivieraschi e del Mediterraneo, al quale ha partecipato Marcello Fondi, vice commissario generale per l’Expo di Dubai.  Ricordiamo che nell’aprile di quest’anno, il Parlamento europeo ha approvato il primo piano di gestione delle opportunità di pesca e di gestione degli stock nel Mediterraneo occidentale che copre gli stock ittici demersali, come i gamberetti e gli scampi e punta a “garantire il loro sfruttamento, pur mantenendone la capacità riproduttiva”. Nel 2020, primo anno di attuazione del piano, la capacità di pesca massima consentita sarà ridotta del 10% rispetto ai giorni di pesca autorizzati tra il 2012 e il 2017. Nei successivi 4 anni la capacità massima sarà ulteriormente ridotta del 30%.  Il testo approvato richiede anche di “emendare il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), per permettere di sostenere finanziariamente le aziende di pesca che dovranno cessare le attività, in seguito alle nuove norme”. D’altronde, non bisogna dimenticare che secondo i dati della Commissione Ue il Mar Mediterraneo si trova attualmente nel peggiore stato di tutti i mari europei, con circa il 90% degli stock ittici abbondantemente sfruttati e alcuni ad alto rischio di completo collasso. Il nasello europeo, la triglia e la rana pescatrice sono tutti pescati a livelli circa 10 volte più alti di quelli che sono considerati sostenibili. 

La collaborazione nel Mediterraneo in tema di pesca è essenziale ed appare un aspetto importante delle prospettive, da incrementare, legate alla blue economy. 

 

Rotaract For Sustainable Future. 

Generazione 2030: Progetti e prospettive sulla sostenibilità nel Mediterraneo. 

Tra i progetti più interessanti, oggetto di attenzione nel corso dei lavori della  Blue Sea Land di Mazara del Vallo, possiamo menzionare quello riguardante la creazione di un network tra operatori italiani, spagnoli, tunisini, egiziani e libanesi a cui partecipa la Gi.&Me. Association  e  Slow Food Tebourba, sul  quale  ha parlato Franz Martinelli nel corso del convegno “Rotaract for sustainable future”, moderato dal past governor Vincenzo Montalbano Caracci. Ben 42 Club Rotaract siciliani hanno partecipato al  convegno organizzato ed ideato da Marco Tumbiolo, presidente del Rotarct Club Mazara del Vallo, con l’obiettivo di invitare alla riflessione su “Generazione 2030: progetti e prospettive sostenibili nel Mediterraneo”.  Al convegno, che ha visto partecipare ai lavori anche l’ambasciatore della Guinea Equatoriale in Italia Cecilia Obono Ndong,  sono stati relatori: il dott. Dario Cartabellotta, direttore generale del Dipartimento Agricoltura Regione Sicilia, che ha fatto un breve excursus su la storia del Mediterraneo per dimostrare come la collaborazione mediterranea avveniva già in tempi a noi lontani data la simile cultura di base nelle sue varie sponde e grazie alla triade mediterranea vite, olivo e grano ; Enrico Granara, ministro plenipotenziario al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nelle iniziative multilaterali euro-mediterranee, che ha illustrato i punti salienti derivati dal IV Forum Mediterraneo tenutosi a Barcellona, nel quale si avvertiva del rischio che corresse il bacino e le popolazioni ivi residenti, dove a fronte di un innalzamento della temperatura, milioni di residenti soffrirebbero la mancanza d’acqua con l’aumento del 50% del pericolo di inondazioni, oltre la diminuzione dello stock ittico e un conseguente abbassamento delle quote di pesce pescato; l’avvocato Giovanni Moschetta, consulente dello studio GOP Legal, che ha incentrato il suo discorso sul diritto della sostenibilità e le prospettive della disciplina giuridica di inserire norme per la tutela e la salvaguardia ambientale; il dott. Antonino Salerno, amministratore delegato della Salerno Packaging, azienda leader in Sicilia nel settore nell’ambito dell’impacchettamento in scatole di latta, che ha descritto il loro processo economico e commerciale definito come un successo dell’ economia circolare; l’Ing. Franz Martinelli, presidente di Gi.&Me. Association, che ha parlato dei principali progetti che vedono  impegnata l’Associazione sul tema della sicurezza alimentare, quale quello in Tunisia sul ritorno alla semina dei grani antichi, che rispetto al grano tradizionale hanno più vitamine , sono più digeribili, contengono meno carboidrati e non fanno sviluppare intolleranze al glutine,  e quello finalizzato alla valorizzazione e tutela del pescato nel Mediterraneo. Quest’ultimo progetto, denominato  “Surfish – Foresting Mediterranean Fish Ensuring Traceability and Authenticity”, a cui partecipa  Gi.&Me. Association insieme ad importanti partner, intende creare un network tra operatori del Mediterraneo intenzionati ad intraprendere iniziative tese alla valorizzazione del patrimonio ittico nel Mediterraneo, al monitoraggio, all’analisi della tracciabilità e della sostenibilità del pescato, lanciando una cooperazione in tema di pesca e tutela del mare, interrogando i protagonisti principali che si affacciano sul Mediterraneo e ponendo attenzione alle attività ecosostenibili. 

 

Malattie nel Mondo: Gli infortuni da incidenti stradali

Malattie nel Mondo: Gli infortuni da incidenti stradali - ATLANTIS

Gli infortuni da incidenti stradali

Gli incidenti hanno causato la perdita di 4.9 milioni di vite nel 2016. Più di un quarto (29%) di questi decessi sono stati causati da incidenti stradali. I paesi a basso reddito hanno avuto il più alto tasso di mortalità a causa di incidenti stradali con 29,4 morti ogni 100.000 abitanti (il tasso globale è stato di 18,8). Gli incidenti stradali sono stati anche tra le prime 10 cause di morte nei paesi a basso, medio e medio-alto reddito.

Una componente molto importante per la Sanità Pubblica, soprattutto in termini di conseguenze sulle persone, invalidità permanenti, responsabilità e costi sociali, è rappresentata dagli incidenti stradali, sul lavoro e domestici, tutti causa di considerevoli quote di mortalità e di morbosità.

In generale, il termine “incidente” comprende tutti gli eventi che determinano una compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute o, nei casi più gravi, il decesso, a causa di ferite, fratture, contusioni, lussazioni, ustioni o altre lesioni alle persone coinvolte, e che sono caratterizzati dall’accidentalità, ovvero dal- l’essere indipendenti dalla volontà umana. Con la finalità di seguire un filo conduttore tra le tematiche di incidentalità stradale, infortuni sul lavoro e di incidentalità domestica, il presente Capitolo fornisce una lettura di dati e risultati recenti.

Secondo la fonte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) gli incidenti causano, ogni anno, la morte di più di 5 milioni di persone in tutto il mondo. Circa il 9% della mortalità globale è, infatti, attribuibile agli infortuni, quasi 1,7 volte il numero di vittime causate da Human Immunodeficiency Virus/Acquired Immune Deficiency Syndrome, tubercolosi e malaria complessivamente. Sulla base di tali stime, in tutto il mondo sono 1,25 milioni le persone che muoiono ogni anno a causa di un incidente stradale e circa 50 milioni quelle che rimangono ferite. Da altri approfondimenti pubblicati dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS emerge, inoltre, che se da un lato la maggior parte dei Paesi dispone di politiche per la sicurezza stradale, dall’altro un numero nettamente inferiore applica disposizioni e provvedimenti per prevenire le altre tipologie di incidente. Le politiche di prevenzione della violenza domestica, ad esempio, citando un dato pubblicato su Progress in Preventing Injuries, sono presenti solo in circa il 71% dei Paesi.

Anche nei diversi ambiti dei Sustainable Development Goals, che compongono l’Agenda 2030 dell’OMS e per l’Italia sono prodotti dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), sono inclusi, come componenti irrinunciabili, numerosi riferimenti al benessere delle persone e a una equa distribuzione dei benefici dello sviluppo.

 

I Italia, nel 2017 i feriti gravi a seguito di incidente stradale sono stati 17.309, valore pressoché stabile rispetto al 2016 (- 0,1%). Nel periodo 2013-2016 il rapporto tra feriti gravi e decessi è andato progressivamente aumentando fino al 2016, per poi subire una battuta di arresto e un lieve calo nel 2017. I valori dell’indicatore passano, infatti, da 3,8 feriti per ogni vittima nel 2013 a 5,3 feriti nel 2016 e 5,1 feriti nel 2017. I feriti gravi, nel 2017, rap- presentano circa il 7% del totale dei feriti nel complesso rilevati dalle forze dell’ordine. A livello territoriale persistono ancora alcune differenze: i valori del rapporto tra feriti gravi e morti sono compresi tra 4,7 del Nord-Est e 5,6 del Sud e delle Isole, a conferma della tendenza che vede le regioni del Nord come territori con un più elevato numero di incidenti ma meno gravi.

Attualità: Filitalia International:31 anni di attività linguistica e culturale i

Attualità: Filitalia International:31 anni di attività linguistica e culturale i - ATLANTIS

Filitalia International:31 anni di attività linguistica e culturale italiana

 

Filadelfia, Pennsylvania, Stati Uniti d’America (Domenica 11 novembre 2018) - La trentunesima cena annuale del Gala di Filitalia International (FI) si è tenuta presso la sala delle celebrazioni per banchetti, a Bensalem, Pennsylvania, dalle 16:30 alle 22:30 domenica 11 novembre 2018.

Il Master of Ceremony della serata di gala Marco Circelli, il direttore esecutivo di FI, ha ricordato ai presenti che l’organizzazione celebra 31 anni di fondazione, sotto la guida continua del presidente emerito e fondatore, Pasquale Nestico.

