Iran ai Mondiali? Il calcio nel campo della guerra / Iran at the World Cup? Football on the battlefield of war
Di Giacomo Visconti

Due date collegano il Mondiale di calcio del 2026 e una delle crisi geopolitiche più rilevanti degli ultimi anni. L'11 giugno inizierà la ventitreesima edizione del torneo, ospitata per la prima volta da tre paesi: Canada, Stati Uniti e Messico. Il 28 febbraio, invece, è iniziato il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran, con conseguenze globali.
La guerra ha inciso non solo su equilibri politici ed economici, ma anche sul mondo dello sport. L'Iran, qualificato ai Mondiali nel 2025, è finito al centro di polemiche sulla sua partecipazione. Dichiarazioni politiche e problemi di sicurezza hanno alimentato dubbi sulla presenza della nazionale, anche perché le partite si disputeranno negli Stati Uniti, uno dei paesi coinvolti nel conflitto .
Al momento, la FIFA non ha escluso l'Iran e ha ribadito la volontà di far partecipare tutte le nazionali, pur respingendo la richiesta di spostare le partite fuori dagli Stati Uniti .
Il caso evidenzia il rapporto sempre più stretto tra sport e geopolitica. Il calcio è uno strumento di soft power: non solo mobilita milioni di persone, ma costruisce immagine, consenso e rappresentanza internazionale.
I precedenti storici dimostrano che sport e politica sono spesso intrecciati: dai boicottaggi del passato fino alla recente esclusione della Russia dalle competizioni internazionali. Ogni decisione riflette equilibri di potere e interessi economici.
La FIFA si trova oggi davanti a una scelta complessa. Da un lato, la necessità di coerenza e neutralità; dall'altro, la pressione della realtà geopolitica. Il Mondiale del 2026 rischia così di giocarsi non solo sul campo, ma anche nel terreno instabile della politica internazionale.
Iran at the World Cup? Football on the battlefield of war
By Giacomo Visconti
Two key dates connect the 2026 FIFA World Cup with one of the most significant geopolitical crises of recent years. On June 11, the tournament will begin, hosted for the first time by three countries: Canada, the United States, and Mexico. On February 28, however, the conflict involving Israel, the United States, and Iran erupted, with global consequences.
The war has affected not only political and economic balances but also the world of sport. Iran, which qualified for the World Cup in 2025, has become the focus of controversy regarding its participation. Political statements and security concerns have raised doubts, especially since matches are scheduled to be played in the United States, one of the countries involved in the conflict .
So far, FIFA has not excluded Iran and has reaffirmed its intention to include all national teams, while rejecting the request to move Iran's matches outside the United States .
The case highlights the increasingly close relationship between sport and geopolitics. Football is a powerful soft power tool: it not only mobilizes millions of people but also shapes international image, consensus, and representation.
Historical precedents show that sport and politics are often intertwined, from past boycotts to the recent exclusion of Russia from international competitions. Each decision reflects power dynamics and economic interests.
FIFA now faces a complex choice. On one hand, the need for consistency and neutrality; on the other, the pressure of geopolitical reality. The 2026 World Cup risks being played not only on the pitch, but also on the unstable ground of international politics.
