La geopolitica globale passa per i choke points/ Global Geopolitics Runs Through Choke Points

Una delle crisi più rilevanti della storia recente – quella che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti – ha riportato al centro dell'attenzione un nodo decisivo per gli equilibri dell'economia mondiale: i cosiddetti choke points.
Si tratta di passaggi marittimi strategici, veri e propri "colli di bottiglia" attraverso cui transita una quota significativa del commercio globale. Il loro controllo rappresenta una leva geopolitica cruciale, capace di incidere direttamente su prezzi, approvvigionamenti e stabilità internazionale.
Tra questi, lo Stretto di Hormuz è oggi il più osservato: collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e vede transitare circa un quinto del petrolio mondiale. Le tensioni nell'area dimostrano quanto la sua eventuale chiusura possa avere effetti immediati sui mercati energetici.
Ma Hormuz non è un caso isolato. Il Canale di Suez, già al centro della crisi del 1956, unisce Mediterraneo e Mar Rosso, mentre lo stretto di Bab el-Mandeb collega quest'ultimo all'Oceano Indiano, formando un sistema interdipendente.
Nel Mediterraneo, lo Stretto di Gibilterra rappresenta la porta verso l'Atlantico, mentre Dardanelli e Bosforo collegano il Mar Nero al Mediterraneo, segnando un confine strategico tra Europa e Asia. In Estremo Oriente, lo Stretto di Malacca è uno snodo essenziale per il commercio globale, mentre il Canale di Panama consente il collegamento tra Atlantico e Pacifico.
La gestione di questi passaggi non è dunque una questione tecnica, ma politica. Come dimostrano le crisi in corso, il controllo dei choke points resta uno degli strumenti più potenti della competizione internazionale contemporanea.
Giacomo Visconti
Global Geopolitics Runs Through Choke Points
One of the most significant crises of recent times—namely the conflict involving Iran, Israel, and the United States—has brought renewed attention to a crucial factor in the balance of the global economy: so-called choke points.
These are strategic maritime passages, true "bottlenecks" through which a substantial share of global trade flows. Control over them represents a key geopolitical lever, capable of directly influencing prices, supply chains, and international stability.
Among them, the Strait of Hormuz is currently the most closely watched. It connects the Persian Gulf to the Gulf of Oman and carries roughly one-fifth of the world's oil supply. Ongoing tensions in the region highlight how any disruption could have immediate consequences for energy markets.
Yet Hormuz is not an isolated case. The Suez Canal—famously at the center of the 1956 crisis—links the Mediterranean to the Red Sea, while the Bab el-Mandeb Strait connects the latter to the Indian Ocean, forming an interdependent system.
In the Mediterranean, the Strait of Gibraltar serves as the gateway to the Atlantic, while the Dardanelles and the Bosphorus connect the Black Sea to the Mediterranean, marking a strategic boundary between Europe and Asia. In East Asia, the Strait of Malacca is a vital artery of global trade, while the Panama Canal enables passage between the Atlantic and Pacific Oceans.
The management of these routes is therefore not merely technical, but deeply political. As current crises demonstrate, control over choke points remains one of the most powerful tools in contemporary international competition.
Giacomo Visconti