Paula DeSantics-Bonavitacola, primo vicepresidente di FI, ha ringraziato tutti i partecipanti e i volontari che hanno contribuito alla realizzazione e al raggiungimento di una serata indimenticabile per il numero di ospiti (oltre 260) e il contributo dei numerosi sponsor.

Il Console Generale d’Italia, il Dr. Pier Attinio Forlano, ha inviato un messaggio in cui riconosce il ruolo storico e consolidato di FI nel distretto di Philadelphia, Console, e plaude alle iniziative e al conferimento di premi a illustri personalità italiane e italo-americane che vivono e lavorano nella città di Filadelfia e nelle località circostanti.

Il presidente di FI Marc Virga ha parlato di eventi recenti che hanno raccolto negatività nei confronti del Museo della storia dell’immigrazione italiana. Ha sottolineato che le nuove generazioni di italoamericani sono sempre coinvolte in attività di difesa della cultura, della tradizione e della lingua italiana negli Stati Uniti d’America. L’obiettivo di FI è continuare a crescere grazie all’aiuto di sponsor e donatori che credono nella missione associativa e vogliono contribuire al mantenimento delle radici dell’identità, sia nell’area di Greater Philadelphia che in tutto il Mondo

I seguenti premi sono stati assegnati a importanti esponenti della comunità italo-americana nella zona di Greater Philadelphia.

Il primo premio, il “Citizenship Award”, è stato conferito al dott. Prof. Antonio Giordano, fondatore e presidente della Sbarro Health Research Organization presso la Temple University di Philadelphia, che ha ricordato a tutti gli ospiti che l’obiettivo prioritario per la comunità italo-americana è investire nel settore dell’istruzione a tutti i livelli e in tutti i campi, come materie scientifiche e tecnologiche.

 

Il secondo premio, il “Leadership & Educational Award”, è stato assegnato al Dr. Louis De Angelo, sovrintendente delle scuole cattoliche nell’arcidiocesi di Wilmington Delaware. Grazie alla storia personale del Dr. DeAngelo. Il Dr. Ha spiegato in che modo i valori ereditati dalla sua famiglia di origine italiana (la nonna era originaria di Cosenza, in Calabria) avevano influenzato notevolmente la sua vita e delineato il suo successo professionale come educatore e l’ispirazione di tutti gli insegnanti a lui vicini.

 

Il terzo premio, “Humanitarian Award”, è stato assegnato a Leonard “Lee” Norelli, presidente nazionale dell’UNICO, un’organizzazione filantropica che assiste i cittadini che hanno bisogno di aiuto negli Stati Uniti d’America. Norelli ha riconosciuto l’importanza pubblica di Filitalia International e ha specificato quanto sia importante per queste associazioni difendere e continuare a difendere la cultura e l’identità italiana tra le varie fasce della popolazione.

Il precedente presidente Rosetta Miriello ha parlato della nascita di Filitalia e ha elencato tutti gli obiettivi raggiunti da FI durante i 30 anni di attività, attraverso la creazione di sezioni, sia nazionali che esteri, l’istituzione del Museo della Storia dell’immigrazione italiana e il recente appuntamento di Ente Gestore dal Console Generale d’Italia a Filadelfia. Miriello ha ringraziato pubblicamente il Dr. Nestico per il suo continuo supporto e ispirazione per FI, che è stata in grado di crescere grazie alle sue opera continua.

Il fondatore e presidente emerito, il dott. Pasquale Nestico, ha voluto ricordare l’importanza della portata sociale e culturale di FI, e ha ricordato agli ospiti presenti quanto sia importante preservare l’identità italiana, anche attraverso donazioni alla Campagna Capitale (raccolta fondi) per l’ampliamento del Museo FI.

“Il nostro Gala annuale continua e fissa un appuntamento indimenticabile e imperdibile nella nostra comunità italo-americana nella zona di Greater Philadelphia - ha dichiarato il dott. Pasquale Nestico, fondatore e presidente emerito di FI - e siamo orgogliosi di aver creato una tradizione solida e perpetua in questi 31 anni di vita, con l’obiettivo di preservare e coltivare le nostre radici, le nostre tradizioni e la nostra cultura insieme a tutti i connazionali e simpatizzanti ”. 

 

Attualità: Consiglio d'Europa: Giulio Terzi di Sant'Agata ospite di Atlantis

Attualità: Consiglio d'Europa: Giulio Terzi di Sant'Agata ospite di Atlantis - ATLANTIS

Consiglio d'Europa: Giulio Terzi di Sant'Agata ospite di Atlantis e dell'Ufficio Italiano di Venezia 

 

Splendido pomeriggio di studio e approfondimento geopolitico, offerto dalla rivista Atlantis ad un selezionato pubblico su invito, quello trascorso venerdì 11 ottobre 2019, all’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa Ufficio Venezia. In assenza della Direttrice Luisella Pavan Woolfe, impegnata nella riunione della “Commissione di Venezia” alla Scuola Grande di San Giovanni e Paolo, il direttore e il condirettore Carlo Mazzanti e Andrea Mazzanti hanno fatto gli onori di casa all’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e al dott. Rodolfo Giannursini, intervenuti per parlare di opportunità economiche e diritti umani in Iran (e più in generale nell’area mediorientale). È emerso un quadro molto preciso e scoraggiante: l’Iran non è l’eldorado promesso alle imprese italiane dalla propaganda governativa e le banche italiane che hanno provato ad aggirare i divieti internazionali sono state pesantemente sanzionate (Banca Intesa San Paolo con oltre 230 milioni di dollari nel 2016 e Unicredit con più di un miliardo), i diritti civili ed umani sono costantemente calpestati dal regime autocratico islamico. Insomma, guardandosi attorno, le aziende italiane hanno ben altre opportunità a cominciare da un mercato tutt’altro che saturo come quello statunitense. Presenti rappresentanti del mondo studentesco (Filippo Vianello, Emy Petrucci e Chiara Negri); del giornalismo (Agostino Buda e Domenico Letizia); della dirigenza d’impresa (Guido Vianello); della cultura (Guglielmo Pinna); della Marina Militare Italiana (delegato Francesco Zampieri); dell’accademia (Romano Toppan) e dell’impresa (Fabio Marabese di Seingim). Ricordato anche l’Anno della Cultura Italiana negli StatiUniti, progetto sostenuto da Terzi allorché ricopriva il ruolo di Ministro degli Esteri nel Governo Monti nel 2011 e nel quale anche la rivista Atlantis ha svolto la sua parte. Presentato anche il libro Lettere sul Mondo che ha avviato nel 2019 la collaborazione editoriale tra Mazzanti Libri e il Circolo di Studi Diplomatici che ha sede a Roma.

Attualità: Gasdotto Nordstream 2: una nuova minaccia ambientale?

Attualità: Gasdotto Nordstream 2: una nuova minaccia ambientale? - ATLANTIS

Gasdotto Nordstream 2: una nuova minaccia ambientale?

 È davvero difficile capire perché la questione del rifornimento energetico debba essere risolta in modo antitetico alla tutela ambientale. Ma è proprio quanto sta accadendo con la costruzione del Nord Stream 2, il controverso progetto di gasdotto russo che ha ricevuto l’ultima autorizzazione necessaria per colmare la distanza tra la regione di Leningrado e la costa baltica della Germania. Eppure le direttive europee parlano chiaro su clima e ambiente e rispetto degli habitat naturali. 

Il gasdotto dovrà essere costruito vicino ai siti di conservazione di Natura 2000 in otto paesi dell’UE ed è impossibile pensare che un’analisi di valutazione di impatto ambientale possa ammettere un rischio per questi siti tutelati. Inoltre il progetto non risponde alla ricerca di sviluppo di fonti di energia rinnovabile.
Le stime mostrano che adottando un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40%, l’UE ridurrà le sue importazioni di gas naturale dal 13% al 2030 e dal 27% al 2050. L’adozione di obiettivi di energia rinnovabile e di efficienza energetica porterebbe a un’ulteriore riduzione delle importazioni di gas - in calo fino al 54% entro il 2050.
Alla luce di questi obiettivi anche la valutazione economica e non soltanto quella ambientale risulterebbe negativa. Inoltre le acque del Mar Baltico risultano già fin troppo inquinate, come confermato dai dati dell’UNESCO e della Commissione di Helsinki (HELCOM).

Nell’ultimo rapporto del 2018, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha riconosciuto il Mar Baltico come il corpo idrico più inquinato e straripante di rifiuti, plastica, rifiuti chimici, resti di armi belliche, che offuscano anche la visibilità delle acque per I ricercatori e ostacolano le possibilità di analizzarle.
La presenza di rifiuti rendono difficoltosi anche la trasmissione di segnali subacquei e ciò renderebbe particolarmente rischiosa la gestione per il Nord Stream-2 in caso di eventi o situazioni impreviste. 

Va anche ricordato che tra i rifiuti nel Mar Baltico ci sono 267 mila bombe sganciate di cui 50 mila tonnellate di agenti di guerra chimica che rappresentano una minaccia per il mare e tutti gli esseri che ci vivono.

L’autorità polacca per la concorrenza (UOKiK) ha inflitto un’ammenda di 40 milioni di euro alla società francese Engie Energy nell’ambito del procedimento contro Gazprom e cinque società europee coinvolte nel finanziamento del progetto Nord Stream 2. L’ammenda è stata applicata perché Engie Energy non aveva fornito alla parte polacca documenti e informazioni sui suoi accordi con Gazprom. Va ricordato che il caso contro Gazprom e altre 5 organizzazioni internazionali coinvolte nella costruzione del gasdotto Nord Stream-2 è stato aperto dal comitato antimonopoli polacco nel maggio 2018.

