Le guerre dei droni, tra Ucraina e Golfo / Drone Warfare Between Ukraine and the Gulf

La guerra dei droni, iniziata in Ucraina, ora ha ripercussioni dirette anche sul Medio Oriente: i velivoli senza pilota iraniani, come gli Shahed 136 e modelli simili, sono stati utilizzati in massa da Teheran per attacchi contro paesi del Golfo e obiettivi regionali dopo le recenti tensioni con Stati Uniti e Israele, mostrando la loro capacità di colpire a lunga distanza e in gran numero.
L'esperienza accumulata negli ultimi quattro anni dall'Ucraina, dove questi droni rappresentano ancora oggi una delle principali minacce alle infrastrutture civili e militari, è diventata un punto di riferimento per gli alleati occidentali. Secondo alcuni leader europei, tecniche di difesa sviluppate in Ucraina, che combinano intercettori, guerra elettronica e sistemi multilivello, potrebbero aiutare a proteggere anche i paesi del Golfo dagli attacchi aerei non convenzionali.
Il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer ha manifestato l'intenzione di coinvolgere specialisti ucraini insieme ai propri tecnici per migliorare l'efficacia delle contromisure contro i droni iraniani nel Golfo Persico. Tuttavia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha precisato che finora non è stata ricevuta una richiesta formale per questo tipo di cooperazione ma ha ribadito la disponibilità a condividere know-how su difesa aerea avanzata.
Alcuni analisti sottolineano che la diffusione di droni kamikaze a basso costo cambia radicalmente le strategie difensive: intercettare centinaia di piccoli UAV richiede risposte più flessibili ed economiche rispetto ai tradizionali sistemi anti-missile. La sfida attuale è sviluppare difese multilivello capaci di affrontare sciami di droni che, come mostrato in Ucraina e ora nel Golfo, possono sopraffare le difese convenzionali.
Enrico Ellero
Drone Warfare Between Ukraine and the Gulf
The war of drones, which began in Ukraine, is now having direct repercussions in the Middle East: Iranian unmanned aerial vehicles, such as the Shahed 136 and similar models, have been used extensively by Tehran in attacks against Gulf countries and regional targets following recent tensions with the United States and Israel, demonstrating their ability to strike at long range and in large numbers.
The experience gained over the past four years in Ukraine, where these drones still represent one of the main threats to both civilian and military infrastructure, has become a reference point for Western allies. According to some European leaders, defense techniques developed in Ukraine—combining interceptors, electronic warfare, and multi-layered systems—could also help protect Gulf countries from unconventional aerial attacks.
UK Prime Minister Keir Starmer has expressed his intention to involve Ukrainian specialists alongside British technicians to improve the effectiveness of countermeasures against Iranian drones in the Persian Gulf. However, Ukrainian President Volodymyr Zelensky clarified that no formal request for such cooperation has yet been received, while reaffirming Ukraine's willingness to share its know-how in advanced air defense.
Some analysts emphasize that the proliferation of low-cost kamikaze drones is radically changing defensive strategies: intercepting hundreds of small UAVs requires more flexible and cost-effective responses than traditional missile defense systems. The current challenge is to develop multi-layered defenses capable of countering drone swarms which, as seen in Ukraine and now in the Gulf, can overwhelm conventional defenses.
Enrico Ellero
