Il debito comune europeo per l’Ucraina / European Common Debt for Ukraine

12.01.2026
Palazzo Berlaymont - Sede della Commissione europea
Palazzo Berlaymont - Sede della Commissione europea

Il ricorso al debito comune europeo per finanziare l'Ucraina nasce da un fallimento politico prima ancora che finanziario. Al vertice di Bruxelles, i leader Ue non sono riusciti a trovare un accordo sul prestito all'Ucraina garantito dagli asset russi congelati, arenato di fronte all'opposizione di paesi come Italia, Belgio, Ungheria e Repubblica Ceca.

Di fronte allo stallo, l'Unione ha scelto una via alternativa: l'emissione di 90 miliardi di euro di debito comune per sostenere Kiev nel 2026 e 2027, facendo leva sul bilancio europeo e sull'accesso ai mercati finanziari. Una decisione presentata dalla Commissione e da diversi leader come l'unico modo rapido per garantire continuità al sostegno ucraino in una fase critica del conflitto.

La soluzione non è però condivisa da tutti. Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno ottenuto un'esenzione attraverso un meccanismo di cooperazione rafforzata, rifiutando ogni responsabilità finanziaria sul prestito. Viktor Orbán ha definito l'operazione "denaro perso", sostenendo che l'Ucraina non sarà mai in grado di rimborsare il debito.

Il piano sulle riparazioni, fortemente sostenuto dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, esce indebolito. Il principio politico di "far pagare la Russia" resta sulla carta, mentre saranno gli Stati membri a farsi carico degli interessi del nuovo debito.

Nonostante le divisioni, Bruxelles rivendica il risultato: l'Ucraina avrà le risorse necessarie. Ma il prezzo è un'Europa più frammentata e un nuovo precedente di debito comune che peserà sul futuro assetto del bilancio Ue.


Enrico Ellero

European Common Debt for Ukraine 

The recourse to European common debt to finance Ukraine stems from a political failure even before a financial one. At the Brussels summit, EU leaders failed to reach an agreement on a loan to Ukraine backed by frozen Russian assets, which stalled in the face of opposition from countries such as Italy, Belgium, Hungary, and the Czech Republic.

Faced with the deadlock, the Union chose an alternative route: the issuance of €90 billion in common debt to support Kyiv in 2026 and 2027, leveraging the EU budget and access to financial markets. This decision was presented by the Commission and several leaders as the only rapid way to ensure continuity of support for Ukraine at a critical phase of the conflict.

However, the solution is not shared by all. Hungary, the Czech Republic, and Slovakia secured an exemption through a mechanism of enhanced cooperation, refusing any financial responsibility for the loan. Viktor Orbán described the operation as "money thrown away," arguing that Ukraine will never be able to repay the debt.

The reparations plan, strongly supported by German Chancellor Friedrich Merz and Commission President Ursula von der Leyen, emerges weakened. The political principle of "making Russia pay" remains on paper, while it will be the Member States that bear the interest costs of the new debt.

Despite the divisions, Brussels claims the result: Ukraine will have the necessary resources. But the price is a more fragmented Europe and a new precedent of common debt that will weigh on the future structure of the EU budget.

Enrico Ellero