Attualità: Debito pubblico e patrimonializzazione finanziaria dei beni culturali

Attualità: Debito pubblico e patrimonializzazione finanziaria dei beni culturali - ATLANTIS

Debito pubblico e patrimonializzazione finanziaria dei beni culturali

 

Quando chiesero a Winston Churchill di tagliare i fondi destinati all’arte e alla cultura per sostenere lo sforzo bellico, egli rispose semplicemente: ma allora per che cosa combattiamo?”

 

 

 

L’Empire State Building e il patrimonio culturale italiano: una metafora

Cominciamo con una metafora. La società che possiede l’Empire State Building di New York-il grattacielo storico della città - nel 2010 decideva una quotazione in Borsa del grattacielo più alto della città.

Quei 5 o 6 km che separano il grattacielo più alto della città dalla più importante Borsa mondiale saranno idealmente azzerati visto che la famiglia Malkin, che controlla l’edificio, pensava di creare una società ex novo per dar vita a una potenziale IPO da 5 miliardi di dollari. Una cifra davvero considerevole.

La nuova Società fu battezzata Empire Reality Trust comprendeva altri due grattacieli situati sempre a Manhattan, ma meno noti.

Del resto le premesse per il successo ci sono tutte, visto che nel 2010 il grattacielo apparso in numerosi film è stato preso d’assalto da 4 milioni di visitatori paganti, che hanno portato a 60 milioni di dollari di utile con biglietti di ingresso che variano da un minimo di 20 dollari fino a un massimo di 55 per coloro che vogliono evitare la coda e salire in fretta ad ammirare uno dei panorami più incredibili di tutti gli Stati Uniti.

Un flusso notevole, soprattutto se paragonato al fatto che - sempre nel 2010 - il numero totale di persone che hanno staccato un biglietto in tutti i musei statali italiani messi insieme è stato di 10,1 milioni con un fatturato di 30,5 milioni di euro. 

Se gli americani riescono da un solo “monumentale edificio” trarre un beneficio più alto di quello che noi italiani ricaviamo da tutti i nostri musei messi insieme, ci converrebbe affidare agli americani la gestione dell’intero nostro patrimonio. Ovviamente è un paradosso.

Noi italiani siamo i più bravi nelle azioni di conservazione, tutela e restauro, ma siamo tuttavia veramente scarsi, per non dire del tutto incapaci, di valorizzarlo o di creare valore. 

Questa incapacità, che è anche noncuranza, negligenza e sciatteria, è endemica: se ne lamentava già Goethe, nella sua opera più famosa “Viaggio in Italia” (siamo nel 1786) e, nel 1904, Marcel Proust in una lettera ad un amico, spedita durante un suo soggiorno nel nostro paese, definiva l’Italia un “paese inestetico”, perché, pur coperto di capolavori, non li ama.

 

Le arretratezze dell’Italia: è tuttora un paese feudale?

Un paragone veramente umiliante per l’Italia. Da decenni la nostra classe politica straparla sulla vendita del patrimonio immobiliare e sulle concessioni del patrimonio demaniale di proprietà dello stato, la cui redditività è praticamente uguale a zero, senza parlare del clientelismo con il quale si distribuiscono le “concessioni”, da quelle dell’etere a quelle ambientali del demanio, con le spiagge in primo luogo, ma anche le isole della laguna veneziana, l’estrazione delle acque minerali, il petrolio in Basilicata, le autostrade etc: i privati fanno una montagna di soldi e lo Stato, come un accattone (compresi i politici e i burocrati che sono complici) raccoglie solo le briciole. 

Solo le concessioni delle acque minerali fruttano 3 miliardi di euro alle imprese (in testa la Nestlé) mentre gli enti locali e le regioni ne ricavano una ventina di milioni di euro: una organizzazione che assomiglia come una goccia d’acqua alle concessioni feudali del Medioevo. 

Del resto che la nostra Italia sia ancora ampiamente feudale, è un fatto tangibile e quotidiano: e questo epiteto non riguarda tanto il fatto che esistano strati di privilegiati e di impuniti (che è un fenomeno praticamente ineludibile), ma che molti di essi non lo sono in base ai meriti, ma in base a criteri di amicizia, clientela, opportunismo: Ad nutum regis, ad libitum ducis, proprio come nelle monarchie assolute e nelle dittature. 

Inoltre, in Italia ci sono troppi che vivono alle spalle degli altri. Un solo esempio: gli evasori fiscali, lavoro nero e gli affari corruttivi. 

Sottraendo al fisco, in mille modi e con mille espedienti circa 200 miliardi di Euro, è come se questi italiani da ostracismo bloccassero a proprio vantaggio una ricchezza equivalente al reddito medio di 20.000 euro/anno (secondo l’ultimo dato del MEF) a ben 10 milioni di italiani.

Se questo non è furto, eticamente non saprei, né come teologo né come cittadino come definirlo altrimenti. 

Eguale giudizio morale, secondo la teologia del settimo comandamento, è applicabile a quei “feudatari” di enti pubblici o privati che si gratificano con bonus e buone uscite di molti milioni di euro, decisamente immeritati e non corrispondenti ad alcun valore aggiunto del loro lavoro, se non come gesto di “omaggio” feudale: molti di loro si appropriano in realtà della ricchezza di molti altri loro collaboratori, che sono i veri creatori del valore aggiunto, come è bene espresso una celebre battuta di Kevin Costner nel film Company Men a proposito degli stipendi stratosferici dei Top Manager.

Sarebbe sufficiente una gratifica, anche generosa, viste le responsabilità che hanno esercitato, ma non nelle dimensioni sproporzionate che constatiamo ogni volta che qualcuno di questi “esce” dal ruolo. E così vale anche per le buone uscite di consiglieri regionali, deputati, senatori, europarlamentari, alti burocrati dalle pensioni d’oro o di platino o di diamante: sono tutte forme legalmente corrette, ma teologicamente definibili come furti. 

La teologia infatti non coincide con la “legalità”, purtroppo per loro e per i ricchi epuloni di ogni tempo (sarebbe opportuno che rileggessero la parabola, per non finire a sospirare, in mezzo al fuoco, per ottenere una goccia d’acqua dai disgraziati ai quali hanno sottratto la possibilità di vivere decentemente. 

Il valore del patrimonio italiano

Un atteggiamento di vero apprezzamento del patrimonio culturale italiano è in grado di raggiungere un valore di molte migliaia di volte superiore all’apprezzamento dell’Empire State Building. Il nostro patrimonio culturale infatti non è un grattacielo di ferro, cemento e vetri, ma uno sterminato numero di opere d’arte, di veri gioielli architettonici, di preziosi oggetti, di abilità artigiane di assoluta eccellenza, dal vetro all’oreficeria, dai mobili alla moda, dai prodotti tipici dell’Italian food fino al raffinato marmorino veneziano.

Inoltre (e questo aspetto è ben noto a tutti, soprattutto alle case d’asta, a galleristi, agli antiquari e ai collezionisti) un simile capitale non soffre di inflazione, ma al contrario più il tempo passa, più si rivaluta: il mark up di questa industria creativa (o factory attualmente dispersa in milioni di opere), nel suo insieme è fra le performance migliori e più sicure del mondo

Alla luce di questa considerazione, mi è venuta una idea pazza (ma spesso le idee pazze sono le uniche che riescono a uscire da una impasse che sta inchiodando l’Italia da decenni con il suo debito pubblico sterminato e pericoloso soprattutto per le generazioni future): portare anche noi il patrimonio artistico italiano ad una valutazione di “borsa” per assegnarle un valore monetario, sia pure imperfetto, in modo da trattarlo e gestirlo come fosse lo “stato patrimoniale” dell’azienda Italia.

Lo Stato Italiano, che possiede il più vasto patrimonio artistico ed architettonico del mondo, potrebbe raggiungere una quotazione altissima e quasi incredibile, con asset attivi tangibili, ma soprattutto intangibili, capaci di superare ogni paragone con tutti gli altri stati o paesi. 

Peggy Guggenheim e Paul Getty (per citarne due soli a tutti noti) saprebbero dire qualcosa a questo proposito, ma anche infiniti altri miliardari che si combattono a suon di centinaia di milioni di dollari per potersi acquistare un reperto archeologico, un quadro di Van Gogh, un dipinto di Leonardo. Anche le cronache recenti sono piene di casi nei quali una singola opera d’arte raggiunge perfino 400 milioni di dollari.

 

Valore patrimoniale e valore gestionale

Tuttavia, a questo primo passo, occorre poi aggiungere anche una serie di misure capaci di aumentare la redditività, attualmente molto bassa, di questo immenso patrimonio dal valore incalcolabile: è su questo punto che si misura la grande distanza fra nazioni, come la Francia, che ha una gestione del patrimonio veramente redditizia. 

Gli Stati Uniti o altre nazioni, pur avendo un patrimonio artistico o architettonico o archeologico molto più scarso o di valore molto più debole del nostro, ne traggono vantaggi economici talvolta incredibili: tutti noi sappiamo che il fatturato del MoMA (Museo di Arte Moderna di New York) supera le entrate del nostro sito archeologico di Pompei. 

La nostra redditività scarsa è dovuta anche al fatto che quasi il 70% delle nostre opere d’arte sono sepolte nei magazzini e nei sotterranei fin dai tempi dell’unità d’Italia: non esiste al mondo un imprenditore che, avendo a disposizione un patrimonio di prodotti pari a 100, ne lasci 70 fermi in magazzino per sempre. Una gestione da fallimento totale.

Ebbene, che fare? 

La soluzione ideale è quella di avere a disposizione una tale quantità di capitali da poter portare alla luce tutti i beni culturali sepolti (siti archeologici di terra e di mare: ricordare i bronzi di Riace!), di classificarli con un inventario digitalizzato e attualizzato in modo rigoroso, di farne una stima dello stato di conservazione, restaurarli se hanno bisogno di un intervento e, infine, fare in modo che generino redditività costante.

