La nuova legge sulla pena di morte in Israele / Israel's New Death Penalty Law

di Enrico Ellero
La Knesset ha approvato una legge che introduce la pena di morte per i terroristi responsabili di omicidi, sostenuta dal governo guidato da Benjamin Netanyahu e promossa dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Il provvedimento stabilisce che, nella maggior parte dei casi, sia il giudice a scegliere tra pena capitale ed ergastolo, mentre per i terroristi provenienti dalla Cisgiordania la condanna a morte resta quasi automatica, salvo appello, e le esecuzioni dovrebbero avvenire per impiccagione entro 90 giorni dalla sentenza.
Si tratta di una svolta storica, considerando che Israele non applica la pena di morte dal 1962, e i sostenitori della legge ritengono che essa possa rafforzare la deterrenza e garantire giustizia alle vittime, oltre a incidere su un altro tema centrale come quello degli scambi di prigionieri. In passato, infatti, tali accordi hanno portato alla liberazione di detenuti condannati anche all'ergastolo per terrorismo, come nel caso di Yahya Sinwar, e secondo i favorevoli rendere questi soggetti non più "scambiabili" ridurrebbe l'incentivo al rapimento di civili o militari israeliani.
Restano tuttavia forti dubbi sull'efficacia reale della misura: molti osservatori sottolineano che la pena di morte difficilmente può fungere da deterrente nei confronti di terroristi motivati da un'ideologia che esalta il martirio, e che anzi potrebbe rafforzarne la propaganda. L'opposizione politica, rappresentata tra gli altri da Yair Lapid e Benny Gantz, ha criticato il provvedimento ritenendolo inefficace e strumentale, mentre organizzazioni per i diritti umani e diversi Paesi europei hanno espresso preoccupazione per le implicazioni etiche, giuridiche e per il possibile carattere discriminatorio della norma nei confronti dei palestinesi.
Israel's New Death Penalty Law
by Enrico Ellero
The Knesset has approved a law introducing the death penalty for terrorists responsible for murder, backed by the government led by Benjamin Netanyahu and promoted by National Security Minister Itamar Ben-Gvir. The measure provides that, in most cases, the judge will choose between capital punishment and life imprisonment, while for terrorists from the West Bank the death sentence remains almost automatic—subject to appeal—and executions are to be carried out by hanging within 90 days of the ruling.
This represents a historic shift, considering that Israel has not applied the death penalty since 1962. Supporters of the law argue that it could strengthen deterrence and deliver justice to victims, while also affecting another key issue: prisoner exchanges. In the past, such agreements have led to the release of detainees sentenced even to life imprisonment for terrorism, as in the case of Yahya Sinwar. According to proponents, making these individuals no longer "exchangeable" would reduce the incentive to kidnap Israeli civilians or soldiers.
However, serious doubts remain about the actual effectiveness of the measure. Many observers point out that the death penalty is unlikely to act as a deterrent against terrorists driven by ideologies that glorify martyrdom, and may instead reinforce their propaganda. The political opposition, represented among others by Yair Lapid and Benny Gantz, has criticized the measure as ineffective and instrumental, while human rights organizations and several European countries have expressed concern over its ethical and legal implications, as well as its potentially discriminatory impact on Palestinians.
