La diplomazia dei meme nello scontro Usa-Iran / Meme Diplomacy in the U.S.–Iran Confrontation

16.04.2026

Di Enrico Ellero

La diplomazia del XXI secolo passa sempre più dai social, assumendo forme inedite come quella dei meme, una trasformazione ben descritta da Foreign Policy e resa evidente nello scontro comunicativo tra Donald Trump e l'Iran, dove alla retorica muscolare diffusa online hanno risposto contenuti ironici, provocatori e altamente virali: non solo post di ambasciate, ma veri e propri prodotti mediatici come quelli di Explosive Media, che ha realizzato video in stile animazione con figure simili a giocattoli in cui Trump viene rappresentato come confuso, impulsivo o addirittura sconfitto, mentre scenari caricaturali mostrano rovesciamenti simbolici dei rapporti di forza; altri contenuti lo ritraggono in modo grottesco mentre celebra vittorie inesistenti, oppure immaginano crisi globali trasformate in sequenze quasi comiche, con un linguaggio visivo pensato per attirare pubblico occidentale attraverso riferimenti alla cultura pop e all'estetica dei social; parallelamente anche la Casa Bianca ha adottato una comunicazione simile, mescolando immagini di operazioni militari a scene cinematografiche spettacolari, contribuendo a trasformare il confronto militare in un vero e proprio campo di battaglia digitale; in questo contesto, la propaganda si adatta all'ecosistema degli algoritmi, puntando su contenuti semplici, emotivi e facilmente condivisibili, capaci di generare milioni di visualizzazioni e influenzare la percezione degli eventi; tuttavia, questa evoluzione apre rischi profondi, perché la semplificazione ironica finisce per banalizzare crisi reali e ridurre lo spazio per una comunicazione istituzionale credibile, ma soprattutto perché questo stesso linguaggio può essere sfruttato dai nemici dell'Occidente per fare presa sull'opinione pubblica occidentale, utilizzando codici familiari per rendere più persuasive e penetranti le proprie narrazioni; la diplomazia dei meme appare così come uno strumento potente ma ambiguo, capace da un lato di aumentare la visibilità e dall'altro di esporre le democrazie a nuove forme di influenza e manipolazione, in cui la viralità rischia di sostituire la lucidità.

Meme Diplomacy in the U.S.–Iran Confrontation

By Enrico Ellero

Twenty-first century diplomacy is increasingly conducted through social media, taking on new and unconventional forms such as memes. This transformation—well described by Foreign Policy—has become evident in the communication

clash between Donald Trump and Iran. In response to the muscular rhetoric spread online, ironic, provocative, and highly viral content has emerged: not just posts from embassies, but fully developed media products such as those created by Explosive Media.

These productions include animated videos featuring toy-like figures, in which Trump is portrayed as confused, impulsive, or even defeated, while caricatured scenarios depict symbolic reversals of power dynamics. Other content presents him in grotesque ways, celebrating nonexistent victories or imagining global crises as almost comedic sequences, using a visual language designed to attract Western audiences through references to pop culture and social media aesthetics.

At the same time, the White House has adopted a similar communication style, blending images of military operations with cinematic, spectacular scenes, contributing to the transformation of military confrontation into a genuine digital battlefield. In this context, propaganda adapts to the logic of algorithms, focusing on simple, emotional, and easily shareable content capable of generating millions of views and shaping public perception.

However, this evolution carries significant risks. The use of irony and simplification tends to trivialize real crises and reduces the space for credible institutional communication. More importantly, this same language can be exploited by adversaries of the West to influence Western public opinion, using familiar codes to make their narratives more persuasive and penetrating.

Meme diplomacy thus emerges as a powerful yet ambiguous tool—capable, on the one hand, of increasing visibility, and on the other, of exposing democracies to new forms of influence and manipulation, where virality risks replacing clarity.

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