A questo punto, la consapevolezza ci induce a considerare che l’Italia, con il debito pubblico spaventoso che ha, non sarà mai in grado di attuare questa operazione, se non con il lancio di un Piano Nazionale Governativo che faccia appello ad altre nazioni, in particolare a quelle che sono dotate di cospicui FONDI SOVRANI, che in classifica vedono al primo posto la Norvegia, con 1000 miliardi di dollari, con Fund Global, creato nel 1996 e gestito dalla Banca Centrale della Norvegia.

 

Che fare? 

Una gigantesca sharing economy

Tenendo conto che il patrimonio culturale italiano è oggetto di tutela e promozione secondo l’articolo 7 della Costituzione, l’iniziativa che suggeriamo è quella di compiere un processo, lento ma certificato, di catalogazione, identificazione, conservazione e infine valorizzazione del nostro immenso patrimonio, soprattutto quello di carattere “mobile”, per arrivare ad una specie di cartolarizzazione (anche se il termine è inesatto, ma serve solo come indicazione approssimativa). 

Attore di questo processo non può essere che il Governo, con il sostegno del Parlamento.

La valutazione e i criteri per giungere ad una specie di “Fondo Sovrano” dell’Italia espresso in termini reali e non solo monetari, e quindi in termini meno aleatori, saranno affidati ad una o più società competenti, sotto la guida e la supervisione dell’UNESCO e di altri organismi internazionali qualificati come l’ICOMOS o organismi analoghi, pubblici e privati.

Quando questo processo di valutazione sarà compiuto, il Presidente del Consiglio italiano, in un negoziato molto chiaro e aperto con i Fondi Sovrani più rilevanti del momento attuale, in particolare quelli del Qatar, della Cina, degli Stati Uniti, di Singapore, della Norvegia, della Germania e di altri stati, invita questi Fondi a partecipare, con quote di capitale e relativo versamento di denaro contante, al capitale complessivo di questa specie di enorme holding con una forma di associazione in partecipazione e secondo il metodo oggi in auge di sharing economy.

Le probabilità di successo sono molto elevate: la Germania, ad esempio, ha verso l’Italia, da sempre, un amore e una stima indelebile, ben rappresentato dal dipinto di Overbeck “Italien und Deutschland” nella Pinacoteca di Monaco. 

Il Qatar è da tempo ormai che investe suoi capitali in Italia, con un interesse per la bellezza dei suoi paesaggi (ad esempio la Sardegna) e di alcune nostre produzioni di eccellenza. Il nuovo Emiro, il giovane Sheikh Hamad Bin Khalifa Al Thani, figlio di una donna straordinaria, amante dell’arte, della bellezza, delle innovazioni creative come Sheika Mozah bint Nasser Al-Missned, può svolgere un ruolo di catalizzatore di una cordata di soci forte di denaro e di amore per l’arte, il bello e le eccellenze. Non è diversamente spiegabile che questa Regina abbia comprato la Maison Valentino (e non solo). La sua primogenita, la principessa Mayassa, la preferita, è definita dall’Economist “la donna più potente del pianeta nel campo dell’arte”. 

 

Una Holding partecipata dai Fondi sovrani

L’attore più credibile per questa operazione di medio e lungo termine può essere solo CDP, che è una forma di Fondo Sovrano del nostro paese, che tratterebbe alla pari con gli altri Fondi Sovrani, in modo da creare una Holding che emana bond fondati sul valore dei beni culturali e delle nostre industrie creative.

La CDP potrebbe avviare la creazione di una Holding ex novo, controllata al 90% dallo Stato Italiano, con l’intenzione, una volta terminato il lavoro di catalogazione e valutazione monetaria, di mettere sul mercato il restante 10%. 

Secondo studi compiuti quando collaboravo con il Consiglio d’Europa, insieme all’UNESCO, all’ICOMOS e con molti altri esperti di beni culturali di tutta Europa, si formulava l’ipotesi, ad una prima stima molto approssimativa, che il patrimonio culturale italiano avesse un valore potenziale di 30.000 miliardi di dollari, pari a circa due volte l’intero PIL degli Stati Uniti e 12 volte il nostro intero debito pubblico. 

Aprendo una IPO (Initial Public Offering) con un tale valore, sarebbe sufficiente collocare anche solo il 10% del valore indicato per coprire il debito pubblico, anche gradualmente, con vendite di percentuali minori (2-3%) per ognuno dei Fondi Sovrani indicati.

Se la società che possiede l’Empire State Building di New York aveva pensato a una quotazione in Borsa del grattacielo più alto della città per 5 miliardi di dollari, aggiungendo a questa “valorizzazione” patrimoniale, anche quella della valorizzazione di cassa o di gestione (dovuta all’alto numero di visitatori), è facile immaginare a quale valore potrebbe arrivare il patrimonio italiano in termini puramente indicativi, sia in termini patrimoniali che di revenue management. 

 

Il ROI della Holding

Come in tutti i business, anche per questa Holding occorre stabilire il ritorno dell’investimento per i sottoscrittori. In parole semplici, il ritorno dell’investimento può essere assicurato nel modo di seguito specificato.

I Fondi Sovrani che accettano l’accordo con il governo italiano diventano di fatto co-proprietari del patrimonio culturale italiano, ancorché in una sua piccola percentuale.

La base giuridica di questa possibile co-proprietà (minoritaria) può essere fondata sulla definizione dell’UNESCO, agenzia delle Nazioni Unite, che considera i beni culturali di una nazione “patrimonio universale della umanità”. 

In termini gestionali moderni, sarebbe una forma nobilissima di “sharing economy”, in base alla quale i Fondi Sovrani che aderiscono al patto sociale hanno due benefit importanti:

1. Nel caso di beni culturali “vendibili”: per esempio i beni immobili (il famoso patrimonio immobiliare pubblico che da anni si cerca di vendere senza un successo degno di questo termine)  oppure i beni culturali privati che, sottomessi per legge al diritto di prelazione dello Stato italiano, possono essere soggetti, con il consenso del governo, al diritto di prelazione di un altro Stato sottoscrittore della Holding, nel caso in cui lo stato italiano decida di cedere il proprio diritto di prelazione. In questo caso il concorso di acquisto è ristretto rigorosamente in prima istanza ai Fondi Sovrani sottoscrittori (in forma di associazione in partecipazione) della Holding. Solo in caso in cui i sottoscrittori non aderiscano all’offerta, allora possono intervenire altri stati o altri privati, con preferenza esplicita per istituzioni culturali come i Musei.

2. Nel caso di beni culturali (per esempio statue, dipinti, oggetti d’arte ecc.) mobili, gli Stati associati possono esercitare per primi la facoltà di “prestito” delle opere per periodi anche molto lunghi, nei loro musei o nelle attrezzature certificate, traendone un beneficio gestionale (ingressi). Essendo patrimonio inalienabile secondo la costituzione, i Fondi Sovrani che firmano l’accordo (in forma di Trattato) saranno gli unici che possono ottenere una parte anche cospicua dei nostri beni culturali nella forma di “prestito d’opere” (a condizioni favorevoli e priorità di concessione rispetto a tutti gli altri paesi non sottoscrittori dell’accordo e assicurazioni a loro carico). 

3. Nel caso tuttavia che si tratti di “prestiti” di opere (per esempio di dipinti che sono da tempo immemorabile nei magazzini o nei depositi) che hanno necessità di restauro, specialmente quelle che sono in condizioni veramente critiche, il periodo di prestito può essere prolungato per qualche decennio, mentre rimane proprietà della Holding e quindi dello stato italiano. D’altronde questo 70% invisibile non fruibile, sepolto da tempi biblici nella inutilità, nell’abbandono e non raramente nel degrado, non ha nessun diritto all’interno della politica italiana e la loro valorizzazione nella forma indicata sarebbe un modo intelligente di ridare loro “cittadinanza in Italia e nel mondo” e di salvaguardare in essi quella grande scintilla di “diritti umani” che possiedono in virtù del fatto che sono il frutto della identità umana di chi li ha generati, come se fossero dei figli ai quali dare finalmente un vero, autentico jus soli e non solo un jus sub soli. I beni culturali e artistici di un popolo, di una comunità locale, di una nazione, di un uomo, debbono godere, in una qualche forma di analogia juris, dello stesso rispetto che dobbiamo all’essere umano in quanto questi beni sono un prolungamento, una manifestazione della sua identità e uno specchio del suo valore universale. 

La creazione di un Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è una prova del valore “giuridico” che ritengo intrinseco ai beni culturali come estensione dei diritti di protezione e difesa della persona umana, più che una semplice lotta di contrasto al reato di furto: per questo sarebbe stato sufficiente l’organizzazione di una security normale. È una della (poche) prove di mutamento della strategia politica dell’Italia, anche se molto tardiva.

D’altra parte, l‘accanita ed eroica resistenza che comunità o persone hanno saputo mostrare, a rischio della loro stessa vita, per salvare da invasori, o da altri pericoli, come l’incendio, le inondazioni, i terremoti, i beni culturali e artistici della loro comunità o del loro paese, rende chiara e sufficientemente forte la spontanea assegnazione di importanza vitale che si attribuisce (purtroppo quasi solo in casi di emergenza eroica !) a questi beni, equiparati all’integrità della vita stessa.  

In questa politica lo stato italiano è, ancora oggi, più arretrato perfino dello stato borbonico, che fu tra i pionieri nella valorizzazione dei beni culturali già nel Settecento, con la celebre frase attribuita a Ferdinando IV di Borbone, quando decise di raccogliere nel Museo Archeologico di Napoli i reperti del sito di Pompei, appena scoperto: “Iacent nisi pateant”, ossia sono morti se non sono esposti e visibili.

 

l’Italia ha vantaggi competitivi imbattibili nell’arte

l’Italia ha vantaggi competitivi imbattibili nell’arte, nei beni culturali, in molte industrie creative e non solo: aggiungerei anche il turismo.

In una figura molto eloquente del Country Brand Index 2014-2015 , troviamo il posizionamento dell’Italia al primo posto sia nel turismo che nel patrimonio culturale e nella cultura in generale.

Purtroppo, come ogni valutazione di “brand”, si tratta di un posizionamento “potenziale” rispetto alle caratteristiche e risorse del paese in esame, ma altri indici, come il World Tourism & Travel Competitiveness Index del World Economic Forum oppure il World Happiness Report (ambedue dispobili per il 2019) danno conto di come questi vantaggi competitivi sono poi attuati e valorizzati.

Il primo misura il set di fattori e di politiche che rende effettivo lo sviluppo sostenibile del settore turistico, che contribuisce allo sviluppo e alla competitività del paese: ebbene l’Italia, che potenzialmente (stando al Country Brand) dovrebbe in teoria essere al primo posto, in realtà si trova in ottava posizione, dopo Spagna (che ci supera ininterrottamente in numero di arrivi dal 1986), Francia, Germania, Giappone, Stati Uniti, Regno Unito e Australia.

Quanto al World Happiness Report, siamo in posizione ancora peggiore: al 36° posto.11

 

Attualità: a Venezia per il libro "Nave Vespucci" di Eleonora Lorusso

Attualità: a Venezia per il libro "Nave Vespucci" di Eleonora Lorusso - ATLANTIS

Marina Militare Italiana e Atlantis a Venezia per il libro "Nave Vespucci" di Eleonora Lorusso

 

Presentazione a Venezia al Museo Storico Navale, giovedì 17 settembre 2019, del libro “Nave Vespucci. Diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari” edizioni Mursia della giornalista Eleonora Lorusso. Ha moderato Carlo Mazzanti, direttore responsabile della rivista di affari internazionali Atlantis con la straordinaria partecipazione del Capitano di Vascello Gianfranco Bacchi, Comandante del Vespucci. Saluto della Città da parte della Vicesindaco Luciana Colle. Presenti, tra gli altri, il Contrammiraglio Angelo Virdis, Capo Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione della Marina Militare Italiana, il Capitano di Fregata Daniele Di Fonzo della Capitaneria di Porto, un nutrito gruppo di allievi del Collegio Morosini con il loro Direttore, l’imprenditore Commendator Luigino Rossi per vent’anni presidente del gruppo Il Gazzettino, la libraia-editrice Cristina Giussani. Tante le curiosità: dal nome al maschile, scaramanzie e superstizioni come la testa d’aglio sotto la polena, perché è chiamata la nave più bella del mondo, le amache come unici giacigli, nave ambasciata dual use (ormeggiata proprio a pochi passi dal museo, per l’appunto, nel pomeriggio ha ospitato un vertice del mondo militare internazionale, nave rosa per la sempre più nutrita presenza di donne, da 88 anni (il varo del Vespucci è del 1931) si rinnova la campagna di istruzione dei cadetti che dura tre mesi circa ed è una esperienza durissima ma formativa. Il Comandante Bacchi si è ripromesso - tra ili serio e il faceto - di battere il record di velocità attualmente detenuto dal “mitico” comandante Agostino Staulino da Lussinpiccolo classe 1914 uscendo dal porto di Taranto a vele spiegate e raggiungendo la velocità di 14,6 nodi. 

 

 

 

Eccellenze Italiane nel Mondo: Continua la crescita di Seingim srl

Eccellenze Italiane nel Mondo: Continua la crescita di Seingim srl - ATLANTIS

Seingim srl acquisisce il ramo Energy da Hitachi Industrial Engineering Emea

 SI CONSOLIDA IL POLO ITALIANO DELLA PROGETTAZIONE OIL&GAS.

Continua la crescita di Seingim srl, società italiana leader nel settore della progettazione, che con l’acquisizione del ramo energy da Hitachi Industrial Engineering EMEA Srl, consolida le proprie competenze e la propria offerta nel settore Oil&Gas sui mercati italiano ed internazionale.

Alla firma dell’atto di acquisizione tra Fabio Marabese presidente di Seingim e Hisashi Nishikawa, Presidente e CEO di Hitachi Industrial Engineering EMEA, seguirà la costituzione di una nuova società del gruppo, Seingim oil&gas, nella quale confluiranno le 31 persone, progettisti e staff, esperti di sistemi elettrici, strumentazione ed automazione, che andranno ad arricchire il già solido team di progettisti Seingim, destinato a raggiungere le 200 unità entro la fine dell’anno.

“Con questo importante accordo - sottolinea Fabio Marabese - la nostra società continua la sua crescita orizzontale acquisendo nuove quote di mercato domestico e internazionale in vari settori, tra cui l’oil&gas, e rafforzando la capacità di fornire soluzioni sempre più personalizzate ai nostri clienti, aiutandoli a raggiungere rapidamente ed efficacemente i propri obiettivi di business”.

“Considerato il suo impegno a realizzare un ambizioso e robusto piano di crescita nel campo dei servizi di ingegneria - spiega Hisashi Nishikawa – abbiamo ritenuto Seingim il posto migliore dove sviluppare al massimo le competenze e le capacità dei nostri tecnici e dei nostri impiegati e dove perseguire nuove opportunità di carriera in un’ottica di continuità del business”.

La nuova società del Gruppo Seingim porta, dunque, in Italia la proprietà di un’azienda del Gruppo giapponese Hitachi, specializzata nei servizi di ingegneria elettrica, di strumentazione e automazione (I&C), nel settore della Salute, Sicurezza ed Ambiente (HSE) per gli impianti di Oil&gas ed in altri settori delle infrastrutture in Europa, Medio Oriente ed Africa. 

Con un crescita costante del 40% annuo, Seingim, società di ingegneria di Ceggia (VE) capitanata da Fabio Marabese, si sta proponendo come una delle più dinamiche d’Italia, partner affidabile di grandi industrie quali Fincantieri, Eni , Enel, Ansaldo, Sapio, Unicredit, solo per citarne alcune.

Seingim è impegnata in progetti di Ingegneria impiantistica, dalle grandi piattaforme petrolifere all’edilizia residenziale, offrendo una proposta integrata e mettendo a disposizione del cliente il personale e le tecnologie per soddisfare ogni esigenza e contribuire al progresso ingegneristico civile ed industriale. 

Seingim, società veneziana ma con otto sedi la più importate delle quali si trova a Milano, e che entro la fine del 2019 raggiungerà i 200 dipendenti, superando i 20 milioni di ricavi, è formata da un team di ingegneri, periti, architetti e geometri in grado di affrontare e risolvere le specificità che caratterizzano ogni singolo progetto.

“Nel corso dei prossimi decenni Seingim vuole essere sempre più un punto di riferimento per quanto concerne l’attività ingegneristica italiana ed europea - conclude Fabio Marabese, fondatore e Presidente dell’Azienda - riuscendo a declinare il lavoro di tutti i giorni in concrete azioni innovative e sostenibili, per aiutare le imprese, migliorare l’impatto ambientale e la qualità della vita delle persone”. 

 

Comunicazione al femminile

Comunicazione al femminile - ATLANTIS

L’importanza di scegliere le parole giuste

 

Ogni volta che una scrittrice viene chiamata a presentare la propria opera, di norma si prepara all’evento informandosi sui relatori, sul moderatore, sugli argomenti e sul contesto, al fine di evidenziare non solo il racconto ma tutto il lavoro di supporto svolto dall’editore. Quando vidi la bozza della locandina che illustrava l’evento propostomi dalla Sovrintendenza di Venezia in occasione delle Giornate Europee della Cultura svoltasi il 21 settembre scorso presso l’Isola di San Servolo a Venezia, ne fui onorata, sebbene il titolo molto forte mi caricasse di grande responsabilità: “Follia: le parole della cura e della reclusione”. “Fantasmi, storie di uomini e donne invisibili” (Apogeo editore) è una raccolta di storie vere che descrivono la solitudine di chi ha dovuto, per necessità o per obbligo, vivere presso una casa di riposo, di cura o in un istituto di igiene mentale. Fra questi ospiti alcuni provenivano dai manicomi, usciti dopo che l’applicazione della Legge Basaglia aveva chiuso le strutture sanitarie per malati di mente lasciandoli soli, privi di cure e dimora. Argomenti che mai avrei pensato di affrontare fino a quando, circa un anno fa, ascoltando casualmente Agnese, infermiera che lavora da oltre quarant’anni in casa di riposo, ho voluto “usare” queste storie per spingere il lettore ad una riflessione, ahimè fin troppo attuale. Si dice che dal passato si può imparare tanto; allora facciamo sì che i libri diventino memoria e ci ricordino le brutture su cui spesso perseveriamo. Se mi fossi limitata a narrare la tragicità delle storie, avrei rischiato di perdere il lettore già nell’introduzione, perché nauseato e inorridito dai racconti su cui ho cercato di informarmi, che ho dovuto studiare, visitando anche quei luoghi tanto spettrali, al fine di collocare rispettosamente i fatti e gli eventi, romanzando gli spazi di trait d’union senza infiocchettare o morbosamente appesantirne il contesto. La vera sfida, per me, era quella di dar vita ad uno scenario che fosse uno spaccato sociale ed economico che permettesse al lettore di capire le sfumature e i cambiamenti che si sono susseguiti nelle famiglie e nella società in questi ultimi anni. “Fantasmi” parla di assistenza imprigionata dalla burocrazia, di solitudine dovuta ad una vita frenetica che non lascia spazio alla costruzione di rapporti duraturi, di legami che non resistono davanti alla necessità di adeguarsi allo svolgersi di professioni impegnative e carriere massacranti. Parla di uomini e donne reclusi al tempo del regime fascista, rinchiusi perché scomodi, diversi; parla di uomini e donne abbandonati e violentati da chi avrebbe dovuto proteggerli. A fine lettura viene voglia di prendere fra le braccia Violet, Paolo, Lina e, accarezzando loro il viso, chiedere scusa per l’indifferenza che li ha uccisi. Portare alla luce fatti e azioni, dare voce a persone che non possono più farlo è una grande responsabilità che ogni scrittore o scrittrice deve sentire propria. Il racconto e le parole scelte possono fare la differenza: incalzare la rabbia o mitigare il rancore? Perorare una causa o cancellarne i sostenitori? Giudicare senza conoscere o analizzare i fatti astenendosi da giudizi affrettati? Ci vuole così poco per diffamare una persona e distruggerla; poi non basta una vita per ridarle dignità e rispetto per cui chi usa la penna per scrivere e raccontare storie vere deve conoscere bene l’etimologia delle parole e il loro più autentico significato, assumendo un ruolo quasi da interprete, né voyeur, né cronista, ma traduttore di anime e sentimenti vissuti. Quando ho riletto “Fantasmi” mi sono meravigliata del lavoro fatto perché, con molta fatica lo ammetto, avevo mantenuto la parola data ad Agnese: “Non farli morire di vergogna. Non deriderli. Non giudicare e non raccontare fino in fondo ciò che hanno patito; non è necessario denudarli un’altra volta, hanno già patito abbastanza”. 

Rileggendomi, ho ben compreso che non è la morte che ci rende Fantasmi, ma una vita non vissuta o, peggio, l’indifferenza di chi ci sta intorno.

Comunicazione tra le righe del Mondo

Comunicazione tra le righe del Mondo - ATLANTIS

Nuove generazioni e futuro

“Se vogliamo dare un futuro ai giovani dobbiamo togliere il voto agli anziani”; “la scuola, in Italia, non è più orientata alla formazione di persone, ma alla formazione di professionisti”.

Due affermazioni provocatorie che ho raccolto, in contesti molto diversi tra loro ma entrambi pubblici (uno televisivo, l’altro un evento). Due affermazioni di fronte alle quali si può reagire bollandole come proposte assurde oppure farne oggetto di riflessione.

Nella comunicazione, un’affermazione paradossale ha lo scopo di sollecitare una seria riflessione senza assurgere a proposta (da qui l’uso del paradosso).

Due sono, a mio parere, gli elementi in comune tra le due affermazioni: il rapporto generazionale e il futuro.

Non ci possono essere dubbi sul fatto che, per la prima volta dopo secoli, la prospettiva che attende le nuove generazioni appare restrittiva e non di crescita. Non è infatti in innovazione tecnologica che si misura il futuro ma, semmai, in crescita sociale che l’innovazione può determinare o provocare (anche attraverso fasi di conflitto sociale).

La rivoluzione industriale ha determinato processi di crescita economica (lavoro) e, attraverso una serie di conflitti sociali anche aspri, si è arrivati ad una società media che, da proletaria, è diventata borghese. Uno degli elementi determinanti è stata l’alfabetizzazione, seguita da istruzione e crescita culturale.

In ogni fase, lo sviluppo ha aperto lo scenario all’incremento delle risorse disponibili (parliamo sia di risorse naturali che di loro derivati).

Le politiche di interesse, più che di crescita, hanno orientato lo “sviluppo” (o presunto tale) alla massimizzazione dei profitti a breve termine.

Risultato: gran parte della popolazione è destinata a tornare ad appartenere a ceti sociali in difficoltà ma con una crescita demografica negativa. Incapacità quindi di misurarsi con il cambiamento, persino di comprenderlo.

La formazione si orienta a nuovi strumenti che, anziché divenire opportunità per meglio comprendere la storia, divengono taglio radicale con il passato.

Come ho avuto occasione di affermare in molte occasioni e, sempre, nel corso delle lezioni universitarie, voler generare il futuro senza una conoscenza approfondita del passato è come voler scrivere un libro partendo dal capitolo finale.

Se la formazione si orienta alla professione (facendolo, spesso, solo in forma teorica) e si elimina la conoscenza di secoli di storia, dell’evoluzione geopolitica, dello studio delle società nei secoli, dell’approfondimento della storia dell’arte, vengono formati lavoratori e non donne e uomini. Nel breve può risultare utile, ma non offre futuro a medio e lungo termine.

Celebriamo il nostro Rinascimento senza studiarlo, senza capirlo; senza riflettere sul fatto che, nell’epoca in cui l’italica terra, pur frammentata, ha espresso il massimo livello universale storico di sviluppo, i protagonisti tutti erano, al contempo, scienziati, artisti artigiani, politici, colti, imprenditori.

L’orientamento dell’economia alle tesi di quello che viene definito Benessere Interno Lordo parte dal fondamentale concetto di economia per la crescita sociale.

Il valore compensativo delle risorse è elemento imprescindibile per dare opportunità al futuro, dove il futuro siano solide e dignitose opportunità per i nostri figli ed i nostri nipoti.

Ignorare che i processi in atto sono distruttivi e bollare di filosofica retorica i principi della sana economia, è compiere tradimento verso le future generazioni.

Non si tratta di fare propaganda, né di destra, né di sinistra. Fare politica sì, in termini prospettici, come la politica dovrebbe fare, eliminando la retorica degli slogan e misurandosi con una programmazione di lungo periodo.

Questa responsabilità, oggi, è a carico di chi guida; quindi prevalentemente di generazioni non esattamente giovani.

La storia insegna: per quanto si cerchi di orientare al sacrificio ed all’obbedienza, sono le generazioni che affrontano i sacrifici veri quelle che imparano di più.

Oggi dobbiamo temere il silenzio dei giovani e delle generazioni future, almeno quanto le tante, troppe parole di quelle più “adulte”. 

 

Il lessico dei materiali.

Dal profumo della storia, 

il gusto per il futuro

 

La storia dell’uomo ha lasciato tracce indelebili che rappresentano l’essenza stessa degli individui contemporanei. I Beni Culturali, nelle loro varie forme, ci parlano di noi, dei nostri precursori (che, per qualche cultura, sono addirittura le nostre vite precedenti); ce ne parlano trasmettendoci una molteplicità di informazioni complesse e strutturate. 

In tutto questo, la materia è semplicemente ciò che rimane o ci trasmette un insieme di messaggi, è testimonianza o testimone?

"La materia impone la sua propria forma alla forma in quanto le materie comportano un certo destino o, se si vuole, una certa 'vocazione formale'." (H. Focillon)

Analizzando il tema proposto, partendo dalle fondamentali riflessioni proposte da Focillon e da Merleau-Ponty sul tema, rispettivamente, della materia e della percezione, andiamo ad identificare i tre elementi costitutivi del tema stesso: la MATERIA, l’ARTIGIANO (anche nella sua massima espressione di artista), il LETTORE (chi, anche in luoghi ed epoche successive, osserva l’opera attraverso la propria sensorialità).

Il contatto, la relazione, l’immersione dell’uomo nella materia è certamente un fatto culturale e rende materia, al tempo stesso, la cultura. La domanda, allora, è: è l’artigiano che dà forma all’opera materica, che le trasmette qualcosa del suo spirito, della sua anima? È la materia che disvela o rivela la propria essenza all’artigiano? È il « lettore » che osserva, ad interpretare l’opera esprimendo il proprio animo e, in tal modo, dandole forma, senso compiuto?

Come ci posizioniamo tra MI (MU) - il mistero - e MA - la materia?

Il concept, attraverso i processi tipici del Design di Sistema dà forma alla materia sia nell’atto del pensiero (prima di darle forma), sia nell’atto stesso di leggerla, quando la reinterpreta rendendone visibile l’anima. Il tutto rende al lettore l’emozione unica dell’intenso incontro con la materia plasmata.

Vero artista diviene quindi colui capace di donare una parte di sé attraverso la passione e, nel contempo, capace anche di ricevere dalla materia stessa la sua essenza. Una sorta di punto di incontro che richiede ad « entrambi » di essere, al contempo, estremamente materiali ma anche extra-corporei, immaterici, di essere espressione, anima.

Nonostante ciò, il tutto non si compie se anche il lettore non sia pronto ad aprirsi ad una nuova relazione con ciò che è presente e/o circostante; se non sia pronto a raccoglierne l’essenza (materia) e ciò che contiene (artigianalità/arte). Una predisposizione al lasciarsi emozionare; un’azione « rivolta a » comprendere osservando ma che si compie nell’atto dell’ « essere colpito », « preso », « conquistato » dalla stessa, statica, immobile, a volte secolare, materia.

Tutto ciò è vero per un quadro come per un gioiello, per un edificio come per un racconto.

Il corpo è infatti la nostra prima tecnica, ma, al tempo stesso, è il nostro primo materiale. La corporeità, con i suoi organi di senso, di elaborazione, di attuazione, è il medium di tutti i mondi possibili: genera passioni, dà origine a memorie, ad immagini. È il medium con il quale costruiamo e, costantemente, modifichiamo il mondo.

Materia - artigiano - lettore.

Molto spesso, nel corso della storia e persino con il pretesto delle culture religiose, il mondo è stato semplificato nel luogo (la materia); l’uomo, in una realtà antropocentrica anidentitaria, il padrone del luogo.

In un equilibrio di espressioni, laddove il concetto di antropocentrico non definisca un « uomo » staccato e distaccato dal luogo ma divenga uno dei punti di osservazione e, in particolare, quello che ci è proprio, ci proponiamo di considerare gli elementi come equidistanti.

L’uomo diviene quindi, in quanto portatore di una intelligenza ma anche di una coscienza, lo strumento attraverso il quale l’insieme completa ed esprime la sua stessa natura nella pienezza. È lo strumento (non l’interprete) attraverso il quale l’insieme degli elementi, ciascuno con la propria natura, si compie. L’artigianato (anche, ma non solo, nella sua massima espressione di arte) è quindi la tecnica attraverso la quale dare origine ad un linguaggio comune.

La lettura è il compimento: il carattere così individuale e personale della lettura (e, quindi, dell’interpretazione) consente a ciascuno di realizzare il messaggio compiuto, a volte pure in modo istintivo, senza nemmeno conoscerne il lessico (assenza di competenze).

Dobbiamo quindi assumere il concetto secondo il quale il lessico stesso, pur essendo un codice, non sia definitivamente codificato, bensì naturale; in parte istintivo, in parte fors’anche biologico (cioè materiale!).

Il concetto di cultura parte allora, fondamentalmente, dal tema relativo alla capacità di lasciarsi immergere, lasciarsi prendere e leggere, diventando parte del linguaggio stesso.

Se questo è, nulla della materia può anzi deve essere distrutto, cancellato: pena la perdita di una parte consistente di noi stessi, delle nostre tracce. Può invece essere trasformato essendo tutto in costante e perenne trasformazione (per ragioni storiche, sociali, culturali). Come sostiene Merleau-Ponty « Abitiamo il corpo e attraverso di esso abitiamo le cose ». Il corpo ci mette in relazione con il mondo. Ricava il suo senso dal mondo in cui si staglia e ce lo mostra. Ci installa molto lontano da « noi », nell’altro, nelle cose, nel punto in cui diventiamo gli altri e diventiamo il mondo.

Il corpo viene quindi descritto a due facce: una rivolta verso l’interno ed una rivolta verso l’esterno; il cordone ombelicale tra soggetto e mondo; il campo localizzato delle sensazioni.

Il fare percettivo mette in gioco il corpo come luogo dei sensi e dei significati, per cui scopro me stesso, scoprendo il mondo. Attraverso il corpo si istituisce l’ordine simbolico.

Non è peraltro facile definire dove termini il corpo, poiché già i sensi lo estendono oltre la pelle e, dalla notte dei tempi, la propensione dell’uomo tende a creare protesi che ne amplifichino ulteriormente l’estensione. Se poi consideriamo la mente il sesto senso, concetto acquisit per le culture orientali, l’estensione, potenzialmente, non ha confini, tantomeno materici (corporei).

Il marketing moderno parla di consumattore - concetto attraverso il quale lo spettatore diviene protagonista dello spettacolo; la comunicazione estende fortemente il suo campo di azione e di interazione attraverso la Realtà Virtuale, la progettazione immersiva, la comunicazione poli-sensoriale. 

La prossemica ci indica come la materia consenta l’equilibrio della distanza nella continuità della comunicazione. Questo va visto, però, non come semplice riempimento del vuoto, poiché incide ed influisce essa stessa sul contenuto della comunicazione, influenzandone ed a volte alterandone il significato, così come le intenzioni e gli equilibri di chi abita il messaggio stesso e lo significa.

Il luogo, influenzando i sensi e la mente, influenza le persone che lo abitano, arrivando quindi a modificare radicalmente messaggi altrimenti equivalenti (potremmo qui spingerci a parlare, quindi, di polisemia originata dalla materia).

I sensi presiedono ai segnali ed agli scambi di informazioni. Il regno dei sensi è un luogo in cui si è posseduti: dai suoni, dagli odori, dai colori, dalle forme e dal nostro corpo.

I materiali comunicano a tutti i sensi: ci danno una conoscenza pluridimensionale del mondo ed implicano una fruizione sinestesica, fatta di note olfattive, sonore, di sapori, di percezioni tattili e visive.

I sensi sono il cuore dell’identità individuale, in quanto centro generatore delle percezioni. Da tempi immemori questo comporta il tentativo di influenzare l’individuo attraverso messaggi sensoriali. Anche l’appartenenza, l’identità vengono « vendute » attraverso la proposizione di materiali coprenti, che allontanano sempre di più dalla identità individuale e dalla forma che ciascun individuo assumerebbe nella naturale interazione con la materia. Da elemento attivo determinante nella composizione di un messaggio finito e completo - simbolo di un’essenza - l’uomo diviene simulacro del proprio tempo, di un messaggio che altri « impongono » di interpretare, nel quale ciascun individuo, in relazione allo stato sociale, viene spinto ad identificarsi.

Anche oggi, nell’epoca in cui la tecnologia, attraverso composizioni e ricostruzioni virtuali della realtà originale (delle origini) cerca, in modalità multi-sensoriale, di ricondurci verso la purezza del messaggio, l’uomo diviene virtuale, portatore di un messaggio indotto, simulacro di se stesso.

Così facendo, rimpiazzando e cancellando gran parte del messaggio delle origini, l’uomo cancella gran parte del proprio contenuto originale, rendendo la propria storia un libro il cui finale è privo del racconto. In questo modo, l’uomo cancella la gran parte di se stesso, accettando inconsapevolmente di divenire simulacro di qualcosa che non è e neppure sarà. Ciò che raffigura la storia dell’uomo scompare e l’uomo, solo ed allontanato dalla fisicità multi-sensoriale della materia, diviene pura raffigurazione di se stesso, un ologramma di un sé senza storia e senza storie da raccontare, parola vuota e piatta se non anche muta.

Da Eikon (icona) si ritrova Eidolon (simulacro); il sapere scompare e se consideriamo l’etimologia latina del termine (aver sapore), la vita dell’uomo (intesa come il suo essere) diviene insapore.

Il desiderabile non è più nelle cose, ma nell’esperienza sensibile in se stessa. Contano l’estesia e la percezione euforica del proprio corpo, che diviene il materiale di una costruzione simulacrale del mondo.

La modificazione della percezione è modificazione dello stato esistenziale. Esserci diviene essere visibili nell’immagine.

Dall’ « essere scolpito nella pietra » alla « presenza sempre ed ovunque senza esserci mai » tipica dei Social Network. Il contraddittorio tra presenze fisiche è presente anche nel confronto, fisico, uomo-materia. Luogo-non-luogo, proprio perché fisico, dove si incontrano e confrontano uomini di epoche diverse con materie che le hanno attraversate, e tra loro comunicano; dove si può persino incontrare un diverso « io » (in momenti diversi del proprio percorso) con l’opportunità di confrontarvisi.

Quando le immagini diventano, invece, solo visive e prive degli altri sensi, sono autoreferenziali. Gli strumenti non sono più un’estensione del corpo ma il corpo diviene estensione degli strumenti.

I materiali connotano le civiltà; con la loro mediazione svolgono anche i rapporti sociali tra gli uomini.

Si pensi, ad esempio, all’utilizzo della pietra per le opere edilizie. L’uomo viveva in capanne di paglia e fango quando già sapeva realizzare grandi opere edilizie in pietra. Queste, però, erano riservate agli dei: opere eterne per gli eterni. Peraltro a lungo, nella storia, la costruzione in pietra, essa stessa identità materiale riferita al luogo, è stata simbolo di uno status sociale, pur se via via allargato. Anche oggi vi sono esempi emblematici di questo (si pensi alle favelas).

Lo stesso si può affermare per la scrittura: il legame tra scrittura e materiali è evidente, come appare evidente la stretta connessione tra materiali e segno grafico. Non va però dimenticato come, anche in questo caso, il materiale definisse, almeno in origine, uno status. Ad esempio, nell’antico Egitto la scrittura (complessa) attinente il sacro è espressa su pietra, oltre che su papiro, mentre la ieratica e la demotica, di uso corrente per i documenti e di grafia semplificata, viene espressa solo su papiro. Lo stesso riscontriamo nel mondo dei Greci e dei Romani, anche quando la pergamena sostituisce il papiro.

Secondo McLuhan la stampa ha desensorializzato e frammentato la comunicazione umana e ha contribuito a sviluppare e potenziare le facoltà di astrazione a scapito di quelle sensoriali. Vero è che, nel corso dei secoli, incide fortemente nella mutazione di molti assetti sociali.

Peraltro, alle origini del linguaggio, la scrittura non è traduzione della parola, ma riconoscimento della traccia e imposizione della propria impronta. Barthes e Marty dicono, con voluta paradossalità, che l’uomo sapeva « scrivere » prima di saper parlare e « leggere » prima di saper scrivere.

L’avvento stesso del testo a stampa moderna è co-fautore di uno sviluppo sociale basato sulla diffusione di informazioni, assolutamente importante. Tra le conseguenze vi è anche, però, l’inizio dell’isolamento individuale: la lettura non è più fatto sociale (comunitario, la lettura a voce alta in luoghi comuni, fatti di « contatto materico e sensoriale ») ma avvia quel processo di intimizzazione molto evidente nella società contemporanea. 

Nonostante ciò rimane e viene traslato quel « rapporto a distanza spazio-temporale » tra autore, materia e lettore che si protrae e muta, anche qui, nel tempo. Pur tuttavia non si manifesta più in un rapporto molti a molti (quale rappresentazione di molti, trasmessa sulla base polimorfica delle materie, a molti, esprimendo e raggiungendo ciascuno come singolo individuo o elemento) ma, sempre più frequentemente, in un rapporto uno ad uno.

Attualmente e non solo in campo artistico ma nel nostro vivere quotidiano, la sensibilità tradizionale al materiale « naturale » è stata rimpiazzata da una diversa sensibilità per i materiali nuovi e sintetici. Queste modificazioni interessano il mondo dei sensi e dell’esperienza come quello dell’immaginario e sono in relazione anche al diverso rapporto ergonomico tra prodotto e fruitore.

Uno dei paradossi tecnico-storici è la necessità di re-inventare il « naturale »: si progettano materiali artificiali eco-sostenibili, si realizzano fragranze sintetiche che rappresentino nuove emozioni, si stimolano nuovi gusti attraverso nuovi sapori, si generano elettronicamente nuove stimolazioni sonore e si creano mondi visivi virtuali per nulla attinenti alla realtà (né contemporanea, né storica, né, probabilmente, futura).

Gli strumenti attuali sono quindi idonei a recuperare un pieno, consapevole, immersivo e materico contatto multi-sensoriale con la nostra storia all’interno del mondo; possono altresì diventare il più subdolo e potente strumento d’oblio, enfatizzando i potenziali condizionamenti legati storicamente alla materia attraverso l’immateriale.

Antropocentrismo non quindi come dominazione e possesso indissoluto della materia, come cancellazione della storia e dell’essere stesso.

Vi si contrappone l’antropocentrismo come voler essere ed il voler stare al centro della materia, da parte dell’uomo, come parte di un linguaggio che sia compiuto e che si completi attraverso tutti i sensi (i cinque tradizionali e la mente). Eikon, non Eidolon.

L’uomo nel cuore del mondo, essenza del cuore materico del mondo, lo completa e lo anima. L’uomo capace di « lasciarsi andare », ovvero disposto a perdere qualcosa di sé per lasciare spazio dentro di sé ad una nuova parte dell’ « io individuo » immerso nel contesto materico. Ciò che perde viene ceduto, a suo volta, alla materia, salda testimone delle mutazioni nel tempo, ovvero dell’essere e dell’essere stato.

« Nello spazio stesso, e senza la presenza di un soggetto psicofisico, non c’è nessuna direzione, nessun dentro, nessun fuori.

La cosa e il mondo mi sono dati con le parti del mio corpo, non in virtù di una « geometria naturale », ma in una connessione vivente paragonabile o piuttosto identica a quella intercorrente fra le parti del mio corpo stesso » (Merleau-Ponty). 

 

 

 

Comunicazione tra le righe del Mondo

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#DigitalDiplomacy e Umanesimo: il valore strategico delle contraddizioni apparenti

 

“Il medium digitale è un medium di presenza: la sua temporalità è il presente immediato”. Byung-Chul Han sintetizza così lo stravolgimento della possibilità di gestire i tempi della comunicazione nell’epoca digitale. In ogni spazio di produzione e analisi dell’informazione, inclusa questa rivista, i paradigmi tradizionali di interpretazione del flusso informativo vengono profondamente rimessi in discussione. Ogni individuo connesso (quasi il 60% della popolazione mondiale, secondo le statistiche rilasciate dall’Internet World Stats il 30 giugno 2019) ha la possibilità di analizzare in maniera critica ogni informazione ricevuta. Può leggerla, compararla con altre fonti, scomporla e ricomporla in base a sistemi interpretativi eterogenei, contestualizzarla, risemantizzarla. Oppure, come avviene nella maggior parte dei casi, può limitarsi a commentarla, contribuendo a modificare la traiettoria intenzionale dell’emittente dell’informazione, rimodellando il contenuto percepito dal destinatario, talvolta addirittura snaturandolo. Se è vero, tuttavia, che la diplomazia nasce, anche dal punto di vista etimologico, dalla costruzione di un sistema convenzionale di riconoscibilità della legittimità formale dei diplomi (letteralmente, i documenti di comunicazione inter-istituzionale), oggi più che mai diventa fondamentale interrogarsi su quale sia l’impatto dell’irruzione del digitale nello spazio delle relazioni diplomatiche, su quali siano i livelli di legittimità della comunicazione, su quali siano i rischi dell’information warfare e del cyberterrorismo. In un sistema convenzionale, come quello diplomatico, in cui la forma è sostanza, l’immaterialità della comunicazione e la fragilità dei sistemi di digital accountability rappresentano rischi di difficile prevedibilità. 

Ad alimentare la complessità del tema contribuisce, in maniera apparentemente paradossale, un’informazione confusa sull’argomento, che tratta con imprecisione e discrezionalità degli autori le molte declinazioni della relazione tra mondo digitale e diplomazia. Se UNITAR utilizza, in maniera onnicomprensiva, il termine di Diplomacy 4.0, molto spesso ci troviamo a dover gestire, senza precisazioni o strumenti di disambiguazione, una selva di termini erroneamente considerati intercambiabili. Ecco quindi che accanto a cyberdiplomacy e digital diplomacy, emergono le strutture concettuali e strategiche di tech diplomacy e data diplomacy, a cui dobbiamo aggiungere tutte le possibili applicazioni, ancora più sfuggenti, del digitale nel settore della public diplomacy. Forse mai come ora la delimitazione degli ambiti definitori deve fondarsi sull’esperienza di applicazione, anziché sulla concettualizzazione teorica. Stiamo affrontando una trasformazione radicale dei modelli di comunicazione - inclusa la comunicazione strategica - senza i tempi fisiologici di adattamento e di individuazione delle modalità e delle procedure di gestione delle vulnerabilità di sistema indotte dalla smaterializzazione del medium. 

Nuovi sistemi formali e nuovi ecosistemi geopolitici hanno radicalmente riformulato il rapporto tra informazione e società, tra società ed economia, tra economia e potere. Da una parte il Governo danese articola un vero e proprio modello diplomatico fondato sulla tech diplomacy, dall’altra il Ministero degli Affari Esteri finlandese risponde con un programma di data diplomacy. Da una parte i Governi e gli organismi sovranazionali cercano di definire politiche capaci di arginare l’imprevedibilità del mondo digitale, dall’altra le compagnie di social media assumono le caratteristiche e la forza indiscussa di nuovi attori geopolitici. La fluidità delle categorie analitiche rappresenta un giacimento senza precedenti di potenzialità informative, e contestualmente costituisce un elemento senza eguali di instabilità nell’esercizio dell’autorità. La tecnologia corre e l’articolazione degli universi istituzionali fatica a tenere il passo. 

Al di là dei modelli e degli strumenti di innovazione digitale, prima di ogni applicazione pratica e di ogni possibile conseguenza sociale ed economica, dobbiamo trovare la forza di comprendere con precisione cosa significhi digitalizzare il pensiero. Mai come ora sono opportune le esperienze di contaminazione tra ecosistemi istituzionali e tessuto produttivo, nell’intento condiviso di creare, per ogni Paese, modelli per far convergere le strategie frammentate di diplomazia culturale, di diplomazia pubblica e di corporate diplomacy. Mai come ora è importante gestire la transizione - antropologica, prima che tecnologica - riportando l’attenzione sulle questioni essenziali. Il tema non è capire come affrontare l’accelerazione digitale, l’Intelligenza Artificiale, l’invadenza apparente dei sistemi di machine learning. Il tema è capire come educare chi ne è l’ideatore e l’artefice.

Negli ultimi mesi si è parlato in molti modi di antropocentrismo della tecnologia, di definizione di una Intelligenza Artificiale “human-centered”, di umanesimo tecnologico, senza tuttavia interrogarsi su quali fossero i valori definiti dalla filosofia umanistica, dal pensiero che, nel ‘400, tratteggiò per la prima volta il concetto di dignità umana. Da un certo punto di vista, probabilmente può essere utile, per affrontare l’inquietudine digitale, rievocare il pensiero critico pre-rinascimentale. 

Proprio a partire dal pensiero di Giovanni Pico, lo scorso 13 settembre è stato lanciato, a Modena, il Manifesto della razionalità sensibile (www.razionalitasensibile.it), in un evento rivolto al tessuto economico ed imprenditoriale italiano, con l’endorsement di UNESCO e Commissione Europea. In dialogo con studiosi e professionisti di fama internazionale, Energy Way, una giovane società modenese di data science, ha accettato la sfida e deciso di andare controcorrente, lanciando un progetto di trasformazione culturale, riportando al centro i valori del pensiero umanistico: conoscenza, libero arbitrio, responsabilità individuale, corresponsabilità sociale. Per la prima volta, a livello internazionale, una prospettiva sulla digitalizzazione della realtà è stata tratteggiata a partire dalla riscoperta del pensiero di filosofi del ‘400 e di matematici del ‘500, con il proposito di riaffermare l’umanità profonda di ogni prodotto dell’intelletto umano, inclusi gli algoritmi che sono alla base dell’Intelligenza Artificiale. 

Cinque secoli fa era normale concepire la produzione di conoscenza come un tassello necessario in una visione ampia di quella che, forse anacronisticamente, possiamo definire diplomazia culturale. Non esisteva separazione - né concettuale, né operativa - tra cultura e cultura strategica, tra pensiero complesso e pragmatismo, tra imprenditorialità e ricerca artistica. Veder rinascere, in un’impresa, la stessa ambizione e la stessa lungimiranza delle botteghe rinascimentali, lascia presagire una nuova possibilità, per il tessuto imprenditoriale, di assumere un ruolo centrale in questa fase di ridefinizione della diplomazia pubblica. In controtendenza rispetto alle mitologie della globalizzazione come processo di progressiva rimozione delle culture nazionali e locali, è importante che coloro che operano nell’ambito della rivoluzione digitale accettino la propria responsabilità come attori rilevanti anche dal punto di vista della riconfigurazione delle articolazioni della cultura strategica del proprio Paese. 

Forse un Manifesto è l’ennesima espressione di un’utopia, ma mai come ora abbiamo bisogno di sparigliare le carte e di creare nuovi schemi. Mai come ora abbiamo bisogno di ritrovare e di ricominciare a comprendere il valore dei paradossi apparenti. Mai come ora abbiamo bisogno di ricominciare a credere nell’utopia come possibilità.

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